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Domitilla Dardi smonta i pregiudizi di genere nell’arte nel suo nuovo libro Cucire Universi

Le arti minori? Un mito da sfatare. Domitilla Dardi non usa mezzi termini. Per decenni, donne e uomini sono stati abituati a dividere le arti in categorie: quelle di serie A, altolocate e prestigiose, e quelle di serie B, considerate secondarie o addirittura marginali. Ma la realtà è ben diversa. Prendiamo per esempio la tessitura o la cucina: per anni relegate a ruoli femminili, chiuse nelle stanze delle accademie come mestieri “meno nobili”. Eppure, proprio da questi campi – ritenuti minori – sono nate intuizioni e tecnologie che ancora oggi rivoluzionano il modo in cui viviamo e lavoriamo. Domitilla Dardi lo racconta con rigore e passione, smontando pregiudizi e riscrivendo la storia delle arti con uno sguardo nuovo, capace di svelare mondi insospettati.

Arti “femminili” che hanno fatto la storia dell’innovazione

Cucito, lavoro al telaio, ceramica, maglieria e persino cucina sono spesso viste come attività non professionali o marginali nel mondo dell’arte e del design. Eppure, in molte epoche e culture, queste pratiche hanno risposto a bisogni fondamentali, dando vita a soluzioni ingegnose e vere innovazioni. Dal Medioevo fino a contesti orientali, queste abilità sono state la base per strumenti e idee che hanno profondamente influenzato la tradizione occidentale.

Domitilla Dardi racconta storie di persone reali che hanno saputo superare barriere culturali, dimostrando che il talento non è mai stato limitato dall’oggetto dell’arte, ma dalle convenzioni sociali. Un esempio? Emily Dickinson, nel XIX secolo, che ha espresso la sua creatività nella letteratura, mentre la passione per la botanica le veniva negata solo perché donna. Il suo erbario, nato grazie all’incoraggiamento di una docente, mostra come un interesse escluso dall’accademia ufficiale abbia trovato vie alternative di espressione, valide quanto quelle degli studiosi maschi.

Dardi invita a rompere il dualismo tra arti “alte” e “basse” e a cancellare un pregiudizio secolare che ha relegato molte tecniche a ruoli decorativi o domestici. Nel mondo della scienza e della tecnologia, questo cambio di prospettiva apre la strada a nuove applicazioni e sperimentazioni, valorizzando saperi tradizionali uniti alle conoscenze moderne.

Quando il design riscopre le arti “minori”

Studiare la storia delle arti meno celebrate, quelle cosiddette “minori”, significa mettere in discussione una gerarchia che ancora oggi pesa su discipline come il design, l’artigianato tessile o le arti domestiche. Dardi spiega che per molto tempo la storia del design si è concentrata sugli oggetti meccanici, ignorando il valore culturale e tecnologico delle pratiche manuali e meno industriali. La sua esperienza accademica mostra come ideologie radicate abbiano confinato molte di queste forme d’arte ai margini.

L’incontro con i maestri Radicali – pensiamo a Ettore Sottsass e Bruno Munari – ha aperto nuovi orizzonti, liberando la ricerca da schemi rigidi. Questi grandi nomi hanno proposto un design che non si basa solo sulla funzionalità meccanica, ma anche sui significati culturali e sociali, ampliando così il concetto stesso di arte e design.

In più, l’ascolto degli antropologi e degli studiosi contemporanei avrebbe potuto già allora offrire strumenti più aperti per capire le dinamiche culturali dietro le arti meno celebrate. Purtroppo, per troppo tempo l’educazione visiva si è limitata a catalogare oggetti senza chiedersi perché certe forme o tecniche venissero usate. Dardi sostiene che un approccio più inclusivo può restituire a queste pratiche il loro valore come espressioni culturali complesse e ricche di significati.

Arte, genere e cultura: il doppio peso delle discriminazioni

L’idea che alcune arti siano “minori” o “femminili” nasce da una costruzione ideologica ben precisa, radicata nella cultura accademica e sociale. Il sistema ha sempre diviso le arti “alte” da quelle domestiche o artigianali, associando queste ultime a ruoli secondari e femminili. Dardi sottolinea come questa doppia discriminazione – di genere e disciplinare – abbia messo nell’ombra intere tradizioni di sapere.

Ricamo, ceramica, cucito e cucina racchiudono invece capacità progettuali complesse, con un impatto reale sulla vita quotidiana e sulla ricerca tecnologica. Ribaltare questo pregiudizio, riconoscendo queste attività come veri mezzi di progettazione, significa non solo riscrivere una storia distorta e patriarcale, ma aprire anche nuove strade creative e produttive.

Il libro ci invita a lasciare da parte l’idea che solo pittura e scultura siano arti “nobili” e a considerare tutte le forme d’espressione come parte viva del nostro patrimonio culturale. Non esistono arti maggiori o minori, né maschili o femminili: ci sono solo modi diversi di creare e trasmettere conoscenza.

Dalle tradizioni al futuro: esempi concreti di innovazione

Le tecniche etichettate come “femminili” dimostrano oggi un impatto reale sulle tecnologie e sulla cultura contemporanea. La maglieria, per esempio, non è solo una pratica tradizionale, ma si presta a sperimentazioni in campi come la bioingegneria tessile e l’ingegneria dei materiali. Il lavoro al telaio, lungi dall’essere un’attività superata, ha dato vita a strumenti che hanno influenzato le tecnologie digitali e la produzione industriale.

Anche la cucina, spesso vista come un ambito domestico e limitato, nasconde una complessa miscela di scienza, tecnica e creatività. Le ricette e i metodi codificati nel tempo racchiudono conoscenze sistematiche utili in settori come la chimica degli alimenti e la nutrizione scientifica. Dardi mostra come ogni tecnica tradizionale abbia una profondità che supera i confini di genere e accademia.

Attraverso l’analisi di testimonianze, oggetti e manuali storici, il libro spinge a ripensare le categorie e le etichette che per secoli hanno segnato il valore delle arti e dei saperi. Solo abbandonando pregiudizi e barriere potremo finalmente riconoscere il peso reale delle arti “minori” nella costruzione della cultura e nell’innovazione.

Oggi più che mai, il valore di queste pratiche emerge con forza, perché l’incontro tra saperi tradizionali e tecnologie avanzate apre spazi nuovi e sorprendenti per la creatività e la ricerca scientifica.

Redazione

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