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Russia colpisce il patrimonio culturale ucraino: danni gravi alla Cattedrale della Dormizione di Kiev

Oltre settanta missili e più di seicento droni hanno colpito Kiev nella notte tra il 14 e il 15 giugno 2024, lasciando dietro di sé un quadro di distruzione che colpisce non solo le strade, ma l’anima stessa della città. Il bombardamento ha raggiunto anche Kharkiv e Dnipro, ma è stato il centro storico di Kiev a subire il colpo più duro: monumenti storici danneggiati, con la Cattedrale della Dormizione gravemente ferita. La guerra tra Russia e Ucraina è entrata nel suo quinto anno e, con questa escalation, sembra voler lasciare un segno profondo, mirato non soltanto alla strategia militare, ma alla memoria e all’identità di un intero popolo. Nel frattempo, il mondo osserva, consapevole che l’attenzione potrebbe spostarsi rapidamente altrove.

Un colpo diretto al patrimonio spirituale e storico dell’Ucraina

Tra i bersagli più gravi, il Monastero delle grotte di Kiev, conosciuto come Kyiv Pecersk Lavra. Fondato nell’XI secolo dai monaci Antonio e Teodosio, questo complesso è un simbolo fondamentale per la fede ortodossa slava e l’identità nazionale ucraina. Protetto dall’Unesco dal 1990, il monastero custodisce catacombe sotterranee e una storia architettonica ricca di influenze, soprattutto barocche, che risalgono ai secoli XVII e XVIII. Qui è nata anche la prima cronaca storica ucraina, scritta dal monaco Nestore molto prima che Mosca diventasse un centro politico.

L’attacco alla Lavra assume così un significato molto profondo. La struttura è al centro di una lunga disputa religiosa tra la Chiesa ortodossa ucraina indipendente e quella legata al Patriarcato di Mosca. La Cattedrale della Dormizione, danneggiata durante i raid, appartiene alla parte ucraina della Chiesa. Le immagini di fiamme e distruzione diffuse dal portavoce Yevstratiy Zoria hanno fatto rapidamente il giro del Paese, scatenando dure condanne da parte delle autorità ecclesiastiche e civili.

Danni anche ai musei e alle istituzioni culturali

Non solo chiese e monasteri. Nei quartieri colpiti di Kiev si registrano gravi danni al patrimonio museale nazionale. Sono stati danneggiati il Museo Nazionale di Storia dell’Ucraina, il Museo del Libro e della Stampa, la Biblioteca Nazionale di Storia e altri istituti dedicati alla cultura e alle arti. Nella stessa zona, anche i depositi del Museo Nazionale di Architettura e Vita Popolare hanno subito danni.

Il complesso culturale Mystetskyi e il Palazzo delle Arti sono stati pesantemente colpiti. Ancora più preoccupante il rogo divampato nel Centro nazionale per la cinematografia Dovzhenko, dove le fiamme hanno distrutto un laboratorio di costumi e una collezione di circa 100mila abiti storici con oltre 3 milioni di accessori: la più antica raccolta del genere in Ucraina. La ministra della Cultura, Tetiana Berezhna, ha definito l’attacco «una ferita diretta alla memoria e all’identità ucraina».

Anche a Kharkiv e Dnipro la situazione è grave: il Museo d’Arte di Kharkiv e la Casa dell’Organo e della Musica da Camera di Dnipro, nota come Chiesa Bryanska, sono stati danneggiati durante i raid. Tutto conferma che il conflitto punta a indebolire l’Ucraina non solo sul piano militare, ma anche su quello culturale.

La Cattedrale della Dormizione: un simbolo ferito

La Cattedrale della Dormizione, cuore della Lavra, ha subito i danni più seri. Secondo l’Unesco, missili e droni hanno colpito sia l’interno che l’esterno dell’edificio, oltre a strutture storiche vicine come la torre di Ivan Kushnik e le fortificazioni limitrofe. Icone e reliquie sono state messe in salvo in tempo, ma le ferite restano profonde.

La cattedrale ha già una storia segnata da disastri: costruita nel 1078 con artisti provenienti da Costantinopoli, ha resistito a terremoti, incendi e all’invasione mongola. Nel 1941, durante la Seconda guerra mondiale, fu quasi distrutta da un incendio probabilmente causato da esplosivi abbandonati dall’Armata rossa in ritirata, anche se questa versione non è mai stata ufficialmente confermata.

Dopo l’indipendenza del 1991, la cattedrale è stata restaurata e consacrata nel 2000. Questa volta i danni riguardano soprattutto l’area dell’altare e la cappella laterale Stefanivskyi. Il tetto, che aveva preso fuoco, è stato domato.

L’Italia e il mondo: condanne unanimi

Le reazioni dall’estero non si sono fatte attendere. Il ministro della Cultura italiano, Alessandro Giuli, ha espresso una netta condanna, definendo l’attacco «un oltraggio all’intera umanità». Ha sottolineato che proteggere i siti culturali è un principio fondamentale, anche in tempo di guerra. Distruggere un patrimonio riconosciuto dall’Unesco significa colpire la memoria storica e l’identità di un popolo, calpestando valori universali condivisi.

Simili prese di posizione arrivano da più parti nel mondo, mentre le immagini dei luoghi distrutti raccontano la gravità della crisi umanitaria e culturale in Ucraina. Il patrimonio artistico, storico e spirituale rischia di sparire sotto le bombe, lasciando una ferita che ci vorranno decenni a sanare.

Redazione

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