La Fontana Ferma di Pizzi Cannella tra Messina e Reggio Calabria: Arte Pubblica Controverse sullo Stretto

Lo Stretto di Messina si fa sentire ancora, ma stavolta con un silenzio che pesa. Sulle due sponde opposte, Messina e Reggio Calabria, Piero Pizzi Cannella ha installato due gruppi scultorei: le “Fontane ferme”. Non sono fontane nel senso tradizionale, ma vasi in bronzo che sfidano le convenzioni, immobili e densi di significato. Raccontano storie di un Mediterraneo complicato, fatto di stratificazioni e memorie intrecciate. Non mancano le polemiche: critiche dure, discussioni accese. Questa arte non dà risposte pronte, vuole che ci si fermi a guardare davvero, a riflettere. Un confronto che, a tratti, disorienta ma svela la forza dell’arte pubblica nel raccontare le trasformazioni delle città e delle loro identità.

Le Fontane ferme: un ponte simbolico sullo Stretto

Le “Fontane ferme” nascono da un lungo percorso iniziato negli anni Novanta, attorno all’immagine del vaso, simbolo antico di cultura mediterranea e radici profonde. Piero Pizzi Cannella, artista romano nato nel 1955 a Rocca di Papa, ha fatto di questo motivo un vero e proprio marchio, lavorandolo in materiali e forme diverse. Dal 2008 ha ampliato la sua ricerca alle ceramiche, dove pittura e scultura si intrecciano, arrivando quasi al design.

L’opera che ha inaugurato nel luglio 2026 è una doppia installazione pensata come un messaggio tra due città vicine ma spesso divise da confini amministrativi e culturali. Messina e Reggio Calabria, separate da circa trenta chilometri di mare, sono unite da quattro grandi vasi in bronzo: neri sul versante messinese, color terracotta su quello calabrese. Un richiamo evidente alla pittura vascolare greca. La scultura diventa così un ponte simbolico, un segnale che parla di legami antichi fatti di miti, commerci e storie condivise.

Fontane ferme: tra critiche e sguardi nuovi sull’arte pubblica

L’accoglienza delle fontane di Cannella non è stata tranquilla. Le polemiche sono esplose, sui social e tra critici. C’è chi le ha bollate come “brutte”, fredde, addirittura lugubri, soprattutto per l’assenza di acqua che zampilla o scorre. Questi vasi sfidano l’idea tradizionale di scultura urbana: non sono decorazioni festose, ma opere che invitano a una lettura più lenta, intellettuale, meditativa.

Non sono fontane nel senso classico. L’acqua, se c’è, scorre silenziosa dentro, rimane ferma in superficie, come congelata in un tempo sospeso. L’opera non racconta storie evidenti, non ha figure o narrazioni facili. Chiede di essere capita nel silenzio, nel vuoto, come un invito a riflettere su memoria, soglia, continuità.

Anche se non è un’opera di denuncia, la “Fontana ferma” apre riflessioni importanti in un territorio dove l’acqua scarseggia e le infrastrutture spesso fanno fatica. Scegliere un’arte che non celebra la disponibilità d’acqua ma la trasforma in qualcosa di immobile e rarefatto è un gesto forte, che invita a un dialogo profondo, anche se non sempre chiaro a tutti.

Il vaso, simbolo e ossessione di Pizzi Cannella

Nel panorama artistico italiano, Pizzi Cannella spicca per la capacità di intrecciare arte figurativa, memorie antiche e archetipi, usando un linguaggio astratto che trasforma le forme in suggestioni quasi spettrali. Il vaso, oggetto antico e quotidiano, diventa per lui un vero feticcio simbolico.

Il vaso è identità, contenitore primordiale che unisce le culture del Mediterraneo – dalla Grecia all’Oriente fino all’Occidente. Carico di miti e riti, custodisce segreti che vanno dalla vita domestica all’inconscio, e porta con sé sogni e emozioni accumulate nel tempo.

La “Fontana ferma” esprime questa doppia natura: ancestrale e meditativa. La pittura si adatta alle curve dei vasi, giocando con luci, ombre, segni astratti e figure simboliche. Questi vasi fermi sembrano trattenere nella loro forma il flusso della storia, senza disperderlo in effetti spettacolari e passeggeri.

Messina e Reggio Calabria: due città, due volti per la stessa opera

Le due installazioni, pur nate dallo stesso progetto, vivono in contesti molto diversi. A Reggio Calabria, la fontana in bronzo color terracotta è stata collocata in Piazza De Nava, proprio davanti al Museo archeologico. Qui sembra calarsi perfettamente in un’area riqualificata, trasformata in una nuova piazza pedonale con luci a led, panchine e getti d’acqua a terra.

La posizione davanti al museo crea un dialogo naturale tra antico e contemporaneo, tra la città e la sua storia. Dimensioni, colori e materiali delle sculture si integrano con l’ambiente, trasformando la piazza in un luogo di incontro tra arte, memoria e vita quotidiana.

A Messina, invece, la scelta del Parco urbano Agorà dello Stretto appare meno felice. Lo spazio è ampio e dispersivo, il verde intenso fa quasi sparire i vasi scuri, che finiscono per sembrare corpi estranei, a tratti funerei. L’installazione era pensata per Torre Faro, più vicina al mare e più intima, ma è stata spostata forse per motivi legati all’apertura del parco e al nuovo Istituto MIRA.

Questo cambio di collocazione ha ridotto l’impatto visivo e simbolico dell’opera, compromettendo il rapporto con il contesto. Resta comunque un segnale importante: Messina guarda all’arte contemporanea, anche se deve ancora imparare a farla dialogare davvero con il proprio patrimonio.

Messina tra passato e futuro: fontane come specchio della città

Messina è una città in bilico tra il rispetto per il passato e le sfide del presente. Il restauro della Fontana di Orione, capolavoro rinascimentale del Montorsoli fermo da anni, è una ferita aperta. Tra ritardi burocratici e scarsità di fondi, l’attesa si protrae e la storia resta in silenzio.

Nel frattempo, le nuove installazioni contemporanee – come la Fontana BIOS di Ranieri Wanderlingh, spesso al centro di polemiche per l’aspetto e il senso – raccontano le difficoltà della città nel digerire le novità artistiche pubbliche.

Eppure, la presenza delle “Fontane ferme” e il progetto del MIRA segnano una svolta, un’apertura verso un dialogo complicato ma necessario tra passato e presente, tra tradizione e innovazione culturale.

Le fontane non sono solo monumenti, ma terreni di scontro e confronto tra memoria, identità e visione della città. La speranza è che l’arte contemporanea, con tutte le sue sfide e provocazioni, possa diventare un pilastro fondamentale del patrimonio urbano e sociale di Messina e dell’intera area dello Stretto.

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