Xhevdet Xhafa ha sempre corso, ma non soltanto con le gambe. Per lui, la corsa era un atto di libertà, un momento per respirare e riflettere. Nato a Pejë nel 1934, è stato un maratoneta dell’arte, instancabile e rigoroso, capace di un’autodisciplina che si legge in ogni sua opera. Oggi, la Galleria Nazionale di Pristina spalanca le porte a un’esposizione imponente, curata dalla sua famiglia, che racconta la vita e l’evoluzione di uno dei più grandi protagonisti del modernismo kosovaro e del patrimonio artistico albanese.
Xhafa ha studiato all’Accademia di Lubiana, luogo di incontro per artisti di spicco come Gabrijel Stupica e Riko Debenjak. Qui ha scoperto che l’arte non è solo tecnica, ma un modo di pensare e guardare il mondo. Raccontava che per uno studente kosovaro spostarsi a Lubiana significava un salto culturale e personale: «Non era solo imparare a dipingere, ma allargare la mente», diceva. In quella città ha capito che l’arte è uno spazio dove si intrecciano identità personali e storia collettiva.
Questa esperienza ha rafforzato in lui il legame con le proprie radici. Per Xhafa, l’arte non può mai essere separata dalla sua storia e da quella del Kosovo. È questo equilibrio tra apertura e attaccamento alle origini che ha dato vita a un linguaggio artistico libero, originale, capace di mettere insieme modernità e tradizione popolare in modo autentico.
Nel corso degli anni Xhafa ha costruito un suo modo di esprimersi, fatto di rigore e coraggio. Ha lavorato su pittura, disegno e grafica, tenendo sempre la pittura come centro della sua ricerca. Il suo rispetto per le radici popolari si unisce a sperimentazioni che coinvolgono performance, arte di strada e manipolazioni di materiali.
Particolarmente importante è il corpo, inteso sia come soggetto sia come mezzo espressivo. Attraverso performance, video e installazioni, ha raccontato il rapporto fra individuo e società, memoria e identità culturale. Anni prima di molti altri, ha anticipato temi oggi centrali nell’arte contemporanea, come la mescolanza di linguaggi e l’unione di materia e concetto.
La mostra aperta nel 2024 alla Galleria Nazionale di Pristina ripercorre il percorso di Xhafa con una selezione di opere che dialogano con la sua storia personale. Il titolo, “Still Running”, racchiude il senso della sua arte: fermezza e movimento insieme, come la sua vita.
Si parte da un video del 2002 che mostra una delle ultime performance a Pristina, quando a 68 anni corre scalzo per la città, dopo aver bruciato i suoi vestiti in un gesto liberatorio. Poi si passa a opere più intime, come piccoli autoritratti, fino alle installazioni video che fondono colore, ritmo e memoria. Ogni pezzo sembra prendere il filo da quello prima, creando un’esperienza coinvolgente che unisce materia e sentimento.
Al centro del suo lavoro c’è il tema dell’identità e della memoria, raccontati attraverso simboli come scarpe, abiti e oggetti quotidiani, veri frammenti di storie personali e collettive. La sua arte non segue una semplice cronologia, ma intreccia esperienze, traumi e voglia di resistere.
Con un approccio che unisce corpo e opera, Xhafa va oltre la retorica e diventa voce di un’identità culturale forte e condivisa. Curatori e studiosi kosovari lo considerano un punto di riferimento fondamentale per capire la cultura e la storia del Kosovo.
Secondo la curatrice Övül Ö. Durmuşoğlu, Xhafa ha creato un vero e proprio “lessico culturale” dell’Albania e del Kosovo, basato su un valore etico centrale: la dignità. La sua “Autobiografia” è così un racconto collettivo, dove l’esperienza personale e l’identità di un popolo si fondono.
In un’intervista con Hans Ulrich Obrist, Xhafa ha spiegato che per lui l’arte è un atto di resistenza. La sua pratica nasce in un contesto dove la linea tra vita e arte è sottile, dove sofferenza e resilienza si intrecciano ogni giorno. Da questo dolore trasforma la realtà in un sapere profondo, capace di svelare l’essenza dell’esistenza.
Per Xhafa l’arte non è decorazione, ma un modo per mantenere viva la memoria, per tradurre in immagini ciò che le parole non riescono a dire. È un’arma contro la cancellazione storica e politica, un modo per trasformare la realtà senza allontanarsene.
L’apertura della mostra ha raccolto la comunità artistica kosovara attorno all’opera di Xhafa. Il Premier Albin Kurti, presente all’evento, ha sottolineato come la fantasia dell’artista abbia superato la sua stessa corsa, attraversando quasi settant’anni di lavoro artistico.
Le sue opere hanno lasciato un segno profondo nell’identità culturale del Kosovo e hanno contribuito a definire il gusto estetico del paese. La mostra, aperta fino al 20 novembre 2026, è un’occasione preziosa per riflettere sul rapporto tra arte, memoria e società in una regione complessa e ricca di storia.
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