Otto anni di lavoro concentrati in uno spazio che sembra fatto apposta per ospitarli: Palazzo Mattei, cuore della Società Geografica Italiana a Roma. Luca di Luzio, romano classe 1986, trasforma il corpo in paesaggio, tracciando confini invisibili tra pelle e mondo. Atlas ego imago mundi non è una semplice mostra: è un percorso che parte dal tatto, dalla carne, per arrivare a disegnare mappe dove si mescolano geografia reale e immaginazione. Qui, ogni opera racconta una storia doppia, fatta di territori esterni e paesaggi interiori. Senza fronzoli, l’arte di Di Luzio si impone con forza e immediatezza.
Il punto di partenza di Di Luzio è semplice e diretto: il corpo come origine per esplorare la geografia, intesa non solo come territorio fisico, ma anche come luogo dell’esperienza e della creatività. Tra il 2015 e il 2023 ha realizzato una quarantina di carte, tre grandi tele e un libro unico nel suo genere. La sua è una ricerca molto tattile: la pelle diventa tavolozza e pennello, lascia segni direttamente su carta e tela senza filtri. Nasce così uno spazio nuovo, dove il corpo si allarga fino a diventare paesaggio e specchio dell’anima.
Ogni gesto racconta una storia, il corpo lascia tracce che rendono ogni opera un pezzo unico, quasi una biografia visiva. Le mappe che emergono sono tappe di un percorso interiore, un ponte tra sensazioni umane e percezione del mondo. Di Luzio si trasforma nelle sue creazioni: terraferma, oceano, ghiacciaio, pezzi di una cartografia immaginaria che rompe le regole della rappresentazione classica.
Al centro del progetto c’è anche un libro, il codice Atlas, fatto a mano e nato dalle prime mappe del 2015. Un atlante, sì, ma non come ce lo si aspetta: qui non domina la scienza, ma una geografia soggettiva, inventata dall’artista con meridiani e paralleli propri.
Pur essendo frutto della fantasia, la struttura ordinata delle mappe sorprende chi le guarda per la prima volta, generando un senso di familiarità. Questo spazio cartografico diventa così un palcoscenico per riflettere su come vediamo e interpretiamo la realtà. Le mappe non sono solo immagini, ma richiami alla memoria e all’emozione, invitano chi visita a un viaggio mentale, più che geografico.
Il richiamo all’uomo vitruviano di Leonardo da Vinci in copertina non è casuale: simbolo di armonia tra corpo e universo, rappresenta l’idea che sta alla base di questo atlante, che mette insieme la misura umana e la vastità del mondo.
Per Luca di Luzio la pittura diventa un modo per costruire una geografia personale, capace di mettere ordine nel caos attraverso un gesto che unisce materia, corpo e spirito. Le opere a Palazzo Mattei non sono mappe di conquista, ma inviti a leggere lo spazio e noi stessi in modo diverso.
Anna Cestelli Guidi, curatrice della mostra, mette in luce come questa geografia rovesci gli schemi della cartografia tradizionale, spesso legata al potere. Di Luzio invece offre una visione libera, una mappa di sensibilità e tempo che si apre davanti agli occhi del pubblico, spingendolo a immaginare mondi possibili.
Immerse nell’atmosfera storica e verde di Villa Celimontana, le opere dialogano tra loro e con lo spazio, creando un percorso coinvolgente. È un invito a riflettere sulle coordinate emotive e fisiche che danno forma alla nostra esperienza, rinsaldando il legame tra arte, corpo e territorio senza mai perdere il senso concreto della realtà.
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