La musica è un paesaggio, diceva Luigi Ghirri, e non è un caso che le sue fotografie ne siano permeate. Le sue immagini non raccontano solo luoghi: catturano emozioni, memorie e vibrazioni che si intrecciano con suoni invisibili. A Reggio Emilia, una mostra svela questo legame nascosto tra la fotografia di Ghirri e la musica che amava, da Bob Dylan ai grandi artisti italiani. Le sue fotografie, sparse tra Musei Civici e Teatro Valli, si trasformano così in un viaggio sonoro e visivo, un sogno a occhi aperti. Scomparso nel 1992, Ghirri continua a parlare attraverso queste immagini, che ora risuonano anche sullo schermo di Sky Arte, dove il 26 maggio è andato in onda un programma dedicato a questo affascinante dialogo tra paesaggi e note.
Il legame di Ghirri con la musica era forte, e non solo nella sua vita privata. La mostra lo mette al centro, raccontando storie di amicizie e collaborazioni con artisti come Gianni Morandi, Luca Carboni e Lucio Dalla. Non si trattava di scambi formali, ma di un dialogo vero, fatto di ispirazioni reciproche tra immagini e suoni. Ghirri amava Bob Dylan, e quella passione andava oltre l’ascolto: si trasformava in atmosfere, dettagli, suggestioni che si riflettevano nelle sue fotografie.
A guidare la mostra è la curatrice Ilaria Campioli, affiancata da Adele Ghirri, figlia del fotografo e presidente della Fondazione Luigi Ghirri. Per loro, questo progetto è l’occasione per svelare un volto meno noto dell’artista. Non si tratta solo di una raccolta di immagini, ma di una vera e propria musica visiva che racconta sogni, ricordi ed emozioni, restituendo la sensibilità di chi vedeva nella fotografia un modo per catturare visioni sfuggenti.
Nella stessa puntata di Artbox, dedicata all’arte contemporanea, Maria Vittoria Baravelli ha esplorato un tema affascinante: la rappresentazione della regalità femminile. Dall’arte classica al cinema, fino alla moda punk, il potere delle regine appare più come un gioco d’immagini che un fatto politico o sociale. Baravelli ha messo a confronto capolavori come Las Meninas di Velázquez e il ritratto di Elisabetta I con immagini più recenti, come Maria Callas nei panni di Medea o le creazioni anticonformiste di Vivienne Westwood.
Il percorso ha mostrato come l’immagine e l’apparenza modellino la percezione del potere femminile, più attraverso simboli e forza visiva che con narrazioni esplicite. Così, la puntata ha intrecciato arte e storia, aprendo una riflessione su come il potere si esprima nelle forme estetiche e nei media.
A Piacenza, la Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi ha annunciato importanti novità. Massimo Tommasi, presidente della Fondazione, e Lucia Pini, direttrice della Galleria, hanno presentato il completamento del restauro della sede, curato dall’architetto Piero Lissoni. L’intervento ha valorizzato l’architettura storica, creando nuovi spazi che favoriscono il dialogo tra opere e ambiente.
Il rinnovo rende più chiari i diversi filoni artistici della collezione, che conta oltre settecento pezzi, e rende il museo più attrattivo per il pubblico di oggi. L’allestimento combina rispetto per la tradizione e innovazione, offrendo un’esperienza culturale più coinvolgente, che invita a guardare le opere con occhi nuovi.
Sempre su Artbox, la storica dell’arte Alice Ensabella ha presentato la rubrica “Arte e vita in libreria”, raccontando il suo libro “Histoire des galeries d’art en France. Du XIXᵉ au XXIᵉ siècle”. Il saggio ripercorre la storia delle gallerie d’arte francesi, mettendo in luce il loro ruolo cruciale come mediatori culturali e promotori di artisti, e come si siano evolute con i cambiamenti sociali e culturali.
La puntata si è chiusa con una carrellata di mostre e novità dal mondo dell’arte, confermando Artbox come uno spazio di approfondimento prezioso, capace di intrecciare arte, cultura e musica in un racconto sempre aggiornato.
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