Cortona, luglio 2026. Le vie della piccola città toscana si animano di immagini che raccontano storie e paesaggi, tra passato e futuro. Cortona On The Move, giunto alla sedicesima edizione, si conferma un appuntamento irrinunciabile per gli appassionati di fotografia. Trentaquattro mostre distribuite in spazi che sembrano voler abbracciare tutto il territorio, un’offerta così vasta da rischiare di diluire l’attenzione su ogni singola opera. Eppure, è proprio qui, tra le colline di Arezzo, che si intrecciano sguardi di fotografi, curatori e visitatori, creando un dialogo vivace tra storia e innovazione.
A guidare questa edizione è Renata Ferri, che ha preso le redini come direttrice artistica con l’intento di dare una ventata di novità senza perdere la tradizione del festival. Il tema scelto è “Beautiful Country”, che dà anche il nome al doppio catalogo pubblicato da Allemandi. L’obiettivo è raccontare l’Italia degli ultimi decenni attraverso la fotografia, costruendo un vero e proprio “atlante visivo” che diventa un viaggio dentro altri viaggi. Le immagini qui non sono solo scatti, ma strumenti di riflessione e poesia insieme.
Al centro del progetto c’è “Peninsula”, che riunisce dieci giovani fotografi nati negli anni Ottanta e Novanta. L’iniziativa, voluta da Ferri e sostenuta da partner importanti come Intesa Sanpaolo, Gallerie d’Italia e Fondazione CR Firenze, mette in luce i territori fisici e simbolici dell’Italia contemporanea. Tra gli artisti coinvolti, Arianna Arcara, Fabio Barile, Marina Caneve, Federico Clavarino, Matteo De Mayda, Giorgio Di Noto, Alessandro Imbriaco, Rachele Maistrello, Giulia Parlato e Giovanna Silva.
Il progetto si ispira apertamente al celebre “Viaggio in Italia” di Luigi Ghirri del 1984, una pietra miliare che ha segnato il modo di raccontare il Paese con la fotografia. Qui però la committenza gioca un ruolo chiave: sostiene concretamente i fotografi, spesso alle prese con contesti fragili, rafforza le collezioni pubbliche e private e stimola investimenti, sia pubblici che privati. In un panorama italiano con oltre ottanta festival attivi, questo modello può rappresentare una strada solida e sostenibile.
La mostra “Peninsula” si tiene nella Fortezza del Girifalco, un luogo carico di storia che offre uno sfondo suggestivo alla collettiva. Ogni artista ha ricevuto un compenso di 3.000 euro più il supporto per la produzione degli allestimenti, un segnale tangibile dell’attenzione dedicata alla fotografia emergente e mid-career italiana.
Le immagini parlano un linguaggio fatto di colori morbidi, contrasti delicati e atmosfere sospese. C’è quella sensibilità poetica che Luigi Ghirri ha reso celebre, ma aggiornata con un occhio alle sfide di oggi: la ricerca artistica, la libertà di espressione, il rapporto con se stessi e con il mondo, l’incontro con altri linguaggi e la crescente consapevolezza ambientale.
Il risultato è una lettura chiara e coerente della fotografia italiana attuale, una fotografia che si prende la responsabilità di raccontare un’identità nazionale in trasformazione. Non mancano però le critiche sulla selezione, con molti esclusi, soprattutto tra chi lavora sull’Italia, e alcuni giovani o mid-career lasciati fuori per limiti anagrafici. Questo dettaglio mostra come il festival voglia concentrare l’attenzione su una fascia precisa, tratteggiando un quadro definito di un panorama in movimento.
Accanto a “Peninsula”, spicca la mostra del fotografo statunitense Joel Sternfeld, ospitata negli spazi sotterranei della Cannoniera del Girifalco. Qui viene presentato per la prima volta in Italia il suo lavoro “Campagna romana”, realizzato tra il 1989 e il 1991. Sternfeld offre uno sguardo critico e poetico sulla periferia di Roma, tra rovine e architetture moderne, rompendo con i soliti stereotipi e richiamando le grandi esplorazioni di un tempo, da Goethe a Ghirri.
L’ambientazione sotterranea, fresca anche nelle giornate calde d’estate, permette di esporre gigantografie di grandi dimensioni e garantisce al pubblico un’esperienza visiva più confortevole e coinvolgente.
Oltre alla Fortezza e alla Cannoniera, il festival si sviluppa in diverse altre location. Palazzo Baldelli resta il cuore delle esposizioni, mentre la stazione di Camucia ospita nuove produzioni fotografiche. Lo scorso anno qui si è vista la “Family trilogy” di Christopher Anderson; quest’anno la scena rave raccontata da Chiara Fossati e Mattia Zoppellaro.
Nel centro storico fa il suo debutto Palazzo Anderini con “Sonata” di Aaron Schuman, mentre Palazzo Vannozzi apre per la prima volta le porte a un bookshop gestito dalla libreria romana Leporello. Questo spazio diventa un punto di riferimento per chi cerca pubblicazioni fotografiche difficili da trovare, un segno concreto della vitalità e della tenacia del libro fotografico.
All’interno di Palazzo Baldelli si alternano progetti e stili diversi: “Groundswell”, un’iniziativa europea sulla crisi ambientale; “Paesaggio Inverso” di Silvia Camporesi, dal sapore evocativo; gli autoritratti urbani di Kourtney Roy ambientati a Napoli; la riflessione politica del duo Santese/Valli in “Realpolitik”. Tra le proposte anche “Perfetta bellezza” di Candida Hofer, la multivisione “Mozzarelle/Cosmogonie” di Antonio Biasiucci e i diorami precisi di Sohei Nishino, dal Giappone. Questa varietà dimostra la ricchezza del festival e la sua capacità di mettere a confronto percorsi diversi.
Da sempre, Cortona On The Move è un punto di riferimento per capire dove va la fotografia italiana e internazionale. La scelta di Renata Ferri come direttrice artistica conferma questa vocazione. Con la sua esperienza nel giornalismo e nell’editoria, Ferri riesce a mantenere vivo il legame con la storia della fotografia, salvaguardando memoria e identità, senza rinunciare a guardare avanti.
Questa edizione, con la sua complessità e ricchezza, dimostra che la fotografia resta uno strumento fondamentale per raccontare il nostro presente. Cortona On The Move continua così a essere un nodo culturale e creativo, capace di mettere in luce i cambiamenti sociali e ambientali in corso e di offrire nuovi punti di vista.
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