Dentro Casa Vuota, uno spazio piccolo e indipendente nel cuore del Quadraro, le immagini sembrano prendere vita sotto gli occhi. Non sono ancora complete, sembrano cercare il loro posto, pronte a esplodere in qualcosa di vivo. L’atmosfera è quella di un laboratorio in fermento, un cantiere creativo carico di energia primordiale. Matteo Capriotti, giovane artista nato a Tortoreto Lido nel 1996, ha scelto proprio questo luogo per presentare Big Bang. Il titolo non si limita all’idea dell’origine dell’universo, ma si concentra sull’inizio stesso del gesto artistico, quel segno primordiale da cui nasce ogni immagine. La mostra, aperta fino al 28 giugno 2026, si immerge nel viaggio dentro il segno, nella traccia da cui tutto prende forma.
Appena entrati, si viene accolti da una serie di disegni che introducono il tema centrale. Sono linee sospese tra la forma e l’indefinito, figure che sembrano trattenere il respiro in attesa. Capriotti li chiama “la condizione primaria del segno”: un momento in cui la linea non è ancora immagine, ma il seme di qualcosa che sta per nascere. Questi tratti iniziali lasciano intravedere sagome, abbracci, silenzi carichi di emozione; non sono solo segni, ma tracce vive di un processo che si muove. Non sono fermi: respirano, cercano un equilibrio, coinvolgono chi guarda in una tensione fatta di attesa e curiosità. Il disegno diventa così un confine, un luogo sospeso tra ciò che è e ciò che sta per diventare, rinnovando il dialogo tra contemplazione e creazione visiva.
Il percorso cambia ritmo e lo spazio di Casa Vuota si trasforma. Il pavimento, prima semplice e domestico, si fa scacchiera gigante, quasi ipnotica. Questo intervento stravolge la percezione: spinge a guardare il luogo con occhi nuovi, a ripensare il rapporto tra spazio reale e immaginario. Ne nasce una sorta di “torsione percettiva”, dove gli oggetti quotidiani si spostano in una zona incerta tra realtà e illusione. Al centro della sala due grandi tele si fronteggiano. Una mostra un disegno monumentale; l’altra ritrae la stessa stanza, ma deformata in un vortice prospettico che cattura lo sguardo e attira come un campo di forza, inglobando anche chi entra. Così Casa Vuota si trasforma in un teatro di apparizioni in continuo movimento, dove il reale si libera dalle sue regole per entrare in un mondo di immagini fluide e dinamiche.
Nell’ultima sala, la storia visiva fa un salto decisivo. Dopo un momento di apparente “collasso” dell’immagine, questa riprende forza e spazio, diventando protagonista. Qui si accendono tele luminose, animate da luce e colore. Opere di varie dimensioni brillano di riflessi e bagliori grazie a pigmenti vibranti. Tra queste spicca una grande tela che ritrae due figure in un abbraccio stretto, intenso. Non sono solo persone: diventano il simbolo della fusione tra segno e pittura, due mondi che nelle opere di Capriotti si fondono fino a diventare uno solo. Il percorso, iniziato con linee sottili e germinali, arriva a un’immagine piena, dove traccia originaria e materia pittorica si abbracciano. L’immagine smette di essere solo segno per trasformarsi in un luogo di relazione e incontro tra diverse forme di espressione artistica.
Matteo Capriotti racconta così il suo lavoro e il senso di Big Bang: «Il titolo non vuole richiamare tanto l’evento cosmico, ma piuttosto quel momento pittorico in cui nasce un segno che dà vita a una rete di immagini e spazi». Nel suo racconto si sente l’attenzione al gesto primordiale che fa emergere l’immagine dalla superficie. Per lui tutto parte da una domanda semplice e potente: «Cosa succede quando un segno appare per la prima volta?» Da qui nasce un’indagine sulle origini dell’atto pittorico, che smette di essere semplice traccia per aprire uno spazio visivo e fisico. Casa Vuota non è solo una galleria, ma un terreno vivo, fisico e mentale, dove queste forze creative si dispiegano trasformando ambienti comuni in campi di energia visiva.
La mostra Big Bang di Matteo Capriotti è aperta fino al 28 giugno 2026 in via Maia 12, nel cuore del Quadraro a Roma. In questo spazio che mescola atmosfera domestica e libertà artistica, la rassegna offre un’esperienza fatta di segni, luci, superfici e prospettive distorte. Un percorso pensato per chi vuole entrare dentro il processo creativo, dal gesto più semplice e fragile fino alla pittura più densa e potente. Casa Vuota conferma così il suo ruolo di punto di riferimento per l’arte contemporanea romana, capace di far germogliare idee fresche partendo dalla sperimentazione di materiali e linguaggi visivi. Chi si avvicina a questa mostra si trova di fronte a un viaggio unico, nel cuore pulsante dell’immagine, tra percezioni che cambiano e il senso profondo dell’origine del segno.
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