A Roma la mostra “Pensieri di Terra”: un viaggio tra memoria individuale e collettiva alla Fondazione Baruchello

La terra parla, racconta storie nascoste sotto i nostri piedi. A Roma, alla Fondazione Baruchello, questa voce si fa visibile e sonora con “Pensieri di Terra”, una mostra aperta dal 20 maggio fino al 2 agosto 2026. Qui non si cammina lungo un percorso lineare, ma si avanza per cerchi, tornando indietro, soffermandosi, lasciandosi catturare da ogni frammento. Le opere di Donatella Landi – video, sculture, suoni – nascono in momenti diversi della sua carriera, ma si intrecciano in un dialogo intenso. Memoria, storia, morte e resistenza sono i temi che emergono, mentre immagini e suoni svelano sensazioni profonde, come se il passato si mescolasse al presente sotto i nostri occhi.

Un racconto circolare che mescola tempi e linguaggi

La mostra è pensata per offrire un’esperienza fluida, senza costrizioni temporali. Donatella Landi e la curatrice Donatella Subrizi hanno messo insieme film, fotografie, installazioni, sculture e testi, creando una sorta di mini-retrospettiva. Questo permette ai diversi linguaggi artistici di convivere, sovrapporsi e farsi spazio l’uno con l’altro, dando al visitatore un’esperienza a più livelli. Tra i lavori c’è il video storico “Zoo” del 1994, accanto a sculture recenti e inedite come la serie “Satiri” del 2025. Sono esposte anche opere viste in Germania, come “Wacht am Rhein” e “Totenmasken”, insieme a un piccolo archivio sonoro che arricchisce il percorso visivo.

L’allestimento spinge a un racconto non lineare: le opere si rimandano l’una all’altra in un cerchio, così la visita diventa un dialogo continuo. Lo spettatore è chiamato a muoversi e a costruire con il proprio sguardo il senso complessivo, scoprendo i legami tematici nascosti.

“Wacht am Rhein”: il fiume che racconta la storia rovesciata

Tra le opere più intense c’è “Wacht am Rhein” , un film che mostra il Reno solcato da grandi chiatte da trasporto. L’audio elettronico unisce il rumore dell’acqua a quello dei motori, creando un’atmosfera ambigua: il paesaggio sembra calmo, ma sullo schermo emergono forme scure e inquietanti. La forza del lavoro sta proprio in questo contrasto, nel movimento lento e ripetuto del fiume che oscilla tra quiete apparente e tensione nascosta.

Landi ha voluto stravolgere il significato originale dell’inno tedesco “Wacht am Rhein”, che evocava eroismo e vittoria, per proporre una riflessione pacata ma carica di inquietudine su un luogo simbolico della fine della Seconda guerra mondiale. Il film richiama anche l’Operazione Plunder del marzo 1945, quando gli Alleati si incontrarono lungo il Reno per chiudere il conflitto. Il suono è fondamentale: invita alla meditazione ma ricorda anche la minaccia delle chiatte, simboli delle macchine da guerra.

Foto e parole: memoria personale e storia collettiva a confronto

In mostra si trovano fotografie senza didascalie, accompagnate da brevi testi che non spiegano l’immagine ma suggeriscono un racconto proprio. Molte foto vengono dall’archivio personale di Landi: scatti autocroati, immagini giovanili, che mescolano il vissuto intimo con temi universali. Le immagini diventano così porte su memorie nascoste, stati d’animo e momenti di vita.

I testi stanno accanto alle foto senza sovrapporsi, creando una narrazione frammentata ma coinvolgente. L’artista ha raccontato di aver pensato a una lunga novella fatta di pensieri slegati, ma ha capito subito che da sola la scrittura non bastava. Solo unendo parole e immagini si può avere uno “sguardo aperto”, capace di uscire dai limiti dell’autobiografia e parlare su più livelli, personali e collettivi.

La scultura: materia viva, forma in divenire

Un capitolo importante nel lavoro di Landi nasce dal contatto diretto con la terra, soprattutto dall’esperienza dell’eruzione dell’Etna nel 2002. Le prime sculture nate da quel viaggio, come la serie “Eravamo umidi, una volta” , mostrano una materia plasmata senza forme definitive. Solo con la serie “Die richtige Höhe finde um sich direkt in die Augen zu schauen” le sculture si affermano come entità autonome nel suo percorso.

Il formato contenuto permette di creare molte forme diverse che “fotografano” stati di materia in trasformazione. Non sono sculture monumentali o statiche, ma piccoli volti e figure in evoluzione, forme che sembrano sospese tra vita e morte. L’artista non parte mai da un’immagine precisa, ma segue ciò che nasce dalla manipolazione della creta, esplorando le “forme interne” della terra. Il legame tra materia e gesto creativo dà vita a forme che dialogano con chi osserva, rendendo il visitatore parte attiva del processo.

“Sei in un Paese Meraviglioso”: memoria fotografica delle stragi italiane

Tra le opere recenti spicca “Sei in un Paese Meraviglioso”, un archivio fotografico realizzato con immagini incise su porcellana. Riproduce fotografie di stragi avvenute in Italia nella seconda metà del Novecento. Le formelle, come piccole “cartoline dall’Italia”, ribaltano il titolo con ironia: non si tratta di paesaggi turistici, ma di luoghi di memoria dolorosa.

Il materiale cimiteriale diventa un potente strumento di evocazione, difficile da ignorare. L’opera sottolinea l’importanza di tenere viva la memoria storica, contro ogni tendenza all’oblio o alla manipolazione politica. Le immagini testimoniano una storia nazionale complessa, mettendo a nudo i confini tra racconto ufficiale e rimozione collettiva, tra ideologia e potere.

L’estasi: simbolo di trasformazione oltre la materia

Alla fine del percorso si trova una scultura distesa, con il volto appena accennato, labbra socchiuse in un sospiro sospeso. Rappresenta l’estasi come negazione della fissità e invito al cambiamento. Per Landi, “il respiro della terra non si ferma mai, la materia è sempre in movimento.” La scultura racconta questo fluire, sfidando la rigidità dell’arte tradizionale.

Quel gesto finale ribadisce la necessità di evolvere, di lasciar andare forme chiuse per abbracciare un continuo trasformarsi. La materia diventa così segno di un’azione viva, di una tensione verso la luce, chiudendo il dialogo tra passato e presente che attraversa tutta “Pensieri di Terra”.

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