Tra le vigne rigogliose e le colline che si tuffano nel mare, una scultura si impone: “L’albero della Maremma” di Azzurra Galatolo, installata nel 2023 durante l’ottava edizione di Hypermaremma. Non è soltanto un’opera d’arte, ma un ponte tra natura e creatività, un simbolo che racconta il legame vivo tra il territorio e l’immaginazione. Da quando il progetto è nato, nel 2019, la Maremma si sta trasformando: non più solo terra di paesaggi incontaminati, ma un museo a cielo aperto dove l’arte contemporanea si intreccia con storia e ambiente, raggiungendo angoli spesso dimenticati.
L’“Albero della Maremma” si erge sulle colline della Cantina Monteverro a Capalbio, dove dal 2018 si coltivano vigneti toscani. La collaborazione tra Azzurra Galatolo e la cantina ha dato vita a un’opera strettamente legata al territorio: nata da una serie di acquerelli poetici, è diventata anche un’etichetta d’arte per i vini Vermentino e Verruzzo. Questa scultura in acciaio corten, alta e sottile, si inserisce nel paesaggio come un totem, intrecciando simboli della natura locale e del vissuto dell’artista. Il sole, al centro, domina come fonte di energia, mentre tra i rami spuntano frutti, chiocciole e fiori selvatici, raccontando la complessità della Maremma, fatta di contrasti tra aridità e fertilità. Il movimento leggero della scultura, mosso dalla brezza marina, le dà vita e la mette in dialogo continuo con l’orizzonte, imprimendo un’identità forte che si riflette anche nelle bottiglie di vino.
Sulla Spiaggia della Tagliata ad Ansedonia, l’artista milanese Luca Bertolo ha portato “Osservatorio M1”, un’installazione mobile pensata per spostarsi lungo la costa durante la stagione. È un punto di osservazione singolare, una cabina balneare ideale per isolarsi e fissare lo sguardo sull’orizzonte senza distrazioni. La struttura, ispirata all’estetica ottocentesca con richiami agli anni ’30, ospita un cannocchiale che invita i visitatori a contemplare il confine fra cielo e mare. La bandiera bianca che sventola sul tetto, in netto contrasto con l’aspetto militare dello strumento ottico, sottolinea la natura pacifica del luogo. Così l’osservatorio diventa un dispositivo emozionale e mentale, che spinge a riflettere sul rapporto tra paesaggio e percezione.
Tra le opere più importanti e durature c’è “Prospettiva Cielo” di Mauro Staccioli, a Località Giardino nel comune di Capalbio. Realizzata nel 2004 e riscoperta grazie a un accordo con l’Archivio dell’artista, l’opera si compone di tre piramidi in acciaio corten, posizionate su un’altura e legate a una forma geometrica pura. La loro presenza dialoga con il paesaggio naturale, creando un luogo carico di significato simbolico. La monumentalità delle forme si unisce alla vastità di un territorio senza insediamenti urbani, offrendo un richiamo all’arte come strumento sociale e politico. Questi grandi volumi puntati verso il cielo spingono lo sguardo verso l’infinito, mantenendo un legame stretto con il territorio circostante.
Nel cuore dell’Oasi del Lago di Burano, riserva naturale gestita dal WWF e inserita nelle Tenute di Terre di Sacra a Capalbio, si trova il “Fontanile” di Giuseppe Ducrot, nato nel 2023 dopo anni di lavoro. Riprendendo un edificio degli anni ’30, l’artista romano ha creato una sorta di astronave con forme barocche e colori vivaci, giallo e verde. La ceramica, materiale tradizionale, si piega a un immaginario futuro, risvegliando archetipi storici con un tocco di ironia. L’intervento non solo riqualifica l’edificio, ma lo trasforma in un punto di riferimento, mettendo in relazione arte e natura, storia e innovazione. I colori richiamano i campi agricoli intorno, creando un legame armonioso con l’ambiente.
Sempre nelle Tenute di Terre di Sacra, vicino alle case di Capalbio Scalo, si trova “La dodicesima altalena” di Francesco Arena, realizzata nel 2022. L’installazione è composta da 12 altalene disposte in cerchio, che invitano a giocare ma anche a riflettere. Su ogni sedile c’è incisa una frase di un intellettuale amato dall’artista, tranne una, che recita “tuttofalso”. Questa scelta rompe le certezze, mette in dubbio e spinge a interrogarsi. In un paesaggio aperto, l’opera diventa un momento di interazione attiva con chi la visita, stimolando corpo e mente insieme, in un dialogo sottile tra movimento e contemplazione.
Dal 2025, il Parco Archeologico dell’antica città di Cosa ospita l’installazione temporanea “To Separate the Sacred from the Profane” di Maria Loboda, artista polacca nota per i suoi lavori site specific. Il portale circolare si trova nel punto d’incontro tra il foro e il tempio Capitolium, un luogo che nell’antichità segnava la separazione tra spazio sacro e profano. Realizzato con erbe palustri, richiama il chinowa, un rito scintoista di purificazione, mettendo in dialogo antiche tradizioni europee e pratiche orientali. L’opera invita a riflettere sulle culture e il loro rapporto con il sacro, dando nuova vita a un luogo carico di storia.
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