Nel 1596, un ragazzo viene morso all’improvviso da un ramarro nascosto tra i frutti. È una scena così reale da far quasi sobbalzare chi la guarda. È “Il ragazzo morso da un ramarro”, uno dei primi capolavori di Caravaggio, dipinto quando l’artista aveva poco più di vent’anni. Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, non è più solo un apprendista: a Roma sta rivoluzionando l’arte con il suo stile diretto, crudo, carico di emozione. Quel quadro, piccolo nelle dimensioni ma enorme nella forza espressiva, racconta la fragilità della giovinezza, un dolore improvviso e un inganno nascosto. Oggi, a Porto Ercole, la città dove Caravaggio morì giovane, a soli 39 anni, quell’opera torna a far parlare di sé.
“Il ragazzo morso da un ramarro” nasce in un momento decisivo per Caravaggio. A Roma, intorno al 1595, si distacca dai modelli tradizionali e cerca un rapporto diretto con chi poteva commissionargli lavori. A differenza di un precedente dipinto come il “Ragazzo con la canestra di frutta”, realizzato sotto l’occhio vigile del Cavalier d’Arpino, qui emerge un linguaggio più personale, più innovativo. Il soggetto? Un giovane con un’espressione tesa, sorpreso dal morso improvviso di un piccolo ramarro nascosto tra i frutti. Caravaggio mostra la sua abilità nel trasformare un momento di vita in un episodio carico di dramma, grazie alla luce intensa e ai contrasti forti, che sono la sua firma.
Dietro questa scena semplice si nasconde un messaggio più profondo. Il morso rappresenta il passaggio brusco dalla spensieratezza giovanile alla consapevolezza del dolore e della fragilità umana. I frutti e le foglie non sono solo decorazione: parlano dei piaceri della carne e della natura, ma anche della caducità della vita e dell’inganno delle apparenze. L’idea del quadro riprende un disegno di Sofonisba Anguissola, risalente al 1554, che mostrava Asdrubale morso da un granchio. Probabilmente Caravaggio l’ha visto e ne ha fatto una sua versione, più reale e meno simbolica, giocata sulla luce e sui dettagli concreti.
Non esiste una sola versione di questo quadro. Quella considerata più autentica è conservata a Firenze, alla Fondazione Longhi. È piccola ma ricca di dettagli precisi. A Londra, alla National Gallery, ce n’è una seconda, probabilmente opera di un seguace o di un allievo: manca un po’ della forza dell’originale, ma mantiene lo spirito della scena.
C’è poi una terza versione, più grande, citata da critici del Settecento e studiata da Roberto Longhi nel 1958, che la attribuiva a Caravaggio stesso. Oggi questa tela è in un collezione privata a Roma. Differenze importanti la distinguono dalle altre: le lacrime sulla palpebra del ragazzo, il colore del ramarro, variazioni nei toni della rosa accanto al giovane. Alcuni studiosi moderni pensano che questa sia la versione originale, quella più vicina all’idea iniziale del pittore.
Porto Ercole ha un legame profondo con Caravaggio. Qui morì il 18 luglio 1610, dopo un periodo travagliato di malattie e inquietudini. Dopo anni di fuga e problemi, si spense in questo borgo sul mare, lasciando un’eredità artistica enorme e un alone di mistero. Dal 2019 la sua tomba si trova nel piccolo cimitero locale, meta di studiosi e appassionati.
Ed è proprio qui che il “Ragazzo morso da un ramarro” torna protagonista. Dal 27 settembre al 25 ottobre 2026, nella Chiesa di Sant’Erasmo, nel cuore del borgo storico, si terrà una mostra speciale, promossa dal Comune di Monte Argentario, MetaMorfosi e Fondazione Guglielmo Giordano. L’opera esposta porta ancora la dicitura “attribuita a”, segno che il dibattito sull’autenticità non si è spento, ma i dettagli tecnici – come la preparazione scura della tela e i piccoli cambiamenti visibili – suggeriscono un legame diretto con le prime prove di Caravaggio.
L’allestimento è studiato per far dialogare il dipinto con l’architettura sacra della chiesa, esaltandone la forza espressiva. La mostra è ad ingresso gratuito, aperta a cittadini e visitatori che vogliono scoprire un lato meno noto della carriera del pittore, lontano dai suoi capolavori più famosi.
Sono previste visite guidate gratuite, su prenotazione. Dal lunedì al venerdì si svolgono alle 16, mentre nel fine settimana ci sono due turni, mattina e pomeriggio. Per facilitare gli spostamenti, durante l’apertura della mostra saranno disponibili navette gratuite tra il parcheggio Cavallaro e piazza Ricasoli. Un programma pensato per mettere insieme arte, cultura e territorio, valorizzando un patrimonio che ancora oggi parla forte a oltre quattrocento anni dalla morte di Caravaggio.
Questo appuntamento a Porto Ercole è un’occasione unica per guardare da vicino una delle opere meno conosciute del Merisi e per capire tutta la complessità e la forza di un artista che ha rivoluzionato la pittura, proprio nello stesso luogo dove chiuse il suo cammino.
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