Nel cuore di Fontanellato, un labirinto di bambù che si estende per sette ettari sfida chiunque a perdersi tra le sue torri verdi. È il Labirinto della Masone, la più grande struttura di questo tipo al mondo, frutto della passione di un collezionista parmense per l’arte e la natura. Nel 2026, questo spazio straordinario ha ospitato la quinta edizione del LOST Music Festival, un evento che non si limita a suonare musica, ma la reinventa. Tra performance dal vivo, anteprime e collaborazioni nate appositamente per quel luogo, si è creato un intreccio di suoni e sensazioni che ridefinisce il rapporto tra natura, arte e musica. Non un semplice festival, ma un’esperienza che spinge verso territori sonori mai esplorati.
Il Labirinto della Masone sorge a Fontanellato, in provincia di Parma. È il più grande giardino di bambù al mondo, con oltre 300mila piante che si estendono su più di sette ettari. L’idea è nata dall’intuito di Franco Maria Ricci, famoso editore e collezionista d’arte parmense, che ha voluto creare uno spazio che fosse un viaggio simbolico tra natura e cultura. L’ispirazione viene anche da Borges, che vedeva nei labirinti l’espressione stessa della perplessità umana. Al centro del labirinto si staglia una piramide, opera dell’architetto Pier Carlo Bontempi, che simboleggia la meta finale di questo percorso di scoperta.
Dentro il labirinto c’è anche un museo con una collezione d’arte che racconta il gusto eclettico di Ricci. Tra le opere più importanti ci sono la Venere di Luca Cambiaso, la Sacra Famiglia di Girolamo Mazzola Bedoli, il Vir temporis acti di Adolfo Wildt, una Tigre di Antonio Ligabue e diversi ritratti di Vittorio Corcos e Hayez. Questo mix di natura, arte e architettura fa del Labirinto della Masone un’esperienza multisensoriale, un luogo fatto per perdersi e ritrovarsi.
Nel luglio 2026 la Fondazione Franco Maria Ricci ha ospitato la quinta edizione del LOST Music Festival, un appuntamento che si conferma unico nel panorama europeo della musica contemporanea. Nato come un incontro tra eredità culturale e sperimentazione sonora, il festival è diventato una piattaforma dove la musica più radicale dialoga con lo spazio fisico e simbolico del labirinto.
Dal 3 al 5 luglio si sono susseguite performance dal vivo e prime assolute italiane, come il progetto Starfire di Suutoo, pensato per immergersi nel dedalo di bambù. Artisti e pubblico sono stati invitati a vivere un’esperienza d’ascolto attenta, fatta di intuizioni e smarrimenti. Sotto la direzione artistica di Luca Giudici, il festival ha puntato su produzioni originali e su contesti sonori capaci di entrare in rapporto diretto con la natura che circonda il labirinto.
L’obiettivo non è solo proporre musica d’avanguardia, ma costruire nuovi modi di sentire lo spazio e il tempo, trasformando il labirinto in un’esperienza mentale oltre che fisica.
L’edizione 2026 si è distinta per le collaborazioni nate appositamente per l’occasione, a conferma del ruolo del festival come crocevia culturale e laboratorio creativo. Tra i progetti più interessanti c’è stato 20_14 Assembly, che ha unito Rune Kielsgaard , Noa Kurzweil e la compositrice Felisha Ledesma in una performance pensata sulle caratteristiche acustiche del labirinto, ampliando dialoghi già avviati su etichette come la belga Stroom.
BV/XT ha segnato una prima assoluta, con l’incontro tra il sassofonista e compositore Ben Vince, promessa dell’etichetta AD93, e Xterea, artista di 5 Gate Temple. Il loro duo ha creato un lavoro sonoro che senza il contesto del festival non sarebbe stato possibile, confermando il LOST come fucina di idee nuove e difficili da replicare altrove.
Tra gli ospiti di spicco c’è stato Abosahar, protagonista della scena del Cairo e interprete della “Trobby Music”, un genere psichedelico che mescola tradizioni shaabi e mahraganat con trap ed elettronica sperimentale. La sua performance ha portato nel labirinto un’atmosfera festosa e ipnotica, fatta di ritmi incalzanti e bassi profondi, raccontando con la musica le feste popolari egiziane in una chiave del tutto originale.
Il programma del LOST 2026 ha offerto un ventaglio ampio di performance che hanno mescolato elettronica, musica dal vivo e sperimentazioni vocali. Tra i momenti più intensi c’è stata la prima mondiale di Psalms, proposta da Prison Religion, un mix potente di voce screamo, batteria dal vivo ed elettronica che ha lasciato il segno.
Yawning Portal ha presentato una versione allargata del suo ultimo lavoro, mentre Duori, nato dall’incontro tra l’artista Heith e il collettivo indonesiano Tarawangsawelas, ha esplorato il dialogo tra musica sacra di Giava occidentale e sonorità elettroniche, offrendo un’esperienza ricca e stratificata.
Non sono mancati il debutto italiano del duo Saint Abdullah & Eomac e il dj set del collettivo panafricano Jokkoo, che ha infiammato la serata di sabato 4 luglio con ritmi travolgenti e un’energia contagiosa. Il percorso curato da CCL con Liquidtime ha regalato alcuni dei momenti più raffinati, dedicati alla selezione di suoni e atmosfere, a dimostrazione della cura con cui è stato costruito il programma.
L’edizione 2026 ha confermato il LOST Music Festival come punto di riferimento per chi cerca un’esperienza musicale immersiva, capace di riscrivere il rapporto tra spazio naturale, arte visiva e musica contemporanea. Fontanellato si conferma così non solo un crocevia culturale, ma anche una casa per chi vuole spingersi oltre i confini della musica.
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