Sono 204 storici dell’arte a guardare con crescente preoccupazione al loro futuro. Hanno superato un concorso pubblico, investito tempo, energie e speranze, e ora rischiano di restare senza un posto stabile al Ministero della Cultura. Il nodo è la scadenza della graduatoria del concorso MiC 518, per il profilo di Funzionario Storico dell’Arte, fissata al 30 maggio 2026. Una decisione che il Comitato Idonei Storici dell’Arte definisce senza precedenti e profondamente ingiusta.
Il CISDA ha scritto al Ministero della Cultura per denunciare la decisione di non prorogare la graduatoria del concorso MiC 518. Si tratta dell’unica graduatoria ancora aperta tra quelle del medesimo concorso, e riguarda professionisti che hanno superato una selezione severa e aspettano da anni un impiego pubblico stabile. Farla decadere ora significherebbe un’ingiustizia amministrativa grave e una chiara discriminazione verso un’intera categoria, già penalizzata dal blocco del turn over e da una sottovalutazione costante. Il ruolo degli storici dell’arte, centrale per le attività ministeriali, non è stato riconosciuto come meriterebbe.
Il Ministero della Cultura da tempo soffre la carenza di personale: mancano oltre 6.300 unità rispetto agli organici previsti, di cui 1.800 funzionari tecnici. Per questo è difficile capire perché si voglia chiudere una graduatoria che potrebbe coprire almeno in parte queste lacune, senza costi aggiuntivi per un nuovo concorso. Eliminare questa risorsa significa sprecare un patrimonio prezioso, con conseguenze negative per i servizi e i progetti culturali.
Il CISDA sottolinea anche la disparità di trattamento rispetto ad altri profili usciti dallo stesso concorso MiC 518. Le altre graduatorie sono già esaurite, mentre quella degli storici dell’arte è l’unica ancora aperta. Farla decadere prima del previsto sarebbe un’eccezione che rompe con le consuetudini del Ministero.
Nel frattempo il MiC ha avviato un nuovo concorso per 577 posti nell’Area Funzionari e un bando di mobilità per 120 unità, segno evidente della necessità urgente di personale qualificato. Eppure, paradossalmente, questa esigenza rischia di scontrarsi con la decisione di non rinnovare la vecchia graduatoria. Cancellare un elenco di professionisti già selezionati significa perdere sia in termini economici sia di opportunità, visto che il Ministero potrebbe attingere a questa risorsa a costo zero.
La protesta del CISDA ha trovato appoggio nell’associazione Mi Riconosci?, che da tempo tutela i diritti dei lavoratori della cultura. Attivisti e attiviste ricordano che mai prima d’ora il Ministero ha permesso il decadimento di una graduatoria con centinaia di idonei. Questa decisione crea un precedente preoccupante, che mette a rischio le regole fondamentali della selezione pubblica e scoraggia i futuri candidati.
Da anni il Ministero della Cultura soffre per la mancanza di personale, tra pensionamenti e assenza di ricambio generazionale. Tagliare ora una graduatoria che dovrebbe garantire proprio questo ricambio è una scelta che va contro le esigenze reali dell’amministrazione.
Per questo il CISDA ha organizzato un presidio il 28 aprile, dalle 12 alle 14.30, davanti alla sede romana del Ministero della Cultura, in via Collegio Romano 27. L’obiettivo è far sentire la voce dei 204 professionisti in attesa di un lavoro e chiedere al Ministero di rivedere la decisione, prorogando la graduatoria e tutelando così i diritti di chi ha superato una selezione difficile ma oggi rischia di restare a casa.
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