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Biennale Arte 2026: RojoNegro trasforma il Padiglione Messico con un rituale collettivo invisibile

Varcare la soglia del Padiglione Messico a Venezia significa immergersi in un mondo che sfida lo sguardo distratto. Non è un semplice spazio espositivo: è un luogo dove il tempo si piega, si intrecciano memorie antiche e corpi vibranti, dove le cosmogonie indigene si fanno presenza palpabile. Alla 61ª Biennale Arte, RojoNegroMaría Sosa e Noé Martínez — costruiscono un rito collettivo, un invito a sentire energie nascoste e storie taciute. Qui, passato e presente si fondono in un dialogo vivo, un equilibrio fragile tra ciò che vediamo e ciò che resta nascosto, tra materia e spirito. Chi entra non resta indifferente: viene sfidato, coinvolto, trasformato.

Decolonizzare il racconto: le cosmogonie indigene al centro

RojoNegro parte da una posizione chiara e decisa: una prospettiva decoloniale che non si limita a denunciare, ma ricostruisce e dà nuova vita. Il duo si basa su una lettura critica delle cosmogonie indigene e afrodiscendenti, viste non come folklore, ma come sistemi di pensiero vivi e in movimento, capaci di offrire chiavi diverse per capire il mondo di oggi. Il progetto si oppone alle macerie lasciate dalla colonizzazione, un vero e proprio “epistemicidio” che ha cancellato conoscenze antiche e messo ai margini intere comunità. Questo lavoro culturale è un invito a non dimenticare, a recuperare un equilibrio – sociale ed ecologico – che stava alla base delle norme di vita ancestrali. Nel padiglione, rituali e saperi locali si intrecciano con il contesto globale della Biennale, offrendo uno spazio per riflettere su fratture e ingiustizie che ancora ci attraversano.

Il corpo, materia viva e memoria

Al centro dell’installazione c’è il corpo umano, inteso come punto d’incontro tra storie, culture e territori diversi. Non è solo presenza fisica, ma materia carica di memorie, attraversata da cicli universali come la vita e la morte. Gli artisti scelgono elementi organici che cambiano con il tempo, segnando quella fragilità e mutevolezza che ci caratterizza. Questi materiali diventano metafore del continuo divenire e della vulnerabilità, ma allo stesso tempo parlano di una memoria collettiva antica. Completano il quadro suoni e video che creano un’atmosfera immersiva, evocando voci e presenze invisibili e ampliando la percezione di chi entra. L’installazione mette in relazione corpo e spirito, tracciando un percorso dove il visitatore può confrontarsi con sensazioni e percezioni altrimenti nascoste.

RojoNegro: un nome, due colori, un messaggio potente

Il nome RojoNegro dice molto del progetto, fondendo poesia e politica. “Rosso” e “nero” sono i punti cardinali, ma anche colori sacri per le culture dell’America Centrale, carichi di significato simbolico e cosmologico. Richiamano anche l’inchiostro dei codici preispanici, quei testi in cui veniva tramandata la “regola della vita”, cioè l’equilibrio tra umani e cosmo. Questo nome riassume l’orizzonte ecologico e sociale del lavoro degli artisti, conferendo al progetto una dimensione che va oltre la semplice mostra d’arte. È una tensione continua verso il ripristino dell’armonia, una risposta agli effetti ancora vivi della colonizzazione, sia simbolici che materiali, in Messico e nel mondo.

Tradizione e contemporaneità: il rito collettivo alla Biennale

Il progetto del Padiglione Messico non parla solo di passato e memoria, ma diventa un catalizzatore di energie e pratiche attuali. RojoNegro mette in scena un rito collettivo che ridà voce a culture spesso messe a tacere o relegate ai margini. La Biennale di Venezia diventa così un palco dove queste esperienze si amplificano e si confrontano con un pubblico globale, aprendo un dialogo che attraversa tempi e luoghi diversi. La mescolanza di materiali organici, suoni, video e performance dà vita a un dispositivo complesso e vibrante, in cui chi visita non è solo spettatore, ma parte attiva. Un invito a risvegliare una consapevolezza profonda delle connessioni invisibili che legano l’uomo alla terra e alla storia.

Redazione

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