Il terreno del Pastificio Garofalo a Gragnano ha restituito un segreto sepolto da oltre duemila anni. Durante i lavori di ampliamento, gli archeologi hanno scoperto una necropoli preromana con 85 tombe, appartenute a uomini, donne e bambini. Dal gennaio 2025, sotto la guida della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Napoli, si scava un’area di circa duemila metri quadrati, rivelando dettagli sorprendenti sulla vita della Campania Felix di 2500 anni fa. Non è la prima volta che questi luoghi parlano del passato: già negli anni Cinquanta, l’archeologo Libero D’Orsi aveva individuato qui una vasta necropoli, quella di Madonna delle Grazie, aprendo una finestra sulle antiche comunità del territorio. Questa nuova scoperta si aggiunge a una lunga storia di attenzione e studio del patrimonio archeologico locale.
Necropoli di Via dei Pastai: un patrimonio di 85 tombe tra adulti e bambini
Gli scavi condotti tra gennaio e i primi mesi del 2025 hanno portato alla luce 85 tombe preromane: 16 di adulti, 4 di bambini e 15 di infanti. L’area, finora inesplorata, fa parte di una necropoli più ampia già nota dagli scavi degli anni Cinquanta. L’estensione complessiva arriva a circa 2000 metri quadrati, con sepolture che coprono un arco temporale di oltre duemila anni. In passato, questo luogo era minacciato dalle attività edilizie e dai tombaroli; per questo, negli anni Cinquanta si salvaguardarono circa 300 tombe con i loro corredi, conservati oggi al Museo Archeologico di Quisisana. La nuova scoperta conferma la ricchezza e la complessità di questo polo funerario nell’area dell’Ager Stabianus, legato alle comunità preromane della zona stabiliese.
Scavi rivelano tracce ancora più antiche e storie di vita quotidiana
Sotto la necropoli sono emerse strutture che risalgono a epoche ancora più lontane, dall’età del Rame fino al Bronzo. Questo dimostra come il territorio fosse abitato ininterrottamente almeno dal III millennio a.C. Gli scavi si sono conclusi con la rimozione dei reperti, ora in fase di studio da parte degli esperti. I resti scheletrici permettono di ricostruire aspetti fondamentali della vita di allora: malattie, alimentazione, lavori e i segni che questi lasciavano sul corpo. Anche tessuti e materiali lignei, raramente conservati, offrono indizi preziosi sui riti funerari e sulle risorse a disposizione. Grazie a questi studi, si può ricostruire con più precisione il contesto sociale, economico e sanitario della Campania preromana, finora poco conosciuto.
Corredi funerari tra lusso e traffici mediterranei
Tra i reperti spiccano corredi ben conservati: vasellame decorato, gioielli come collane e pendenti in avorio con figure umane, una spada di ferro e fibule in bronzo. Questi oggetti indicano la presenza di un’élite che mostrava il proprio prestigio anche nelle sepolture. Su alcuni reperti ci sono graffiti alfabetici che aiutano a identificarne i proprietari e suggeriscono l’esistenza di ampie reti commerciali che collegavano la Campania con Grecia, Egitto e tutto il Mediterraneo orientale. Tra i corredi ci sono anche scarabei egizi provenienti da Naukratis, a conferma di questi scambi culturali e commerciali. Alcune casse funerarie in tufo hanno conservato tessuti e materiali lignei, elementi preziosi perché normalmente si degradano rapidamente. Tra i reperti più interessanti c’è un balsamario in terracotta a forma di sirena, datato tra il 580 e il 550 a.C., oggi esposto nella mostra Parthenope al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
Futuro dei reperti: tra Museo della Pasta e Parco Archeologico di Pompei
L’area della scoperta rientra nell’Ager Stabianus, territorio che potrebbe far entrare i reperti nel circuito del Parco Archeologico di Pompei. Ma il sindaco di Gragnano, Aniello D’Auria, ha proposto di ospitare i ritrovamenti nel futuro Museo della Pasta di Gragnano, che sorgerà nell’ex Monastero di San Michele Arcangelo, a pochi passi dalla necropoli. L’idea prevede una collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli per valorizzare il patrimonio sul territorio. Questa scelta potrebbe rafforzare l’identità culturale di Gragnano, legando la sua storia antica alla fama moderna per la produzione di pasta. La valorizzazione dei reperti è ancora in fase di definizione, ma l’obiettivo è conservarli al meglio e renderli accessibili sia al pubblico sia agli studiosi.