Era una notte d’ottobre del 1991 quando le fiamme divorarono il Petruzzelli di Bari. Il teatro, cuore pulsante della città, ospitava la Norma di Bellini. Il giorno dopo, la cupola crollata, avvolta nel fumo, era ormai un’immagine scolpita nella memoria di tutti. Trentacinque anni sono passati da quell’incendio doloso, eppure il Petruzzelli non è rimasto fermo. Tra battaglie legali e ricostruzioni travagliate, ha trovato nuova vita. Oggi, grazie a un videomapping innovativo, gli affreschi perduti tornano a splendere, virtualmente, sulla sua cupola restaurata. Un ponte tra passato e presente, che racconta la storia di Bari con luce e colori.
Quel rogo fu un gesto doloso, ma la giustizia ha impiegato sedici anni per arrivare a una condanna: Giuseppe Mesto e Francesco Lepore, esecutori materiali, furono riconosciuti colpevoli. Intanto, si susseguirono richieste di risarcimento per la gestione temporanea dell’immobile, ma i processi civili si conclusero con risultati parziali e risarcimenti mai versati. Formalmente, la vicenda si chiuse nel 2009, quando il teatro tornò alla città dopo una lunga ricostruzione affidata alla Fondazione Lirico-Sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari. Il cantiere, costato circa 50 milioni di euro di fondi pubblici, ha salvato l’edificio rispettando le linee originarie, anche se con qualche modifica estetica e strutturale.
Nonostante la riapertura, però, la proprietà resta un nodo irrisolto. Nel 2021 la Corte d’Appello ha stabilito che il teatro appartiene alla famiglia Messeni Nemagna, storici proprietari. Comune e Fondazione dovrebbero versare un affitto annuale superiore al milione di euro, più arretrati dal 2009. Il contenzioso è ancora aperto, in attesa della sentenza della Cassazione o di un accordo tra le parti. Il futuro del Petruzzelli è dunque incerto, ma intanto il teatro continua a vivere, forte del suo ruolo centrale per Bari.
Il Petruzzelli nacque all’inizio del Novecento, grazie all’iniziativa degli armatori baresi Onofrio e Antonio Petruzzelli. L’ingegnere Angelo Cicciomessere lo progettò ispirandosi al Teatro Bellini di Catania, con uno stile neoclassico arricchito da elementi Liberty, all’epoca una novità. Nel 1903 Bari si ritrovò con un teatro all’avanguardia, capace di ospitare oltre duemila spettatori e dotato di riscaldamento e illuminazione elettrica, un vero fiore all’occhiello per la città.
Gli interni erano uno spettacolo a parte, grazie agli affreschi e alle decorazioni di Raffaele Armenise, pittore barese. Il suo capolavoro era il ciclo affrescato sulla cupola, purtroppo distrutto nel rogo, che rappresentava scene di spettacoli antichi e moderni: dai ludi circensi alle corse romane, dalla corrida al torneo medievale. Sopravvisse all’incendio solo il soffitto del foyer, con il Carro delle Muse. Armenise aveva dipinto anche il sipario originale con il Doge Orseolo, poi andato perso. Il rosso carminio delle pareti e gli stucchi dorati completavano un ambiente che faceva del Petruzzelli un vero tempio della cultura a Bari.
Dopo la riapertura del 2009, si era già provato a mostrare con proiezioni digitali i decori perduti, ma l’esperimento durò poco e l’effetto fu limitato. Oggi invece la tecnologia ha fatto passi avanti. Il videomapping, ideato da Leandro Summo, artista digitale di Corato esperto in 3D e realtà aumentata, riproduce fedelmente gli affreschi di Armenise sulla cupola.
Il sistema usa proiettori ad alta definizione per riportare in vita, con una luce suggestiva, le immagini perdute. Un omaggio al lavoro di Armenise che restituisce a Bari un pezzo importante della sua identità culturale. Il progetto non si limita a far rivivere il passato, ma apre nuove strade: i registi potranno integrare questi scenari digitali nelle loro produzioni, arricchendo l’esperienza scenica.
Il sindaco Vito Leccese ha ricordato che questa iniziativa simboleggia “il ritorno di un luogo identitario per Bari e la forza di una comunità che ha saputo difendere il proprio patrimonio.” Il videomapping diventa così un ponte tra la memoria storica e il presente, capace di coinvolgere il pubblico e valorizzare il teatro come spazio d’arte innovativa. Un segnale chiaro che Bari sa proteggere e promuovere la sua storia, anche con la tecnologia, nonostante le ombre sul futuro giuridico e amministrativo dell’edificio.
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