La sostenibilità non è più un optional, dice un direttore di museo romano. Per musei, fondazioni e istituzioni culturali italiane, questo è diventato un imperativo quotidiano. Non si tratta più di qualche progetto sporadico o di buone intenzioni appese a un manifesto. Ogni aspetto, dalla gestione degli spazi ai fornitori, dal trasporto delle opere all’organizzazione degli eventi, viene oggi ripensato con occhi nuovi. Serve qualcuno che sappia mettere insieme questi pezzi, che coordini e dia senso a un cambiamento complesso. Nasce così il ruolo del Sustainability Manager, pronto a trasformare il modo in cui la cultura si racconta e si pratica in Italia.
Il Sustainability Manager non nasce dal nulla, ma si inserisce in un percorso già visto in altri settori culturali. Come il fundraiser, che è passato da figura innovativa a indispensabile per sostenere economicamente musei e istituzioni. Oggi, la sostenibilità segue la stessa strada. A dimostrarlo sono anche esempi internazionali come le Serpentine Galleries di Londra, che hanno scelto gli architetti di Formafantasma come Ecological Advisors, a sottolineare l’importanza crescente delle competenze ambientali nelle strategie culturali. In Italia, Institution School ha deciso di mettere nero su bianco questa evoluzione, proponendo un corso specifico: “Sustainability Manager and Strategist for Cultural Institutions”. L’obiettivo è formare professionisti in grado di inserire la sostenibilità in ogni fase della gestione culturale, dalla progettazione degli eventi alla governance, valorizzando sia l’aspetto sociale sia quello economico.
Il corso, in programma dal 31 agosto al 27 settembre 2026, offre un percorso multidisciplinare e concreto. A guidarlo è Martin Neureiter, già a capo del gruppo internazionale che ha creato la norma ISO 26000 sulla responsabilità sociale. Si affrontano temi che vanno dalla governance alla rendicontazione ESG, passando per strumenti pratici per valutare e ridurre l’impatto ambientale delle mostre, con particolare attenzione a risparmio energetico e certificazioni. Un focus speciale è riservato al trasporto e al prestito delle opere d’arte, spesso trascurati ma fondamentali per abbattere l’impronta ecologica complessiva. Nel programma c’è spazio anche per il fundraising sostenibile, con interventi di esperti come l’economista Pier Luigi Sacco e Anders Rykkja. L’idea è creare ponti tra istituzioni culturali, fondazioni, imprese e pubblico per costruire partnership durature e sostenibili.
Il corso si svolge in modalità ibrida: tre settimane di lezioni online in diretta, seguite da una settimana di residenza a Santa Sofia, piccolo borgo in Romagna. Qui i partecipanti lavoreranno su casi concreti legati a musei, teatri, festival e patrimonio storico. Santa Sofia diventerà un vero laboratorio di sostenibilità culturale, con audit sul campo, workshop e incontri con professionisti di fama internazionale. Tra loro Jean Savitsky del MoMA di New York, Grace Redmond di Julie’s Bicycle, Kim Kraczon della Climate Gallery Coalition e il direttore del Museo di Capodimonte, Eike Schmidt. Il percorso si chiude con la realizzazione di un Sustainability Portfolio personale, la partecipazione a un forum internazionale e il rilascio di una certificazione professionale riconosciuta.
Due le opzioni per iscriversi: il pacchetto completo, che include formazione online e residenza, costa 1.850 euro, mentre solo la formazione online è disponibile a 850 euro. Dopo la fase early bird sono previsti prezzi agevolati: 1.500 euro per il pacchetto completo e 700 euro per il solo corso digitale. Institution School offre inoltre sconti per partner istituzionali come CIMAM e IKT e mette a disposizione 20 borse di studio con riduzioni di 200 euro per candidati selezionati. Le iscrizioni sono aperte e si possono fare sul sito ufficiale di Institution School. Un’occasione importante per chi vuole diventare protagonista della svolta sostenibile nel settore culturale, progettando strategie con un impatto concreto e duraturo.
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