Florentina Holzinger: l’artista austriaca che incanta il Padiglione Austria a Venezia 2026

Nel 2021, chi era al Volksbühne di Berlino ha vissuto un’esperienza difficile da dimenticare: una performance di Florentina Holzinger che ha rotto ogni schema tradizionale. Lei non si limita a danzare o recitare; trasforma il teatro in un organismo pulsante, un ecosistema scenico dove il corpo nudo diventa strumento di un linguaggio radicale. Nato a Vienna nel 1986, il suo lavoro mescola coreografia, stunt, e contaminazioni tra circo e horror, sfidando ogni definizione convenzionale. Dietro a quella fisicità cruda non c’è solo provocazione, ma una drammaturgia precisa, studiata nei dettagli per scuotere e far riflettere. Al Padiglione Austria della Biennale di Venezia 2026, il suo universo prende nuova forma, pronto a confrontarsi con lo spettatore in un dialogo intenso e duraturo.

Tra danza, performance e contaminazioni estreme: il percorso di un’artista fuori dagli schemi

Viennese di nascita, Florentina Holzinger si è formata in diversi contesti internazionali, tra cui la prestigiosa School for New Dance Development di Amsterdam. È lì che ha costruito il suo stile unico, a cavallo tra danza e altre forme espressive. Il suo lavoro mescola circo, stunt, arti visive e cultura pop, dando vita a un corpo che non si limita a muoversi, ma agisce concretamente: arrampicate verticali, taglio di legna, acrobazie spoglie di ogni orpello, concentrate sull’essenza della fisicità. La danza diventa così un’indagine profonda sul corpo, non un semplice spettacolo estetico. Nel suo percorso più recente, come nel film Moon di Kurdwin Ayub, questo corpo estremo si intreccia a storie complesse, mettendo a fuoco tensioni sociali e identitarie.

Le prime opere: la forza di una decostruzione coreografica senza compromessi

Con Silk , il suo debutto da solista, conquista subito il Prix Jardin d’Europe all’ImPulsTanz Festival di Vienna. Da quel momento si afferma come una voce controversa e innovativa nel panorama europeo. Tra il 2011 e il 2013 collabora con Vincent Riebeek, affermandosi come performer dissacrante. Recovery , nato da un trauma personale e ispirato ad Agon di Balanchine, trasforma il palco in uno spazio di cura e riflessione sul corpo. Nello stesso anno il duetto Schönheitsabend anticipa metodi di appropriazione dei classici che raggiungono il culmine con Tanz : un lavoro che smonta i canoni del balletto classico usando come base i “Tänze des Lasters” di Anita Berber e Sebastian Droste . Arrivato in Italia al Terni Festival nel 2016, ha scatenato forti reazioni, con qualche denuncia per presunta pornografia. Altrove, invece, è stato riconosciuto come vera avanguardia, dimostrando come la sua ricerca metta in discussione estetiche occidentali radicate.

Nudità, femminilità e innovazione: il matrimonio che scuote il teatro contemporaneo

Con Apollon Holzinger porta sul palco un cast tutto al femminile e la nudità totale, andando oltre l’ideale classico del corpo femminile nel balletto: giovane, etereo, disciplinato. Il suo obiettivo è proprio quello di rompere queste immagini convenzionali. Tanz spinge questa decostruzione al massimo, smontando dall’interno titoli celebri come La Sylphide , contrapponendo alla leggerezza evanescente una fisicità dura e materica. Sul palco si vedono apparizioni inquietanti, motoslitte sospese e Beatrice Cordua, leggendaria ballerina di 76 anni, nei panni di una coreografa severa. Il risultato è insieme critica e omaggio alla storia della danza, con un linguaggio teatrale tutto suo.

Verso il futuro: performance site-specific e contaminazioni interdisciplinari

Dal 2021 Holzinger è artista associata al Volksbühne di Berlino, uno dei teatri più innovativi d’Europa. Qui ha creato A Divine Comedy per la Ruhrtriennale, un’opera che unisce motocross e trance ipnotica, trasformando l’aldilà dantesco in un incubo contemporaneo con un cast tutto al femminile. Ophelia’s Got Talent , vincitore del premio Der Faust 2023, usa l’acqua come simbolo di liberazione, sovvertendo il mito di Shakespeare della donna sottomessa e annegata. Nel 2024 con Sancta firma la sua prima regia operistica al Mecklenburgisches Staatstheater Schwerin, trasformando una messa cattolica in una performance queer-femminista con suore nude su skateboard e musiche che vanno da Bach al metal. Nel 2025 sarà protagonista al Theatertreffen con A Year Without Summer, spettacolo che affronta il rapporto tra corpo, morte e transumanesimo attraverso il mito di Frankenstein, coinvolgendo performer di tutte le età.

Parallelamente, dal 2020 porta avanti la serie Études: azioni site-specific che trasformano spazi urbani e industriali in scenari unici. In lavori come Étude for Disappearing e Kranetude, performer sospesi, auto e strumenti musicali si combinano in scenografie suggestive che rovesciano codici simbolici e raccontano la storia e l’anima dei luoghi.

Il Padiglione Austria alla Biennale di Venezia 2026: un’esperienza immersiva e provocatoria

Il progetto di Holzinger per il Padiglione Austria alla Biennale Arte 2026 è un ambiente allagato che mescola ecosistemi e dimensioni diverse. La struttura si trasforma in un parco divertimenti subacqueo, un impianto di depurazione e un edificio sacro, popolato da performer nudi presenti per tutta la durata della mostra. Tra figure iconiche come la donna-battaglio che ogni ora suona una campana gigante, jet-ski, bandierine e cani robot, il padiglione racconta una storia complessa fatta di contaminazioni e simboli. Le immagini viste sui social sono solo la punta dell’iceberg: dietro c’è un lavoro che intreccia riferimenti da Bosch all’Azionismo viennese, passando per scenari post-apocalittici e riflessioni sull’eredità culturale.

Una ricerca teatrale che rompe tabù e reinventa il corpo in scena

Florentina Holzinger rappresenta una ricerca che intercetta le tensioni del nostro tempo tra corpo, politica e rappresentazione. Come ha detto Romeo Castellucci, il teatro nasce da una “presenza reciproca, carnale” e il corpo nudo diventa uno strumento politico e culturale, al centro di lotte e rivendicazioni. Holzinger lavora in questo spazio di tensione, dove la nudità è gesto radicale e il corpo un sistema del mondo. Dai palchi di Berlino a Venezia, passando per teatri e spazi pubblici, la sua drammaturgia colpisce non solo per l’impatto visivo, ma anche per la precisione tecnica e la profondità dei temi affrontati. Nel 2027 proseguirà il suo percorso in istituzioni di primo piano come il Gropius Bau di Berlino e la Kunsthalle Wien, per poi arrivare nel 2028 a New York. In Italia la sua presenza è ancora limitata, ma i suoi lavori continuano a far discutere e a nutrire un dibattito fondamentale sulla rappresentazione del corpo e le nuove frontiere del teatro contemporaneo.

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