Il 1° aprile 2026 avrebbe segnato i cento anni dalla nascita di Fabio Mauri. In quella data è stata realizzata un’intervista che va ben oltre la semplice cronaca di una carriera: è un racconto intimo e approfondito, firmato da Carolyn Christov-Bakargiev, una delle principali esperte e curatrici dell’artista. Le sue parole non si limitano a descrivere opere o eventi, ma scavano nei legami personali e professionali, svelando un mondo fatto di ideologia, media, filosofia e persino fisica. Un viaggio che attraversa decenni di arte italiana e culture in trasformazione, capace di guardare al passato senza perdere di vista le sfide del presente.
L’incontro tra Carolyn Christov-Bakargiev e Fabio Mauri avviene a metà anni Ottanta, su suggerimento di Giancarlo Politi. Fu lui a spingerla a confrontarsi con Mauri per approfondire il tema dell’arte politica e ideologica. Carolyn ricorda bene il primo incontro nell’appartamento di Mauri affacciato su Piazza Navona, che divenne ben presto un punto di riferimento per pranzi regolari e lunghe chiacchierate settimanali. Mauri era per lei una figura che capiva come l’arte fosse legata alla conoscenza del mondo e delle sue grandi questioni. Da qui nacque un’amicizia solida, fondata su una visione condivisa dell’arte e della sua filosofia, che si è mantenuta viva anche quando Carolyn ha curato eventi di portata internazionale come dOCUMENTA.
Nel 2009, quando Mauri si ammalò gravemente, Carolyn fu la prima a invitarlo a partecipare a dOCUMENTA . Ne seguì una collaborazione intensa, seppure a distanza, fatta di circa 200 email scambiate per mettere a punto il progetto espositivo. Mauri voleva restare protagonista, si impegnava nello studio del tedesco con l’idea di trasferirsi a Kassel e portare a termine una riflessione sul mondo. Una relazione professionale che si intrecciò profondamente con gli ultimi mesi di vita dell’artista, confermando la forza del loro legame umano.
Carolyn ha dato un contributo decisivo alla lettura delle opere di Mauri attraverso il concetto dello “Schermo”, una delle metafore più importanti nella sua produzione. Introdotta dagli anni Ottanta, questa chiave interpretativa ha cambiato la visione critica sull’artista. Lo schermo non è più solo un’immagine evanescente o un’idea astratta, ma diventa simbolo concreto dell’ideologia autoritaria, una presenza tangibile e fisica. Mauri rifletteva su come i mass media – fotografia, radio, cinema, televisione – abbiano contribuito a diffondere le ideologie che hanno segnato il Novecento, in particolare nei regimi totalitari.
Lo schermo si manifesta in tanti modi: dalle tele monocrome alle installazioni, come quella del 1975 in cui proiettava Pasolini. Non è soltanto un oggetto d’arte, ma uno strumento che spinge lo spettatore a una presa di coscienza critica. Il lavoro di Mauri si inserisce così nel solco di pensatori come Althusser, Adorno e Marshall McLuhan, confermando la sua centralità negli studi sul rapporto tra comunicazione e potere.
Un aspetto meno noto ma fondamentale della ricerca di Mauri è la sua fascinazione per la fisica, in particolare per fenomeni come l’entanglement quantistico. Questa teoria, che descrive la connessione indissolubile tra particelle anche a distanza, rispecchia una visione del mondo complessa e interconnessa, che l’artista ha voluto esplorare a fondo. Carolyn ricorda il confronto con il fisico Anton Zeilinger, interlocutore di dOCUMENTA , che ha sottolineato la necessità di ripensare la realtà oltre il materialismo classico.
Questo dialogo tra fisica e teologia attraversa molte opere di Mauri, dove il tema etico del Bene e del Male è presente, pur senza affrontare direttamente la religione. La sua arte indaga la dimensione storica e sociale di queste categorie, proponendo sempre una riflessione chiara e concreta sull’esperienza umana. È proprio questa intersezione tra scienza, filosofia e arte a rendere il suo lavoro così complesso e attuale.
Fino ai primi anni Novanta, Mauri veniva visto come un artista difficile da etichettare, per la varietà di media e linguaggi usati: teatro, pittura, performance, letteratura. Questa molteplicità spesso confondeva la critica, che oggi invece riconosce come una forza la sua capacità di attraversare diversi linguaggi, in sintonia con la realtà digitale e multimediale di oggi. La retrospettiva curata da Carolyn alla GNAM di Roma nel 1994 fu una tappa fondamentale per la rivalutazione della sua opera.
Tra i fraintendimenti più comuni c’è stata l’etichetta di artista Pop, applicata ingiustamente a Mauri. La sua critica al consumismo americano e la radicata attenzione europea alle ideologie e ai regimi autoritari lo mettono a distanza dalla Pop Art, sottolineando le differenze con figure come Andy Warhol e Joseph Beuys. Altro equivoco riguarda i suoi ultimi disegni, noti come Disegni dell’Apocalisse, spesso letti come un cambio di rotta espressionista. In realtà sono meta-disegni, riflessioni sulla gioventù, le sue contraddizioni e l’eredità storica di violenza che Mauri denunciava.
Realizzare il catalogo ragionato delle opere di Mauri è stato un lavoro lungo e impegnativo, nato dalla promessa fatta da Carolyn all’artista poco prima della sua scomparsa nel 2009. Non si trattava solo di catalogare con precisione le opere, ma di trovare un sistema per raccogliere la varietà espressiva di Mauri. Insieme all’Associazione per l’Arte L’Esperimento del Mondo, fondata dallo stesso Mauri e oggi guidata dall’ex studente Ivan Barlafante, Carolyn ha presieduto il Comitato Scientifico che ha seguito il progetto.
Il lavoro ha avuto il sostegno del MAMbo di Bologna e del Ministero della Cultura, coinvolgendo anche la famiglia dell’artista per la fase finale. L’obiettivo è stato costruire non solo un inventario, ma un’opera che rispecchiasse la visione globale di Mauri, quasi un grande progetto filosofico e scientifico, in grado di mostrare tutte le sfaccettature della sua ricerca. I Disegni religiosi giovanili esposti insieme ai Disegni dell’Apocalisse nel 2023 sono un chiaro esempio di come la curatela abbia tenuto conto dei molteplici livelli di lettura delle sue opere.
Da un anno il Catalogo Ragionato è consultabile online, una scelta che risponde a esigenze pratiche ma anche culturali precise. La versione digitale permette aggiornamenti continui, correzioni rapide e una diffusione più ampia delle informazioni sull’opera di Mauri. Carolyn evidenzia anche un impegno etico verso le nuove tecnologie, in particolare l’intelligenza artificiale, che si nutre delle risorse disponibili sul web.
Mettere il catalogo a disposizione con una politica open access significa offrire contenuti di qualità per alimentare in modo corretto questi sistemi, favorendo un uso più consapevole e positivo della cultura digitale. Questo approccio fa parte di una visione ampia che vede nella diffusione del sapere una responsabilità verso la comunità culturale e tecnologica di oggi.
L’intervista illumina così molti aspetti chiave della vita e dell’arte di Fabio Mauri, restituendo il ritratto di un artista che non solo ha segnato il Novecento, ma continua a interrogare con forza le grandi questioni ideologiche, estetiche e scientifiche anche nel 2026.
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