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Maria Maddalena senza volto: all’asta un’opera unica di Artemisia Gentileschi al Dorotheum

Alla prima occhiata, il volto di Maria Maddalena manca. Scomparso, come cancellato da un gesto misterioso. È un quadro di Artemisia Gentileschi, artista barocca celebre, eppure questa figura tanto amata appare senza testa né spalle. L’opera, appena emersa da un lungo oblio, porta con sé tracce di interventi, modifiche che raccontano più di una semplice immagine. Tra i corridoi affollati del mercato dell’arte viennese, quel dipinto parla di tempo che si sovrappone, di storie nascoste dietro ogni pennellata, di enigmi che aspettano ancora una risposta.

Maria Maddalena senza volto: un enigma tra storia e conservazione

Il dipinto risale agli anni del primo soggiorno fiorentino di Artemisia, tra il 1615 e il 1618. È considerato una versione autografa di un’opera importante conservata a Palazzo Pitti. La particolarità è l’assenza della parte superiore, una mutilazione che non è mai stata documentata. Chi ha deciso di tagliare via il volto della Santa? E quando è successo? La casa d’aste viennese Dorotheum ipotizza che il danno possa risalire ai disordini di Berlino nel dopoguerra, ma non c’è certezza.

Scoperto nel 2011 in una collezione tedesca, il quadro arriva ora sul mercato con una stima tra 100.000 e 150.000 euro. Nonostante manchi il volto, le analisi tecniche e il confronto con il modello fiorentino hanno rafforzato l’attribuzione ad Artemisia Gentileschi. Questa opera mette in luce quanto la conservazione dei dipinti antichi sia spesso segnata da vicende drammatiche, che parlano tanto al mercato quanto alla storia.

Esperti sul pezzo e il valore storico di un’opera mutilata

L’attribuzione ad Artemisia è confermata da studiosi del settore come Roberto Contini e Riccardo Lattuada, che hanno seguito le tracce del dipinto inserendolo in contesti espositivi e cronologici coerenti con il periodo fiorentino della pittrice. Quegli anni per Artemisia furono segnati da eventi personali difficili, ma anche da una fervida attività artistica che la consacrò come una delle voci femminili più importanti del Barocco.

Anche se incompleta, questa versione di Maria Maddalena conserva una forza espressiva che va oltre l’estetica. La rimozione del volto, fulcro emotivo del dipinto, crea un effetto paradossale: una nuova drammaticità e un’interpretazione più attuale, come sottolinea lo specialista Marc MacDowell. Questo cambiamento nella percezione dell’opera ne conferma il valore non solo come immagine, ma come testimonianza di storie umane e collezionistiche.

Tra le altre opere in catalogo: storie di provenienze complesse

La Maria Maddalena non è l’unica opera con un passato complicato nel catalogo Old Masters di Dorotheum. Spicca per esempio la Santa Francesca Romana di Giuseppe Maria Crespi, dipinta su rame nel 1735 per un committente fiorentino. Faceva parte di una coppia, di cui uno dei due dipinti è ora al J. Paul Getty Museum, rendendo ancora più preziosa la testimonianza rimasta.

Nel catalogo ci sono anche due scene bibliche di Franz Sigrist, “Abramo e i tre angeli” e “Lot e le sue figlie”, legate a una storia di confisca nazista e successiva restituzione agli eredi della famiglia Lion. Una vicenda che dura da quasi un secolo, fatta di perdite forzate e recuperi recenti, che dimostra come ogni quadro porti con sé un carico umano e storico oltre che artistico. Un altro esempio è “Ercole che doma il toro cretese” di Antiveduto Gramatica, un’opera di provenienza nobile, appartenuta alla collezione del cardinale Scipione Borghese fin dal Seicento.

La Classic Week di Vienna: tra XIX e XX secolo, il fascino delle vedute e scene di vita

L’asta proseguirà il 29 aprile 2026 con una selezione dedicata a opere del XIX e inizio XX secolo. Spiccano vedute e scene del Grand Tour europeo, con particolare attenzione a Venezia. Tra le più quotate figurano due dipinti di Eugen von Blaas, “The Christening” e “Venetian Song”, con stime tra 160.000 e 200.000 euro. Aggiungono valore “At the Well in the Courtyard of the Doge’s Palace” di Friedrich Christian Nerly, stimato tra 50.000 e 70.000 euro.

Il catalogo include anche lavori di Rudolf von Alt, Karl Russ, Friedrich von Amerling e Ferdinand Georg Waldmüller, quest’ultimo presente con “The Sewing Mother with Children ” del 1854. Queste aste confermano l’interesse per opere che raccontano la vita quotidiana e i suoi aspetti sociali in epoche diverse, in un panorama che richiede conoscenze specifiche per interpretare con rigore valori e storie.

Le proposte di Dorotheum nei prossimi giorni offrono una selezione di opere capaci di evocare atmosfere intense. La Maria Maddalena mutilata di Artemisia Gentileschi, nella sua assenza, resta un esempio potente di come l’arte antica continui a raccontare storie umane e artistiche che non smettono di parlare al presente.

Redazione

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