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Addio a Julio Le Parc, pioniere dell’arte cinetica e maestro dell’Op Art morto a 97 anni

Nel 1928, a Mendoza, nasceva Julio Le Parc, un artista destinato a cambiare per sempre il modo in cui percepiamo l’arte. Non basta guardare le sue opere: bisogna entrarci dentro, muoversi insieme a loro. Quando, negli anni Cinquanta, lasciò l’Argentina per Parigi, portò con sé un’idea rivoluzionaria: la luce e il movimento non sono solo elementi decorativi, ma protagonisti vivi, capaci di trasformare lo spazio e l’esperienza stessa dello spettatore. La sua arte non sta ferma, sfida la tradizione statica e ci invita a sperimentare, a sentire.

Addio a un pioniere: dai primi passi in Argentina alla scena parigina

Le Parc nasce a Palmira, nella provincia di Mendoza, e muove i suoi primi passi artistici in Sud America. Ma è nel 1958, con una borsa di studio che lo porta a Parigi, che la sua carriera prende davvero slancio. In una città in fermento culturale, abbandona le rigide regole dell’arte concreta per inseguire un’arte in movimento, fatta per coinvolgere chi guarda.

Qui fonda il Groupe de Recherche d’Art Visuel , un laboratorio d’avanguardia per l’arte cinetica e l’Op Art. È in quegli anni che Le Parc inizia a studiare come lo spettatore reagisce a forme in movimento e giochi di luce, ribaltando il concetto stesso di opera d’arte immobile.

Anni Sessanta: quando luce e colore diventano linguaggio

Negli anni Sessanta, Le Parc mette a punto un suo codice cromatico fatto di quattordici colori precisi. Da qui nascono esperimenti pittorici e scultorei che giocano con la luce e il movimento per catturare e stimolare l’occhio dello spettatore.

Le sue opere non sono mai ferme: le geometrie si trasformano, cambiano a seconda della luce e dell’angolo da cui si guardano. L’obiettivo è chiaro: far sì che chi osserva diventi parte attiva dell’opera, non un semplice spettatore passivo.

La sperimentazione si spinge anche ai materiali, spesso industriali, e alle dimensioni, dalle grandi installazioni alle sculture più delicate, come nella serie Ensemble volume-couleur degli anni Settanta.

1966, l’anno della consacrazione alla Biennale di Venezia

Il 1966 è un anno spartiacque per Le Parc. Alla Biennale di Venezia presenta lavori che vanno oltre la pittura tradizionale: opere tridimensionali e in movimento che sfidano la percezione statica e cambiano il modo di intendere lo spazio e il tempo nell’arte.

Con il Gran Premio Internazionale per la Pittura, Le Parc si afferma definitivamente sulla scena mondiale. Dopo una prima personale a New York, la vittoria a Venezia apre nuove porte e lo porta a influenzare artisti e critici in tutto il mondo.

La grande retrospettiva del 2024 a Siena: il lascito di un innovatore

A sessant’anni dall’inizio della sua carriera, il Palazzo delle Papesse di Siena ospita nel 2024 la prima grande retrospettiva italiana dedicata a Le Parc. Un’occasione per ripercorrere tutta la sua evoluzione artistica, dai primi esperimenti fino alle ultime opere, passando per pitture, sculture e installazioni immersive.

Negli ultimi anni l’artista ha anche esplorato nuovi strumenti, come l’interazione con l’intelligenza artificiale, senza mai perdere di vista il cuore del suo lavoro: la luce, sempre protagonista.

Come diceva lui stesso nel 1971, «Gli esperimenti di luce e movimento facevano parte del mio desiderio di allontanarmi dalla nozione di un’opera fissa, stabile e definitiva». Negli anni Ottanta ha portato la sua arte anche negli spazi pubblici, ampliando ancora di più la portata delle sue idee.

Un’eredità che vive: mostre, riconoscimenti e un archivio di famiglia

Le Parc ha continuato a lavorare senza sosta fino agli ultimi anni, con la serie Alchimie a conferma di una creatività senza fine. Il suo lavoro abbraccia oltre sessant’anni e viene oggi tutelato dall’archivio gestito dai figli, custodi del suo patrimonio.

Nel 2019, in Argentina, è stato celebrato con grandi eventi: una retrospettiva al Centro Cultural Kirchner, mostre al Museo Nazionale di Belle Arti, un’installazione al Teatro Colón e un intervento luminoso sull’Obelisco di Buenos Aires. Tutto questo a conferma del suo ruolo centrale nell’arte argentina e mondiale.

Il suo impatto resta forte, come dimostra la mostra “Light, Color, Action” alla Tate Modern di Londra, in programma per giugno 2024. La Galleria Continua, che lo ha rappresentato in Italia, lo definisce un innovatore instancabile, capace di trasformare il rapporto tra arte e pubblico, rendendo l’esperienza artistica qualcosa di vivo e condiviso.

Julio Le Parc lascia un segno indelebile nell’arte contemporanea, cambiando per sempre il modo di vedere e di sentire un’opera d’arte.

Redazione

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