Nel seminterrato di Palazzo Citterio, a Milano, il tempo sembra rallentare. Le luci calde sfiorano le pareti, mentre una musica dolcemente malinconica avvolge lo spazio, rendendo l’aria densa di mistero. Tra queste ombre, i Dormienti di Mimmo Paladino prendono vita: figure immobili, silenziose, che sembrano spuntare dal nulla. Non sono solo sculture. Sono custodi di memorie antiche, plasmate nella terracotta con una delicatezza che rivela tutta la maestria e il rispetto dell’artista.
I Dormienti sono nati nel 1998 a Poggibonsi, quando Paladino ha mostrato per la prima volta questi corpi raccolti in posizione fetale, fragili e intensi, fatti di terracotta. Ogni figura è unica, frutto di un gioco modulare che combina segmenti simili in modi diversi. Cambiano così forme e colori, influenzati dal materiale stesso: terre, sabbie e ossidi stesi con gesti quasi casuali. Il risultato è una superficie ricca di suggestioni, come se racchiudesse tracce di storie dimenticate o rovine di civiltà lontane.
Il successo fu immediato: i Dormienti vennero poi fusi in bronzo e messi in mostra alla Fonte delle Fate, nel cuore della Toscana. L’uso del bronzo non ha spento la loro forza evocativa, anzi, ha aperto a nuovi spazi e pubblici. Da lì, l’opera ha attraversato i confini italiani, arrivando a Londra nel 1999 e, più recentemente, a Milano alla Cardi Gallery nel 2021. Ogni esposizione cambia, con composizioni diverse e scenografie che trasformano l’atmosfera, rendendo ogni occasione unica.
Le statue sembrano corpi abbandonati a un sonno profondo, senza sogni agitati, con volti sereni che evocano un riposo eterno. È un sonno puro, quasi innocente, che parla di una pace difficile da trovare oggi, anche per i più piccoli. Ma se i volti trasmettono quiete, i corpi raccontano storie più complesse. La terracotta rimanda subito a Pompei, quell’antica tragedia che ha congelato nel tempo migliaia di vite.
Dietro l’idea dei Dormienti, però, c’è un’ispirazione più recente: i disegni di Henry Moore, che rappresentava persone rannicchiate nei rifugi durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Le sue figure esprimevano una calma inattesa, un riposo intatto nonostante paura e distruzione. Paladino riprende questa sensazione, creando corpi che sembrano senza colpe né timori, capaci di lasciarsi andare, almeno per qualche ora, al sollievo della notte.
L’allestimento milanese sfrutta al massimo lo spazio del seminterrato, con una doppia scalinata che conduce dall’alto a questo mondo silenzioso. La luce è bassa, interrotta solo da faretti caldi che illuminano i Dormienti, mentre la musica di sottofondo amplifica il senso di mistero. Chi visita può avvicinarsi, quasi toccare con lo sguardo ogni dettaglio, cogliendo le imperfezioni e la vita nascosta nella materia.
Questa vicinanza trasforma la visita in un’esperienza emotiva intensa, un invito a sentirsi parte di un’umanità condivisa. Paladino conferma qui la sua capacità di comunicare con forza e delicatezza, lasciando senza parole e scavando dentro ricordi spesso sopiti. Accanto alle sculture, Palazzo Citterio mostra anche quindici disegni inediti, mai esposti fuori dallo studio di Paduli. Sono bozzetti che rivelano un artista eclettico, capace di unire teatro, minimalismo, arte concettuale e riferimenti classici in un unico flusso creativo.
L’esposizione resta aperta fino al 26 luglio 2026, un’occasione rara per vedere da vicino un’opera che ha attraversato decenni e continenti, mantenendo intatto il suo fascino misterioso e la sua forza evocativa.
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