Nella quiete secolare di Villa della Regina, a Torino, un suono mai udito prima rompe il silenzio dei suoi giardini. Dal 22 ottobre all’8 novembre 2026, Hyperballad trasforma questo spazio storico in un viaggio sonoro dove natura e tecnologia si intrecciano senza soluzione di continuità. Non si tratta di un semplice accompagnamento: qui, le voci e i rumori registrati diventano protagonisti, catturando chi passeggia tra vigne antiche e grotte artificiali. Il risultato? Un’esperienza che sfida le aspettative, svelando paesaggi acustici del tutto nuovi e sorprendenti.
Villa della Regina non è solo un luogo da ammirare. Il giardino del Seicento, con i suoi terrazzamenti perfetti e le grotte misteriose, ospita una mostra che riflette sul paesaggio come costruzione culturale e spazio di convivenza tra specie diverse. Le opere di Caterina Gobbi, Ramona Ponzini, Diana Sonetto e Marzio Zorio dialogano con l’ambiente, reinventando la natura attraverso il suono. Statue antiche e la vigna più vecchia di Torino diventano compagne di viaggio in un percorso immersivo dove mito, tecnologia e memoria sonora si intrecciano.
L’installazione di Caterina Gobbi, Convergenza armonica: storie di pietre, fiori, fuochi e spiriti dei boschi , unisce materiali e digitale. Gobbi accosta tubi da cantiere a voci generate dall’intelligenza artificiale per evocare leggende alpine e presenze naturali quasi invisibili. Ne nasce un paesaggio sonoro ibrido, dove artificiale e organico si fondono, suggerendo un mondo in cui tecnologia e natura convivono. Un invito a riflettere sul confine fra realtà e racconto, reso sfumato da una tecnica che riscrive i miti.
Marzio Zorio, con MITOPOIESI , propone un universo sonoro altrettanto complesso, ma con uno sguardo diverso. Suoni naturali come versi di animali sono rallentati e deformati fino a perdere la loro origine. Si aggiungono rumori ctoni, notturni, suoni della terra, insieme a voci che sembrano appartenere a creature estinte o ancora da venire. Metronomi scandiscono un battito umano che emerge dal sottofondo, creando uno spazio dove specie diverse si sovrappongono in un dialogo immaginario, sfidando il tempo e l’evoluzione.
Le registrazioni in mostra coprono territori lontani, come si vede nell’opera di Ramona Ponzini, 最小単位 . Ponzini si concentra sulla Valle Vermenagna, nel cuneese, e raccoglie tre paesaggi sonori: l’Orrido delle Barme, il Bosco di Palanfrè e il mantice suonato da Notou Sounadour, musicista locale di Robilante. Trasforma questi suoni in una sorta di partitura che mette in relazione natura, cultura e tradizione musicale piemontese. L’acqua che scorre, il fruscio delle foglie e il mantice si fondono in un’esperienza dove natura e lavoro umano si incontrano.
Diverso ma altrettanto intenso è il lavoro di Diana Sonetto, che ha affidato un registratore a R Musawir Panhwar, artista pakistano. In Purezza e pericolo , il dispositivo cattura suoni urbani e quotidiani lontani per spazio e tempo. Sonetto rielabora il materiale in una performance che racconta viaggi, distanze e incontri. Qui la dimensione sociale è forte: il paesaggio sonoro diventa luogo di contaminazione culturale, dove la mobilità crea nuove forme di comunicazione.
La mostra si inserisce in un dibattito più ampio, ispirato da filosofi e compositori che chiedono di ripensare il nostro rapporto con la natura. Donna Haraway, in Chthulucene, invita a superare l’antropocentrismo riconoscendo le interdipendenze tra specie diverse. R. Murray Schafer definisce il paesaggio sonoro come la sovrapposizione di suoni naturali e tracce umane, un ambiente da ascoltare con occhi e orecchie nuovi.
Hyperballad spinge a riflettere sull’ascolto come modo per entrare in relazione con forme di vita spesso invisibili o ignorate. Non solo suoni familiari, ma anche frammenti che sembrano venire da un altro tempo o da altre specie. Il titolo, preso dalla famosa canzone di Björk del 1996, sottolinea il legame tra paesaggio e emozione, restituendo un’esperienza dove la natura diventa protagonista di un racconto che abbraccia umano ed extra-umano.
Le opere in mostra offrono un caleidoscopio di modi diversi di usare il suono per raccontare e ricostruire il paesaggio. Sara d’Alessandro Manozzo, curatrice di Hyperballad, spiega che non è un progetto rigido, ma un insieme di risonanze e affinità, simile a un DJ set dove pezzi diversi si incastrano tra armonie e dissonanze.
Ogni artista porta la sua prospettiva: Marzio Zorio usa frequenze basse e manipolazioni estreme per dar voce a nuovi animali; Caterina Gobbi mescola intelligenza artificiale e leggende alpine in un affascinante melting pot; Ramona Ponzini crea paesaggi sonori da registrazioni di campo, rinnovando il rapporto tra natura e musica locale; Diana Sonetto lascia spazio al caso, facendo mescolare suoni lontani e trasformandoli con la sua performance corporea.
Questa varietà è il cuore della mostra: il suono diventa mezzo per ricostruire memorie, evocare paesaggi mai sentiti e creare ponti tra culture e forme di vita diverse. Un’esperienza che coinvolge corpo e mente, e che trova nella cornice storica di Villa della Regina un valore aggiunto.
Hyperballad si tiene nei Giardini di Villa della Regina, in Strada Comunale Santa Margherita 79, Torino. L’ingresso alla mostra è incluso nel biglietto ordinario per Villa e Giardini, che costa 10 euro, oppure si può visitare solo il giardino con un biglietto da 5 euro. Non serve prenotare in anticipo; orari e modalità si possono consultare direttamente sul posto o sui canali ufficiali.
Un’occasione rara in cui l’arte sonora si intreccia con un patrimonio storico e naturale, offrendo uno spazio di riflessione e di esperienza sensoriale. Un invito a fermarsi ad ascoltare, a immergersi in storie antiche e nuove, dentro una natura reinventata dagli artisti di oggi.
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