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Biennale di Chengdu 2026: l’arte come sismografo della città, intervista all’esperto Andrea B. Del Guercio

Le strade di Chengdu quest’anno si animano come non mai, grazie alla Biennale d’arte contemporanea che ha appena aperto i battenti. Oltre 250 artisti provenienti da quasi trenta paesi si sono dati appuntamento, portando con sé circa quaranta opere create appositamente per la città. Un incontro che mescola la tradizione locale con le nuove correnti globali, un vero e proprio ponte tra culture. Tra le figure italiane più in vista c’è Andrea B. Del Guercio, storico dell’arte da tempo impegnato a tessere relazioni tra Europa e Cina, con un bagaglio ricco di insegnamento, ricerca e curatela nei principali eventi artistici del Paese.

L’arte che vive la città: il battito di Chengdu

Il tema della Biennale, Pulse of Life , racconta bene la scelta del curatore Wu Hongliang: la città non è più solo sfondo, ma diventa soggetto vivo e pulsante delle opere. Sei aree tematiche guidano il percorso, dal senso di appartenenza all’ordinario che diventa straordinario, fino a riflessioni sul tempo, la realtà urbana e una sezione all’aperto che coinvolge direttamente lo spazio pubblico. L’evento dialoga così a stretto contatto con la città, proponendo opere nate dal territorio ma pensate per un pubblico globale.

Con oltre venti milioni di abitanti, Chengdu è una metropoli che rende questa biennale tra le più importanti in Asia. La sua autonomia e la libertà curatorialmente indipendente attraggono artisti, collezionisti e studiosi che vedono qui un luogo vivace e innovativo per l’arte contemporanea. In questo scenario, il contributo di Andrea B. Del Guercio si fa notare per la qualità e il dialogo instaurato con gli artisti asiatici.

Andrea B. Del Guercio: il ponte tra Europa e Cina

Storico dell’arte e docente, Andrea B. Del Guercio ha intrecciato in dieci anni una fitta rete di collaborazioni con accademie e artisti cinesi. Insegna nelle principali scuole d’arte del paese e ha curato mostre in biennali di Pechino, Hangzhou, Chengdu, Wuhan e Langfang.

Grazie a questo lavoro, ha potuto osservare da vicino le trasformazioni dell’arte contemporanea cinese e favorire scambi culturali tra artisti e studiosi di varie nazionalità, portando in Cina autori europei meno noti e viceversa. A Chengdu ha curato la sotto-sezione Where the Heart Belongs, che esplora il tema centrale della biennale attraverso le opere di artisti europei come Renato Ranaldi, Ange Leccia e Vittorio Corsini, oltre a esporre la sua installazione personale The Museum is my Home.

“The Museum is My Home”: l’arte come casa condivisa

L’installazione di Del Guercio mescola spazio privato e patrimonio collettivo. Un ambiente arredato con mobili e oggetti dalla sua collezione personale, accanto a opere di artisti cinesi amici, crea una sorta di “casa comune” dove convivono espressioni artistiche diverse. L’idea è rendere più accessibile il sistema artistico cinese, promuovendo una cultura del collezionismo aperta a molti, non più appannaggio di pochi.

Questa scelta curatoriale punta a rafforzare la domanda interna di arte contemporanea e a costruire un patrimonio ricco e variegato. È un modello che richiama la tradizione storica delle grandi collezioni artistiche nel mondo.

L’arte contemporanea in Cina: tra istituzioni solide e mercato emergente

Il sistema artistico cinese si regge su istituzioni pubbliche forti, guidate da figure professionali come Fan Di’an, presidente della China Artists Association, che mantengono un equilibrio senza privilegiare stili o generi specifici. La Biennale di Chengdu si inserisce in questo contesto con grande autonomia, evitando ripetizioni e dando spazio a voci nuove.

Il mercato delle gallerie è ancora limitato e concentrato nelle grandi città, lasciando a musei e fondazioni private ampio margine d’azione senza troppe interferenze commerciali, a differenza dell’Occidente. Le nuove generazioni di artisti sono molto attive, soprattutto grazie al sostegno delle otto principali Accademie d’arte cinesi.

Questo sistema favorisce un collezionismo privato che si muove più per motivazioni culturali e sociali che finanziarie, puntando a una domanda interna sempre più qualificata e capace di sostenere un patrimonio in crescita.

Artisti cinesi: un equilibrio tra tradizione e contemporaneità

Gli artisti cinesi vivono in una realtà che cambia rapidamente, dove tradizione, globalizzazione e modernità si intrecciano. Il rapporto tra passato e presente si costruisce senza estremismi, dando vita a forme espressive nuove che raccontano la complessità culturale del paese.

Questo approccio si vede in eventi come Reality Surreality, curato da Lu Peng, grande esperto di arte cinese moderna e contemporanea. La sua analisi mostra come la pittura cinese, pur radicata nella tradizione, si confronti con le sfide del presente.

Nascono così culture artistiche nuove, che raccontano realtà locali e identità in trasformazione, con attenzione a micro-realtà e valori spesso nascosti, indagati anche da giovani cineasti come Yin Jiulong e Li Yongzheng.

Curare in Cina: lavoro di squadra e pubblico aperto

Curare in Cina significa mettere insieme organizzazione e collaborazione. Non si favoriscono interventi isolati, ma il lavoro di squadra è fondamentale per gestire un sistema complesso e in continua evoluzione.

Rispetto alle grandi biennali europee, come Venezia, Chengdu punta meno sull’evento inaugurale e più sull’accesso ampio e gratuito al pubblico. Questo favorisce una partecipazione più diffusa e inclusiva.

L’assenza di Padiglioni Nazionali apre la strada a una selezione internazionale di curatori con curriculum rigorosi, che valorizzano sia artisti affermati sia emergenti, promuovendo incontri culturali più profondi rispetto agli appuntamenti occidentali.

Il pubblico cinese: curiosità e partecipazione

Il pubblico cinese risponde con curiosità e interesse alle grandi mostre internazionali. Città come Chengdu, Wuhan e Guangzhou, con decine di milioni di abitanti, mostrano un coinvolgimento ampio.

Oltre alle esposizioni, si organizzano seminari, tavole rotonde e simposi che stimolano il dibattito culturale, coinvolgendo artisti, critici e studiosi. Un modello che in Europa spesso manca, dove il dialogo teorico è meno sviluppato.

Nel 2026 la partecipazione cinese alla Biennale di Venezia si è distinta proprio per un simposio retrospettivo con i maggiori curatori del passato, segno di una maturità culturale e organizzativa in crescita.

Biennali cinesi, mercato globale e la sfida della comunicazione

Nonostante la crescita, le biennali in Cina faticano ancora a farsi conoscere all’estero. Gran parte degli eventi rimane rivolta al pubblico interno, con scarsa promozione internazionale.

La distanza geografica e differenze culturali frenano il flusso di visitatori stranieri. Serve uno sforzo maggiore per costruire ponti e ampliare la conoscenza reciproca tra sistemi artistici.

In questo senso, media specializzati come Artribune giocano un ruolo importante per aumentare visibilità e dialogo a livello globale.

Memoria locale e trasformazioni sociali nell’arte cinese

Molti artisti cinesi si concentrano su realtà culturali spesso invisibili, come piccoli villaggi o quartieri isolati, e sulle storie degli anziani che ne raccontano i cambiamenti. Questo sguardo attento al dettaglio crea una narrazione artistica ricca, che lega passato e presente.

Ne sono esempi i registi Yin Jiulong e Li Yongzheng, che con immagini intense e poetiche esplorano il rapporto tra tradizione e trasformazione sociale.

Questi temi arricchiscono la scena artistica, mettendo in luce questioni universali radicate in contesti locali specifici.

Censura e limiti culturali: un equilibrio prudente

La censura cinese è spesso vista con stereotipi, ma chi lavora nel sistema sa che serve rispetto e consapevolezza delle regole per evitare problemi.

Il confronto non ha mai bloccato la creatività, purché si evitino provocazioni inutili e si lavori con consapevolezza storica e lungimiranza critica. Così si valorizzano le espressioni artistiche cinesi senza rinunciare a un confronto di qualità a livello internazionale.

Il risultato è un sistema in evoluzione, che si distanzia dalle mode dettate dai social media e punta a un percorso artistico e curatoriale autentico.

Redazione

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