Appena varcata la soglia della Fondation Beyeler, ti trovi immerso in un luogo dove l’arte non si limita a farsi guardare. Non c’è un percorso segnato, né opere separate da osservare una dopo l’altra. L’intera mostra si muove, cambia, respira: un organismo vivo che intreccia natura e tecnologia. Pierre Huyghe, artista parigino nato nel 1962 e maestro nel mescolare il reale con il virtuale, ha creato un’installazione site-specific che sfida l’idea tradizionale di museo. Ogni dettaglio è studiato con estrema cura, perfino le piccole imperfezioni — buchi minuscoli nei muri, riflessi di luce che durano un attimo — entrano a far parte del disegno complessivo, quasi ossessivo. Il catalogo stesso ha subito ritardi, vittima delle continue modifiche volute dall’artista. Raccontare questa esperienza senza viverla è difficile, ma quel che resta chiaro è il continuo gioco tra materia vivente e artificiale che attraversa gli otto ambienti della mostra.
La mostra, ospitata negli spazi della Fondation Beyeler, si sviluppa senza seguire un filo cronologico o tematico tradizionale. Otto stanze accolgono un mix di opere inedite, lavori recenti e pezzi scelti dal passato. Il primo impatto è dato da una serie di sottili fori nelle pareti bianche, visibili solo a chi osserva con attenzione. Il più famoso è Umwelt, un foro attraverso cui passano formiche impegnate a seguire un percorso invisibile all’occhio umano. Questo dettaglio, fin dall’ingresso, crea un legame diretto con una dimensione non umana. Le formiche vanno avanti per la loro strada, ignare della presenza dei visitatori; eppure chi vuole proseguire deve camminare vicino a loro, diventando così parte dell’installazione stessa.
Il cuore pulsante della mostra è nella quinta sala, dominata dall’opera Apnea . Qui una vasca ospita un organo respiratorio artificiale che si gonfia e si sgonfia a ritmo quasi umano. Sopra l’organo si posa un masso scuro, che aggiunge un peso visivo e simbolico. L’aria e il suono escono da piccoli fori: la respirazione si sincronizza e poi si perde all’improvviso, creando un’atmosfera sospesa, quasi irreale. Nell’ultima sala, la numero otto, si trova Alchimia , un’unità di controllo del suono a forma di creatura vermiforme lunga circa un metro, rivestita di silicone. Questa forma primordiale si muove e vibra rispondendo ai cambiamenti dell’aria. Quando il respiro viene meno, Alchimia si contorce, mostrando una mimica che sembra quasi viva, come un organismo che reagisce all’ambiente.
Pierre Huyghe è anche noto per i suoi video, dove appaiono presenze ambigue e scenari inquietanti. Alcuni di questi sono sparsi in diverse sale della mostra di Basilea. Nel più recente, Liminals , uno spettro umanoide dal volto cancellato lotta per restare in vita in un ambiente che dissolve i contorni del suo corpo. Una rappresentazione forte, fisica e simbolica, dell’incertezza e del cambiamento. Nella sesta sala, Human Mask prende vita in un luogo carico di storia recente: un ristorante abbandonato vicino a Fukushima, teatro del disastro nucleare del 2011. Qui una scimmia compie gesti umani simulati – serve, aspetta clienti – in un locale vuoto e silenzioso, una scena densa di contrasti che invita a riflettere su natura e artificio.
La settima sala ospita un rituale enigmatico attorno a uno scheletro trovato nel deserto di Atacama, in Cile. Tre bracci robotici si muovono senza sosta, compiendo una cerimonia che richiama un funerale. Al centro della stanza spicca Adversary , una grande lastra quadrata di alluminio chiusa come un cancello. L’opera è una porta mentale, un varco simbolico verso ciò che non si vede ma si può solo immaginare. Poco lontano, appeso alla parete, c’è The Witch , un piccolo dipinto di Max Ernst che raffigura figure in trasformazione, incastonato intorno a Light Dust . Quest’ultimo è un tappeto che copre tutto il pavimento del percorso, simulando polvere con motivi cangianti e mutevoli, completando il gioco di percezioni e materiali incerti.
La mostra si spinge anche verso temi legati alla scienza e alle speculazioni sul tempo e la vita. Nella quarta sala, una vasca simile a quella di Apnea ospita Cambrian Explosion 19 . Sotto un masso galleggiante, si muovono forme di vita antichissime, legate all’esplosione cambriana di circa 541 milioni di anni fa. Questa creazione apre una finestra su un’epoca in cui la biodiversità esplose improvvisamente. Secondo le parole di Huyghe, queste finzioni sono strumenti per esplorare mondi possibili, strade ancora da percorrere, libere dai limiti del tempo e dello spazio.
L’opera di Huyghe mette in discussione le nostre idee sull’esistenza e la realtà percepita. Tra elementi biologici, dispositivi artificiali, suoni e movimento, la mostra si configura come un laboratorio complesso di idee e materiali. Il pubblico è invitato a un dialogo che sfida i confini tra natura, tecnologia e percezione, trasformando lo spazio espositivo in un luogo vivo di mutazione e cambiamento. La proposta alla Fondation Beyeler conferma la capacità di Pierre Huyghe di creare installazioni che vanno oltre le categorie tradizionali, puntando a esperienze che coinvolgono i sensi, il tempo e la riflessione.
Una ex chiesa sconsacrata nel cuore del Corvetto si prepara a rinascere come crocevia internazionale…
Il 19 aprile, dopo anni di silenzio, il Cimitero delle Fontanelle ha riaperto a Napoli.…
È molto spiacevole, soprattutto quando arriva da chi non conosce il suo mondo. La cugina…
Oltre settanta missili e più di seicento droni hanno colpito Kiev nella notte tra il…
Nel cuore antico del Real Alcázar di Siviglia, tra pietre cariche di storia, si apre…
Nel cuore del Vittoriale degli Italiani, tra le mura cariche di storia e segreti, si…