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Luca Vitone a Sant’Elena: il viaggio a vela tra storia, arte e coordinate geografiche

Il sole stava calando quando Luca Vitone ha lasciato la costa alle sue spalle, puntando la prua verso Sant’Elena, un’isola sperduta nell’Atlantico meridionale. Un puntino minuscolo sulla mappa, certo, ma carico di storie: esilio, misteri e soprattutto il nome di Napoleone Bonaparte. L’isola, senza porto e circondata da scogliere impenetrabili, non si lascia avvicinare facilmente. Il mare qui è un banco di prova, ma c’è di più. Ogni angolo racconta un passato che non vuole essere dimenticato. Vitone non si è limitato a osservare: è arrivato con la sua barca a vela, spinto da un progetto artistico che si tuffa nell’eredità dell’Imperatore esiliato. Tra imprevisti e soste non programmate, il viaggio si è rivelato una scoperta lenta, fatta di paesaggi selvaggi e di una comunità che sembra vivere fuori dal tempo.

Coordinate e memoria: il filo invisibile del viaggio e dell’arte

Oggi bastano pochi clic per sapere latitudine e longitudine di qualsiasi posto. Ma trent’anni fa, recuperare quei dati era un’impresa, affidata soprattutto a enti militari o navali. La voglia di segnare il proprio posto nel mondo ha radici antiche. Un esempio famoso arriva da Jules Verne, con “I figli del Capitano Grant” , dove un messaggio trovato in uno squalo indica solo una latitudine, dando il via a una ricerca misteriosa. Il geografo Paganel, nel romanzo, misura continuamente la posizione con strumenti ormai d’altri tempi, scandendo l’avventura con numeri precisi.

Questa ossessione per le coordinate ha ispirato anche Luca Vitone. Negli anni Novanta si è tatuato sul braccio le coordinate esatte del reparto maternità dell’ospedale Galliera di Genova, dove è nato. Da quel tatuaggio è nato un dittico fotografico che racconta come l’identità viva attraverso il legame con il luogo d’origine: anche se la vita cambia, le radici restano un punto fermo. Per Vitone l’arte diventa così uno strumento per riflettere su identità, memoria e su quanto quelle coordinate siano segni di appartenenza.

Sant’Elena, l’isola senza spiagge che parla di Napoleone

Dopo un lungo viaggio in mare, Luca e il suo equipaggio hanno raggiunto Sant’Elena nella notte tra venerdì e sabato 4 luglio 2026, alle 2:30. All’alba, il paesaggio si è svelato in tutta la sua forza: niente spiagge, solo scogliere ripide e una natura rigogliosa. Senza porto, la barca è rimasta all’ancora in rada. Lo sbarco ha portato il gruppo nel piccolo centro abitato di Jamestown, organizzato attorno a una strada principale che sale dal mare, con alcune vie parallele secondarie. La Main Street si divide in due: a sinistra c’è Napoleon Street, che sfuma presto in campagna e porta alla casa dove Bonaparte trascorse gli ultimi anni; a destra si trovano la banca e l’ospedale, che ospita l’unica farmacia dell’isola.

Questo piccolo centro è un pezzo di storia napoleonica, con una mappa urbana che ne conserva ancora oggi l’impronta. Visitare le residenze storiche e i dintorni significa entrare in un passato vivo, dove arte e memoria si intrecciano con le vicende umane e politiche di quell’epoca. L’assenza di un porto e la natura aspra accentuano il senso di isolamento che Napoleone visse qui, ma il villaggio conserva una vitalità e una quotidianità ben radicate.

Vita isolana: tradizioni e piccoli gesti che uniscono

I problemi tecnici alla barca hanno allungato la sosta, offrendo a Luca e al suo equipaggio l’occasione di immergersi nella vita quotidiana dell’isola. Sant’Elena conta circa quattromila abitanti, persone abituate a convivere in uno spazio ristretto ma ricco di abitudini sociali. Una delle più particolari è il continuo scambio di saluti, per strada o persino in macchina: un gesto semplice ma che costruisce una rete di relazioni anche tra chi non si conosce. Questo modo di fare racconta un forte senso di comunità, che si estende anche agli ospiti temporanei come Vitone e i suoi compagni.

Un’altra peculiarità è l’uso quasi esclusivo del nome proprio, più che del cognome, nei rapporti di tutti i giorni. Negli uffici, nei negozi, persino in ospedale, ci si identifica per nome o soprannome, creando un’atmosfera più familiare e intima. Nonostante la varietà di cognomi sull’isola, la gentilezza e la conoscenza reciproca restano solide, costruite in decenni di rapporti stretti in un ambiente piccolo e coeso.

Tra arte e storia: il lavoro a Longwood, cuore dell’esilio napoleonico

Durante la permanenza, Luca Vitone e il suo gruppo hanno affrontato molte attività: riparazioni alla barca, organizzazione della cambusa e sfruttamento delle risorse locali, come la pesca che ha rifornito di pesce fresco la cucina di bordo. Ma il lavoro più importante è stato dedicato alle riprese video e audio nella residenza di Longwood, il centro dell’esilio napoleonico. Qui si trova un museo piccolo ma ricco di oggetti personali dell’Imperatore, che raccontano dettagliatamente gli ultimi anni della sua vita, passati sotto lo sguardo di alcuni fedeli collaboratori.

Il museo conserva reliquie che aprono una finestra sull’esilio, avvicinando la storia personale di Napoleone alla realtà di un uomo, molto più di quanto riescano a fare i grandi libri di storia. Il progetto artistico ha potuto contare sul supporto del Ministero della Cultura, della Fondazione Oelle e di tanti collaboratori, il cui contributo ha reso possibile l’impresa. I nomi degli amici e degli esperti coinvolti raccontano un intreccio di esperienze e competenze che danno valore collettivo a questa ricerca.

Si riparte: l’ultimo saluto a Sant’Elena e nuovi orizzonti

L’ultima giornata a Sant’Elena è stata dedicata a riprese diurne dell’isola, per documentare l’approdo alla luce del sole. Un gesto simbolico ha chiuso questa tappa: il lancio di una nona e ultima bottiglia con un messaggio, un omaggio che ha accompagnato tutto il viaggio, richiamando antiche pratiche di comunicazione cariche di mistero. Ora, dopo aver toccato questo angolo lontano di storia e vissuto quella realtà isolana così intensa, è tempo di ammainare le vele e pensare al ritorno.

Il rientro si porta dietro nuove immagini e ricordi, chiudendo una fase che ha unito viaggio fisico, culturale ed emotivo. L’arrivo e la permanenza a Sant’Elena hanno restituito una visione nitida, fatta di luoghi, storie e persone. Ogni coordinata di questo viaggio rimarrà un segno indelebile nel racconto di chi ha voluto tracciare una nuova mappa di Napoleone, partendo da quell’isola che ancora oggi custodisce un pezzo essenziale di passato.

Redazione

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