Padova vuole diventare la Capitale italiana dell’arte contemporanea nel 2028. Questa non è solo una dichiarazione d’intenti, ma il punto di partenza di un progetto ambizioso e profondamente radicato nel territorio. La città, con una candidatura solida e sostenuta da nomi di spicco, si propone di trasformarsi in un vero e proprio polo culturale europeo, capace di coniugare tradizione e innovazione. La sfida, lanciata dal Ministero della Cultura nel 2024, vede in gara anche Gibellina e Alba, ma Padova punta a farsi notare non solo per gli artisti coinvolti, bensì per un approccio multidisciplinare che attraversa ogni aspetto del progetto. Dietro la candidatura c’è una rete ampia: accademici, vescovi, curatori di fama, architetti, istituzioni pubbliche e realtà private. Un piano che non mira soltanto al 2028, ma a un lascito duraturo nel tempo.
Il dossier di Padova, intitolato Ancora imparo. Esercizi di dissidenza, è guidato da figure di spicco nel panorama artistico internazionale. Marta Papini, affiancata da Maurizio Cattelan e dalla curatrice Myriam Ben Salah, dirige la parte artistica e culturale della candidatura. Dietro c’è un comitato scientifico di alto livello, con nomi come Cecilia Alemani, il Cardinale José Tolentino de Mendonça, Daniela Mapelli e Renzo Piano. Un gruppo che vuole intrecciare arte, spiritualità, architettura e ricerca culturale in un dialogo aperto.
Il Comune è il motore amministrativo, con il sostegno della Regione Veneto, ma la candidatura si avvale anche di importanti partner locali: l’Università di Padova, la Diocesi e tre fondazioni private — Alberto Peruzzo, Chiara e Francesco Carraro, Bano — oltre a numerose associazioni culturali, cooperative e realtà economiche e turistiche della città. Una rete complessa e solida, che vuole spingere la candidatura ben oltre un semplice evento.
Il titolo Ancora imparo richiama una delle frasi più famose attribuite a Michelangelo, ripresa da artisti come Goya e Gio Ponti. È incisa nella Scala del Sapere di Palazzo Bo, sede storica dell’Università di Padova, fondata nel 1222 con l’obiettivo di garantire autonomia e libertà di ricerca. La candidatura si inserisce in questo solco, che attraversa figure come Pietro d’Abano, Galileo Galilei, Giotto, Mantegna, Andrea Vesalio, Elena Cornaro Piscopia, fino al Gruppo N e allo stesso Cattelan.
Padova si presenta così come una città di dissidenza creativa, dove arte e scienza si mettono in gioco per mettere in discussione le certezze e trasformare la società. Il termine dissidenza è scelto proprio per indicare un esercizio di libertà intellettuale, curiosità e immaginazione che apre spazi di confronto, senza accontentarsi di confermare idee già date. Un modo per offrire alla città e ai visitatori nuovi modi di vivere e guardare il contemporaneo.
La candidatura non è solo una serie di eventi o mostre, ma un progetto organico che unisce esposizioni, residenze artistiche, commissioni pubbliche, programmi educativi e ricerca. L’obiettivo è consolidare Padova come piattaforma stabile per la produzione culturale e la sperimentazione, capace di generare nuove opere e iniziative nel tempo.
Parallelamente si sviluppa un vasto piano di recupero e riqualificazione di spazi urbani destinati alla cultura contemporanea. Tra i luoghi coinvolti ci sono il Cinema Altino, la Chiesa di Sant’Agnese, Palazzo Lanza, Palazzo Configliachi, Du30, il Castello Carrarese, oltre alle sedi universitarie e agli Hangar dell’Aeroporto Allegri. Entro il 2028 queste strutture offriranno oltre 20mila metri quadrati dedicati alla cultura, alla formazione e alla partecipazione attiva.
L’assessore alla Cultura Andrea Colasio sottolinea come questi interventi stiano cambiando l’asse tra centro e periferia, restituendo vita a luoghi un tempo abbandonati o poco utilizzati, trasformandoli in poli di arte contemporanea e creatività. Du30 sarà un punto per residenze artistiche, mentre Palazzo Configliachi ospiterà l’arte del Novecento. L’idea è di non limitarsi a eventi temporanei, ma di creare un ambiente vivo e duraturo anche dopo il 2028.
Con questa candidatura, Padova vuole mettere in luce la vitalità dei suoi linguaggi contemporanei, considerandoli parte integrante dell’identità della città. L’obiettivo principale è rendere la cultura interdisciplinare più accessibile, coinvolgendo in particolare le nuove generazioni con progetti educativi, formativi e produttivi.
La proposta punta anche a rafforzare i legami tra istituzioni pubbliche e private e a favorire collaborazioni internazionali, valorizzando esperienze e competenze già presenti in città. L’idea è far di Padova un laboratorio europeo dove arte, scienza e società si incontrano per costruire un futuro condiviso.
Non si tratta solo di celebrare il passato artistico, ma di rigenerare spazi e contenuti culturali capaci di influire sulla vita di tutti i giorni, sull’economia locale e sull’attrattività turistica. La città viene immaginata come un organismo vivo, in continuo movimento, animato dall’energia di chi la abita e di chi la visita.
Il cammino di Padova verso il titolo di Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028 si presenta dunque come una sfida che mescola storia e innovazione, rigenerazione urbana e impegno culturale, creatività e responsabilità sociale. Sarà un tema centrale nel dibattito cittadino nei prossimi mesi, con la speranza che Padova possa emergere come un punto di riferimento nazionale per l’arte contemporanea e la cultura che verrà.
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