Il Principato di Monaco si prepara a vivere un risveglio culturale senza precedenti: dal 29 aprile al 1 maggio 2026, Art Monte-Carlo festeggerà la sua decima edizione con una novità importante. Non si tratta soltanto dello spostamento dalla calda estate alla fresca primavera, ma di un vero cambio di passo. Per la prima volta, l’evento si propone come un’esperienza più coinvolgente, capace di mettere in dialogo diretto artisti, gallerie e pubblico. Il Grimaldi Forum, da sempre cuore pulsante della manifestazione, ospiterà 26 gallerie provenienti da tutto il mondo, mentre la città si animerà grazie alla Monaco Art Week, che dal 27 aprile porta mostre, incontri e talk in ogni angolo. L’arte, insomma, non sarà più solo da ammirare: diventerà un’esperienza sensoriale, grazie a un progetto curatoriale che promette di trasformare la fiera in qualcosa di unico.
Per festeggiare il suo decimo compleanno, Art Monte-Carlo abbandona l’estate per spostarsi a fine aprile. Un cambio che apre la strada a un calendario più ricco e partecipato, con più giorni dedicati a eventi e attività. La primavera promette maggiore affluenza, con pubblico e operatori più disponibili. E la fiera si integra con la Monaco Art Week, che trasforma la città in un grande palcoscenico culturale con mostre, conferenze e incontri specialistici.
Sul fronte espositori, la selezione punta su un mix equilibrato tra conferme e nuovi arrivi. Sono 26 le gallerie internazionali, con debutti importanti come la italiana Secci, la parigina Mitterrand e altre da Stoccolma, Losanna, Lugano, Busan e Strasburgo. Non mancano i nomi locali, come Hartford Fine Art – Lampronti Gallery e M.F. Toninelli Art Moderne, che confermano il legame stretto con il territorio. Tra i big riconfermati, spiccano Almine Rech, Cortesi, Galleria Continua e altre realtà di rilievo globale.
Il programma non si limita alle esposizioni. Previsti numerosi incontri con figure di spicco del settore, come il fotografo Juergen Teller e Simon de Pury, celebre banditore d’asta e consulente. La partecipazione di collezionisti come Batia Ofer sottolinea il crescente interesse verso un networking di alto livello. Da notare anche la nuova direzione: Art Monte-Carlo passa sotto Informa Prestige, la divisione lusso di Informa, potenziando così le capacità di mercato e comunicazione.
Una delle novità più intriganti di questa edizione è la sezione curata, con al centro la mostra collettiva “Earthly Delights”, ideata dall’architetto e curatore Stefano Rabolli Pansera. Il fulcro è un bar vero e proprio, che diventa allo stesso tempo spazio fisico e narrativo, ispirato agli scritti di Luis Buñuel. Per il regista, il bar era un luogo di contemplazione solitaria dove la mente si perde e si rigenera.
Le opere in mostra esplorano temi come l’intimità, l’introspezione e la percezione, valorizzando gesti semplici come l’osservare o l’attendere. Tra gli artisti presenti, nomi come Alvaro Barrington, Francis Alÿs, Leonora Carrington, Marcel Dzama, Hans Josephsohn, Martin Kippenberger ed Ed Ruscha. Qui, la quotidianità diventa linguaggio artistico, lontano dallo spettacolo e vicino a una fruizione più intensa e meditativa.
Il bar si trasforma in una metafora: non è un invito all’edonismo, ma un richiamo al piacere disciplinato, all’attenzione per i dettagli. Il rituale del conversare e sorseggiare un drink diventa un momento di raffinamento estetico e intellettuale. Entrare in “Earthly Delights” significa rallentare, aprirsi all’arte con cura e sensibilità, ben lontani dalla frenesia e dalla pressione commerciale che spesso dominano le fiere.
Intervistato, Stefano Rabolli Pansera ha spiegato che il suo approccio curatoriale non cambia, nemmeno in un contesto fieristico. Il punto di partenza resta un tema forte: il bar come spazio di immaginazione e introspezione. La mostra si costruisce intorno a questo ambiente, intrecciando piacere e creazione artistica attraverso piccoli gesti e rituali quotidiani messi in scena dagli artisti.
Per la selezione delle opere, Rabolli Pansera ha scelto un metodo dialogico, coinvolgendo le gallerie a proporre lavori legati al tema, invece di scegliere personalmente ogni pezzo. Questo approccio crea una narrazione collettiva, dove nessun elemento domina, ma tutti concorrono a un racconto armonico. Così la fiera si conferma non solo come mercato, ma come spazio vitale per la cultura.
Sul rapporto tra pratica curatoriale e mercato, il curatore sottolinea che non sono mondi contrapposti, ma possono alimentare una tensione creativa positiva. La presenza di un curatore in un ambiente dove l’economia è centrale amplia il senso dell’opera d’arte, trasformandola da semplice merce a parte di un’esperienza più ampia e significativa. La fiera diventa così un laboratorio dove arte e commercio si intrecciano senza annullarsi.
Infine, Rabolli Pansera spera che pubblico e collezionisti vadano oltre la semplice visita e diventino protagonisti di un’esperienza condivisa. Il rituale del martini, che fa parte dell’installazione, vuole stimolare una sensibilità nuova, fatta di attenzione, tempo dilatato e partecipazione intellettuale. Si sposta così la relazione con l’arte da una transazione a un dialogo vivo e duraturo.
La decima edizione di Art Monte-Carlo si prepara dunque a offrire non solo un mercato di qualità per opere nuove e consolidate, ma anche uno spazio culturale dove i gesti di ogni giorno si caricano di significato e il valore dell’arte si misura nella qualità dell’esperienza. Un segnale importante per il futuro delle fiere dedicate al contemporaneo e per il pubblico internazionale che le segue.
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