Il 13 maggio 2026, le porte del MACRO di Roma si apriranno su un evento unico nel suo genere: Science Fashion. Non una semplice sfilata, ma un vero e proprio laboratorio dove moda, scienza e tecnologia si intrecciano. Qui non si parla solo di tessuti e design, ma di cambiamento climatico, energia e convivenza tra specie, temi che pesano sull’agenda globale. Dietro a tutto c’è Dobrila Denegri, che con “Experiments in Fashion and Art” prova a riscrivere le regole di un settore in continua evoluzione. A Roma, dunque, la moda smette di essere solo apparenza per diventare ricerca pura.
Scienza e moda: un incontro che rompe gli schemi
“Science Fashion” non è un nome a caso. Indica un terreno di confine dove la ricerca scientifica e la creatività si mescolano senza barriere. Da oltre dieci anni Denegri lavora per scardinare l’idea che la moda sia solo un prodotto commerciale o un fatto estetico. Dietro ogni tessuto, ogni tecnica, c’è un sapere che cresce grazie a nuove tecnologie, metodi sostenibili e una sensibilità ecologica più attenta. Nei tre giorni dell’evento si alterneranno voci internazionali, affrontando temi che vanno dai materiali innovativi al design inclusivo e responsabile. L’ecosistema moda si allarga, coinvolgendo non solo abiti ma anche cultura, scienza e società.
Il progetto si muove su quattro direttrici fondamentali: rinnovamento, dematerializzazione, interazione e recupero. Il rinnovamento si concentra sul ciclo di vita delle materie prime, interrogandosi su come nascono e dove finiscono. La dematerializzazione, accentuata dalla pandemia, guarda alla moda digitale e virtuale, sfidando le abitudini radicate anche in spazi immateriali. L’interazione riguarda tessuti intelligenti, wearable tech e robotica, ormai presenti anche in medicina e sport. Infine il recupero invita a riflettere sull’etica dell’innovazione, evitando che nascano “mostri” tecnologici fuori controllo.
Un’eredità dagli anni Sessanta che guarda al futuro
“Experiments in Fashion and Art” si ispira agli “Experiments in Art and Technology” dei Bell Laboratories, un modello degli anni Sessanta e Settanta che univa educazione, industria e scienza. L’idea è creare un luogo vivo, stabile, dove scienziati, designer, artisti e tecnologi collaborino costantemente. Denegri immagina spazi per residenze, workshop e mostre, dove mettere in pratica una sperimentazione reale e un apprendimento continuo per studenti e professionisti. La collaborazione con università come NABA, Sapienza e UnitelmaSapienza rafforza questo approccio formativo che unisce discipline diverse, rinnovando la moda nei suoi aspetti più innovativi.
Il progetto evita volutamente il mainstream: gli ospiti provengono da ambiti indipendenti e spesso poco convenzionali, vicini al mondo artistico. Questo mix crea una contaminazione di idee e pratiche che si trasforma in un vero e proprio brainstorming collettivo. Tra i protagonisti, spiccano nomi come Silvio Vujičić e Miro Roman, con il loro alter ego digitale basato sull’intelligenza artificiale, e Maria Gloria Cappelletti, che esplora immaginario e identità da una prospettiva postumanista.
La co-creazione: una nuova sfida per il designer
Uno dei temi più forti dell’evento è la co-creazione. Superare i confini tra discipline e includere anche l’ambiente naturale cambia profondamente il ruolo del designer. Il lavoro di Neri Oxman, citato da Denegri, mostra come la creatività stia diventando un processo collettivo, con l’etica al centro. Perdere il controllo totale significa aprirsi al dialogo con altre intelligenze e sistemi viventi, andando oltre estetica e tecnologia per abbracciare un’etica dell’innovazione. Questo spostamento coinvolge anche la formazione, che deve lasciare indietro il modello del “designer-star” per adottare un approccio che unisca tecniche artigianali avanzate e capacità critiche. L’intelligenza artificiale, così, diventa uno strumento che amplia il pensiero creativo invece di ridurlo.
Quattro strade per ripensare la moda tra scienza e arte
Il dibattito che anima Science Fashion si concentra su quattro linee di ricerca. Il rinnovamento mette sotto la lente processi circolari e innovazioni materiali, spingendo a vedere le materie prime come parte di una catena di valori e responsabilità. La dematerializzazione affronta la rivoluzione digitale, sfidando l’idea che il virtuale sia solo una copia del reale: qui si immaginano mondi nuovi, oltre le regole fisiche. L’interazione riguarda tessuti intelligenti e tecnologie indossabili, le “seconde pelli” che estendono l’esperienza umana verso orizzonti impensati fino a poco tempo fa. Infine il recupero è un richiamo etico, per evitare che innovazioni scientifiche e tecnologiche sfuggano a un controllo consapevole.
Dietro le quinte della moda, lontano dai riflettori del lusso tradizionale, si muove una comunità di creativi indipendenti che sfida i modelli consolidati, portando sensibilità nuove e pratiche più sostenibili. Science Fashion si propone come la vetrina di queste energie, pronta a tracciare nuove rotte per il futuro del settore.
Il passaggio da un approccio puramente estetico a un modo nuovo di fare moda è in atto. “Science Fashion” raccoglie e racconta questa trasformazione con rigore e passione, condensando in tre giorni di eventi e incontri il fermento di chi, con idee e sperimentazioni, sta reinventando il modo di vestire.





