La villa di Federico Zeri a Mentana, un tempo dimora silenziosa e abbandonata, rischiava di sparire sotto la polvere dell’incuria. Quel luogo, che aveva ospitato collezioni preziose, studi minuziosi e archivi fondamentali, era finito all’asta con una base di quasi 2,5 milioni di euro, senza suscitare interesse. Un destino amaro per un patrimonio culturale così ricco, minacciato di essere dimenticato. Ora, però, qualcosa si muove davvero. Grazie a un’intesa tra il Ministero della Cultura e l’Università di Bologna, la villa sta per rinascere: diventerà un centro aperto al pubblico, un luogo vivo dove ricerca e formazione daranno nuova voce all’eredità di uno dei più grandi storici dell’arte del Novecento.
Federico Zeri e la villa che custodisce la sua storia
Federico Zeri, nato a Roma nel 1921 e scomparso a Mentana nel 1998, ha dedicato tutta la vita allo studio della pittura italiana dal Duecento al Cinquecento, guadagnandosi fama internazionale come critico e storico dell’arte. Nel 1959 acquistò i terreni dove fece costruire la villa, a pochi chilometri da Roma, affidandone il progetto all’architetto Andrea Busiri Vici. L’idea era semplice ma raffinata: una casa attorno a un cortile interno, pensata per esporre la sua collezione di iscrizioni e frammenti antichi.
Quella raccolta, considerata una delle più importanti private di epigrafia romana, si affiancava a una fototeca di oltre 290mila fotografie di opere d’arte e monumenti, oltre a dipinti, sculture e reperti accumulati nel corso degli anni. La villa non era solo una casa, ma un vero laboratorio di studio, ricerca e conservazione.
Alla sua morte, la villa passò in eredità all’Università di Bologna, insieme alla biblioteca e alla fototeca, con l’intento di mettere a disposizione il materiale per la ricerca. Fino al 2010 la villa ospitò la Fondazione Zeri, che poi spostò le sue attività principali a Bologna per ragioni di conservazione.
Dall’abbandono all’asta senza offerenti
Dopo la morte di Zeri e il trasferimento della fondazione, la villa ha cominciato a soffrire per la mancanza di cure e una gestione incerta. Pur essendo proprietà dell’Università di Bologna, l’edificio, immerso in un parco con vista sul Monte Gennaro e il Terminillo, è caduto in uno stato di abbandono. Ha perso progressivamente la sua funzione originale, diventando un peso.
Nel 2018 fu messa all’asta dall’Agenzia del Demanio con una base di quasi 2,5 milioni di euro. Ma nessuno si fece avanti: l’asta andò deserta, a testimonianza delle difficoltà nel valorizzare un bene culturale così particolare. Per anni la villa è rimasta in un limbo, con pochi progetti concreti e sporadiche promesse di rilancio.
In vista del centenario della nascita di Zeri nel 2021, l’allora sottosegretaria Lucia Borgonzoni aveva espresso la volontà di intervenire per salvare la villa, ma solo nel 2026 è stato siglato un accordo ufficiale tra Ministero della Cultura e Università di Bologna per rilanciare il sito.
Un’intesa per riportare Villa Zeri al centro della cultura
Il 25 luglio 2026 è stato firmato un protocollo tra Ministero della Cultura e Università di Bologna per recuperare e valorizzare Villa Zeri, mantenendola nella proprietà universitaria. L’obiettivo è inserirla nella rete museale nazionale, affidandola all’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo, che già gestisce sedi culturali di rilievo a Roma, come Casa Pasolini.
Il ministro della Cultura ha definito la villa un luogo destinato a diventare un centro di formazione, ricerca e produzione culturale, in grado di custodire la memoria di Zeri e diffondere il suo metodo di studio, basato sull’analisi critica delle immagini. L’accordo punta a rendere accessibili al pubblico spazi e collezioni, aprendo la villa a studiosi, artisti e cittadini.
La presenza di figure di spicco, come il direttore dell’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo, Luca Mercuri, e il rettore dell’Università di Bologna, Giovanni Molari, testimonia la volontà di portare avanti con concretezza questo progetto.
Villa Zeri tra museo, alta formazione e ricerca
Il piano a medio termine prevede di trasformare Villa Zeri in un punto di riferimento stabile per l’eredità dello studioso, non solo come museo ma anche come centro di produzione culturale e didattica avanzata. La villa ospiterà mostre temporanee su temi cari a Zeri, convegni, seminari specialistici e attività formative in collaborazione con la Fondazione Federico Zeri e una rete internazionale di musei e istituti di ricerca.
La valorizzazione include la musealizzazione graduale di alcune aree della villa, interventi di restauro degli ambienti e delle collezioni, oltre alla creazione di residenze per artisti. Questi spazi saranno un vero incubatore di creatività, favorendo il dialogo tra il patrimonio storico e il presente.
L’idea è garantire l’accessibilità e conciliare studio, ricerca e fruizione pubblica, restituendo alla villa il ruolo di punto di riferimento culturale che ha avuto sotto la guida diretta di Zeri.
Il rilancio delle case museo: un patrimonio diffuso per Roma
Il recupero di Villa Zeri si inserisce in un disegno più ampio portato avanti dalla Direzione generale Musei e dall’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo, che mira a rafforzare una rete di case museo e dimore d’autore nella zona romana. Questi spazi conservano la memoria di artisti e studiosi, offrendo luoghi vivi per la cultura e la creatività contemporanea.
Tra le altre sedi gestite ci sono la Casa Museo Mario Praz, Casa Museo Boncompagni Ludovisi, Casa Museo Hendrik Christian Andersen, Casa Pasolini e Casa Balla. L’aggiunta di Villa Zeri rafforza un modello che mette in dialogo patrimonio storico e produzione culturale attuale, insieme all’alta formazione.
Secondo gli amministratori, valorizzare questi spazi significa stimolare partecipazione e innovazione, trasformando il patrimonio in un motore di crescita culturale accessibile a un pubblico sempre più vasto.
Negli ultimi mesi si sono quindi poste le basi per un futuro in cui la villa di Mentana tornerà a essere un cuore pulsante di cultura, fedele al suo legame con lo studio e la conoscenza profonda dell’arte italiana.