Orvieto si prepara a trasformarsi in un palcoscenico a cielo aperto, dove cinema, arte e storia si intrecciano in modo inedito. L’Orvieto Cinema Fest, alla sua nona edizione, nasce e si muove grazie a un gruppo di donne che hanno scelto di farne un luogo di condivisione. Ingresso libero, eventi per tutti: una formula semplice, ma efficace, in tempi in cui spesso siamo soli davanti a uno schermo digitale. “La cura dello sguardo” è il tema scelto quest’anno, un invito a riflettere su come guardare insieme possa diventare un atto di resistenza e comunità. Ecco perché eventi e proiezioni si svolgeranno in spazi carichi di storia, dal Teatro Mancinelli alla Chiesa dei Santi Apostoli.
L’Orvieto Cinema Fest è ormai un appuntamento fisso della stagione culturale umbra. I suoi eventi prendono vita in spazi di grande fascino, come il Teatro Mancinelli, la Biblioteca Pubblica Luigi Fumi e la Chiesa dei SS. Apostoli. Non si tratta di semplici location, ma di veri protagonisti del festival, che dialogano con il cinema contemporaneo offrendo un confronto originale tra storia e linguaggi audiovisivi nuovi. Questi monumenti non sono contenitori passivi: diventano parte dell’esperienza, rianimano il centro storico e mettono in mostra la ricchezza culturale della città.
Dietro le quinte c’è un team tutto al femminile: Stefania Fausto, Sara Carpinelli, Valentina Dalmonte e Francesca Bonfanti guidano l’associazione Orvieto Cinema Fest ODV. La loro presenza ai vertici riflette l’identità del festival, che punta a essere uno spazio aperto, dove diverse voci e prospettive possano incontrarsi e crescere.
Il cuore di questa edizione è lo sguardo, inteso come gesto che cura, ma anche come scelta etica e politica. In un’epoca in cui spesso si guarda da soli, dentro schermi personali, il festival ribadisce il valore della sala cinematografica come luogo di condivisione. Andare a vedere un film diventa un rito collettivo, quasi sacro, che rafforza legami sociali e crea comunità.
L’immagine simbolo, firmata dall’illustratore Antonio Pronostico, racconta tutto questo: la penombra delle sale si anima di elementi naturali rigogliosi, a simboleggiare il cinema come organismo vivo, capace di far nascere nuove idee e generare empatia tra chi guarda. Ogni inquadratura è un seme, pronto a far germogliare emozioni e riflessioni.
Questa attenzione al “prendersi cura” dello sguardo si lega alla volontà del festival di mettere al centro l’esperienza umana della visione, opponendosi all’isolamento tecnologico che caratterizza i nostri tempi.
Il cuore del programma è una selezione internazionale di 22 cortometraggi provenienti da 14 Paesi, di cui tre in anteprima nazionale. I film affrontano temi che vanno dall’intimità personale a questioni sociali e politiche di respiro globale, disegnando un mosaico di storie che raccontano le sfide del nostro tempo.
A guidare la giuria c’è la regista Laura Samani, conosciuta per la cura dei dettagli e la profondità emotiva, affiancata dalla critica Martina Barone e dal regista Carlo Liberatore, capaci di valutare le opere sotto diversi punti di vista. L’attrice Giulia Schiavo accompagna il pubblico per tutta la durata del festival, diventando un volto familiare dalla prima proiezione fino alla serata finale, che si tiene nel suggestivo Teatro Mancinelli.
Accanto alle proiezioni, il festival propone masterclass e workshop. Tra questi, il corso “Dalla pagina al ciak”, organizzato con Nikon Italia, rivolto a professionisti. Questi momenti di formazione valorizzano non solo il cinema come arte, ma anche le competenze tecniche e narrative necessarie per realizzarlo.
Non manca poi il concorso nazionale di illustrazione, dedicato al tema della cura, che coinvolge nuove generazioni di artisti visuali e amplia così l’impatto culturale della manifestazione.
Uno degli spazi più interessanti del festival è “Nuove Visioni”, una sezione dedicata a cinque cortometraggi italiani selezionati per la loro qualità e originalità: “Art and Future Are Not Unidirectional”, “Incarno”, “Fiori cadono”, “God Will Not Be There” e “Torta di Rose”. Questi lavori offrono uno sguardo fresco su temi come l’identità, le relazioni umane e la ricerca di nuovi linguaggi espressivi.
“Nuove Visioni” è un’occasione preziosa per registi e autori emergenti, che trovano nel festival una vetrina importante. Il cortometraggio viene così riconosciuto come forma autonoma e significativa, capace di raccontare realtà complesse con sensibilità e originalità.
Con questa scelta, l’Orvieto Cinema Fest si conferma come incubatore culturale, capace di scovare e valorizzare i talenti italiani di domani, offrendo loro un palco autorevole.
Tra gli appuntamenti di rilievo c’è la mostra “Sibille” della regista e fotografa Elisa Chiari, allestita nella Chiesa dei SS. Apostoli Filippo e Giacomo. Il progetto nasce da un laboratorio con botaniche ed erboriste locali, per catalogare piante medicinali e spontanee dell’Umbria.
L’installazione si snoda lungo la navata della chiesa, trasformandola in un “bosco di immagini sospese”. Qui la flora locale si intreccia con storie antiche e mitiche di donne legate ai saperi della cura: le Sibille etrusche, le vittime di processi per stregoneria, le custodi moderne del sapere ecologico. Un racconto visivo e poetico che mette in luce il legame profondo tra natura, memoria e spiritualità.
Portare questo archivio in un luogo sacro trasforma lo spazio in un invito alla riflessione, valorizzando un patrimonio culturale femminile e ambientale spesso dimenticato. La mostra spinge il pubblico a riappropriarsi della memoria storica come strumento per comprendere e vivere meglio il presente e il paesaggio che ci circonda.
Un progetto che unisce arte, territorio e tradizione, elementi da sempre al centro della creatività e dell’identità collettiva.
Il cantiere navale di Tersane, affacciato sul Bosforo, ha una storia che si mescola con…
’O sole mio riscritto con pennellate di cancellature: a Napoli, la tradizione musicale si trasforma…
Nel 1984, una vecchia fabbrica abbandonata a Milano si trasformò in un laboratorio di idee…
L’autunno a Roma porta con sé un’aria nuova al MACRO. Dopo la pausa estiva, il…
Nel 1596, un ragazzo viene morso all’improvviso da un ramarro nascosto tra i frutti. È…
A due passi dal Grand Palais, un appartamento parigino si è trasformato in qualcosa di…