Restauro dell’arte contemporanea al MAXXI: il cantiere aperto per l’installazione di Remo Salvadori

Nel cuore del MAXXI di Roma, una stanza prende vita sotto gli occhi di chi passa. La Stanza dei Verticali di Remo Salvadori, capolavoro d’arte metallica realizzato tra il 1995 e il 2000, si mostra mentre torna a nuova vita. Non è un semplice restauro chiuso dietro a un sipario, ma un laboratorio aperto: visitatori e appassionati possono seguire ogni gesto dei restauratori, toccare con lo sguardo il lento lavoro su rame e acciaio. Qui, il museo si trasforma in un racconto tangibile, fatto di mani esperte, geometrie sospese e storie incise nel metallo. Un invito a guardare l’arte non come un oggetto finito, ma come un organismo vivo, in continua evoluzione.

Salvadori e il senso profondo de La Stanza dei Verticali

Remo Salvadori, nato a Cerreto Guidi nel 1947 e scomparso nel 2026 a Milano, ha concepito quest’opera come un incontro tra forma e materia. Non una semplice rappresentazione del teorema di Pitagora, ma una traduzione in metallo, attraverso il dialogo tra rame e acciaio, due materiali centrali nella sua ricerca artistica. Tra il 1995 e il 2000, Salvadori ha dato vita a undici elementi distinti ma legati tra loro: cinque lastre quadrate di rame, tre lamine cilindriche e tre anelli d’acciaio.

Non si tratta di un assemblaggio casuale. Il rame, caldo e vibrante, si affianca all’acciaio, freddo e robusto, in un gioco di opposti che richiama maschile e femminile, forza e accoglienza, ragione e spiritualità. L’opera crea uno spazio di equilibrio e tensione, capace di immergere chi la guarda in una dimensione meditativa. Le superfici metalliche e le forme plasmano un’atmosfera di armonia e dinamismo, dimostrando come la scultura possa raccontare verità profonde attraverso la semplicità dei materiali.

Il restauro aperto: un dietro le quinte da scoprire

Il MAXXI ha acquisito La Stanza dei Verticali nel 2012, riconoscendone il valore nella collezione di arte contemporanea. Nel 2026 il museo ha scelto di rendere visibile il restauro con il progetto “In Restauro”, un’iniziativa che porta i visitatori dentro il cuore del lavoro di conservazione, spesso nascosto. Fino al 17 luglio 2026, chiunque può passare dal Corner D, uno spazio allestito per mostrare ogni fase di questo delicato intervento.

L’idea non è solo didattica: è parte integrante dell’esperienza al museo. Vedere i restauratori, gli storici e i tecnici al lavoro stimola la curiosità e aiuta a capire la fragilità e la complessità dell’arte metallica contemporanea. Ogni gesto racconta precisione e rispetto, dalla pulitura al trattamento, passando per la conservazione della patina e delle tracce del tempo. Un’occasione per apprezzare quanto dietro un’opera come questa ci sia un lavoro di grande maestria.

Le sfide di conservare rame e acciaio insieme

Restaurare La Stanza dei Verticali non è semplice. I materiali, rame e acciaio, hanno subito negli anni ossidazioni e corrosioni che ne avevano compromesso la stabilità e l’aspetto. Quando il museo ha acquisito l’opera, questi problemi erano già evidenti.

L’intervento è affidato all’Istituto Centrale per il Restauro, che lo ha inserito nel percorso formativo della propria Scuola di Alta Formazione e Studio. Rimuovere i depositi senza danneggiare le superfici, proteggere i metalli da futuri danni e mantenere l’equilibrio fisico tra i componenti sono state le sfide principali. Ogni passo è calibrato per rispettare sia i materiali sia l’intenzione artistica di Salvadori, facendo emergere dettagli e contrasti che arricchiscono la bellezza dell’opera.

Il laboratorio è aperto al pubblico dal martedì al venerdì, con ingresso libero dalle 11 alle 13 e dalle 14 alle 17. Le prime visite hanno mostrato grande interesse: il pubblico segue con attenzione ogni fase del lavoro, mentre un gruppo di allievi dell’ICR, guidato da esperti, studia e mappa ogni area da restaurare. Un vero e proprio cantiere didattico dove l’arte parla della sua natura fragile ma potente.

Quando il restauro sarà completato, La Stanza dei Verticali tornerà a mostrare tutta la sua forza espressiva. Un segno tangibile di come la conservazione sia un gesto concreto di tutela culturale e di quanto l’arte contemporanea abbia bisogno di cure attente per continuare a vivere, dialogando con il passato, il presente e le nuove generazioni.

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