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Addio a Guido De Maria, il genio che rivoluzionò i fumetti in TV con Gulp! e Supergulp!

“Fumetti in TV”: basta pronunciare queste parole per tornare agli anni Settanta, quando la cinepresa si muoveva tra le vignette animate, entrando e uscendo dalle pagine di carta. Per la prima volta, personaggi come Tex, Corto Maltese e Alan Ford lasciavano il loro mondo statico per animarsi sul piccolo schermo. Dietro questa rivoluzione c’era Guido De Maria, scomparso il 31 agosto, un uomo capace di mescolare design, pubblicità e animazione con ironia e passione. La sua idea? Usare una cinepresa dinamica per sostituire lo sguardo fisso del lettore, trasformando il modo di vivere il fumetto in Italia. Per più di un decennio, il suo lavoro ha dato vita a eroi che ancora oggi appartengono alla nostra memoria collettiva. Un artista che ha cambiato per sempre la cultura pop del paese, con inventiva e cuore.

Da Carosello all’animazione: la rivoluzione di Guido De Maria nella pubblicità

Guido De Maria mosse i primi passi nel mondo dell’animazione tra le mura di Carosello, il celebre contenitore pubblicitario Rai che rappresentò la Golden Age dell’animazione italiana. Nel 1960 fondò la Vidmer Film, la sua casa di produzione, e da lì iniziò una lunga carriera. Realizzò più di 1200 spot pubblicitari, creando slogan diventati veri tormentoni come “una camicia coi baffi” e “e i piatti-ti? Con Nelsen Piatti li vuol lavare lui!”.

Il suo stile era riconoscibile per la brevità e la capacità di sperimentare in spazi ristretti, un tratto che lo accompagnò per tutta la vita. La pubblicità, specie grazie a Carosello, fu la sua palestra: un luogo dove affinare il senso della gag, giocare con le ripetizioni, trasformarle in tormentoni, e provare nuovi linguaggi. Collaborò con artisti come Francesco Guccini e Bonvi, e in quegli anni costruì le basi tecniche e stilistiche che lo portarono a rivoluzionare il racconto audiovisivo italiano.

De Maria trasformò lo spot in un piccolo laboratorio artistico, crescendo anche grazie al confronto con maestri come Bruno Bozzetto e Osvaldo Cavandoli. Il suo approccio, sempre ironico e mai banale, pose le basi per progetti televisivi destinati a incantare generazioni.

Gulp e Supergulp: il fumetto entra in casa degli italiani

Negli anni Settanta, la Rai cercava un programma rivolto ai giovani, capace di portare il fumetto a un pubblico più vasto. Giancarlo Governi, produttore Rai, avviò il progetto con Guido De Maria, che ideò un format originale: la telecamera non inquadrava uno studio o attori, ma si muoveva dentro i fumetti stessi.

Il meccanismo era semplice e geniale: un gioco di zoom sulle vignette, accompagnato da una voce che leggeva ad alta voce le nuvolette, seguendo il ritmo naturale dell’occhio del lettore. La prima puntata di Gulp! andò in onda nel 1972 su Rai 2 in prima serata e fece subito rumore, superando persino gli ascolti di Rischiatutto, il programma più seguito del momento. Un vero terremoto per la televisione italiana.

Gulp! e poi Supergulp! durarono circa dieci anni, portando sullo schermo personaggi amati come Alan Ford, Corto Maltese, le Sturmtruppen e anche supereroi Marvel come Thor, L’Uomo Ragno e Hulk. Il programma aprì una nuova finestra sulla cultura popolare, facendo della TV italiana un laboratorio di sperimentazione visiva.

Oltre a rilanciare fumetti e personaggi, la trasmissione creò nuove icone come Nick Carter, il detective pasticcione, e il Signor Rossi di Bruno Bozzetto. Gulp! e Supergulp! diventarono appuntamenti fissi, offrendo un modo tutto nuovo di godersi i fumetti, rispettando il disegno originale ma sfruttando al massimo le potenzialità del mezzo televisivo.

Nick Carter, il detective buffo che conquistò l’Italia

Tra i personaggi più amati spiccava Nick Carter, un anti-eroe dall’aspetto improbabile, nato dalla collaborazione tra Guido De Maria e Bonvi. Nato tra il 1969 e il 1970 con l’episodio pilota Il mistero dei dieci dollari, divenne presto un simbolo del programma.

Nick Carter era un investigatore basso, con impermeabile e papillon rosso a pois, affiancato da due aiutanti: Patsy, un gigante buono ma un po’ sbadato, e Ten, un cinese saggio che parlava in rima. Il personaggio era un omaggio e insieme una parodia degli eroi classici dei romanzi gialli e delle detective story americane.

La serie seguiva le regole del giallo tradizionale, con un finale in cui Carter risolveva il mistero e incastrava il colpevole, spesso uno dei personaggi ricorrenti come Stanislao Moulinsky o Bartolomeo Pestalozzi. La chiusura con la frase “Ebbene sì, maledetto Carter! Hai vinto anche stavolta!” divenne un vero tormentone.

Il successo fu tale da far nascere due album di figurine Panini, nel 1972 e nel 1977, trasformando Carter in un compagno televisivo per ragazzi e adulti. Il personaggio confermò il talento di De Maria nel creare figure capaci di unire ironia e intrattenimento sullo schermo.

La “factory emiliana” e Comix: la cultura pop secondo De Maria

Guido De Maria nacque nel 1932 a Lama Mocogno, un piccolo paese nell’Appennino modenese. La sua formazione artistica si sviluppò nella vivace scena culturale tra Bologna e Modena, un terreno fertile negli anni Sessanta per musicisti, fumettisti, pubblicitari e sperimentatori che si incontravano e scambiavano idee.

Il suo lavoro rifletteva lo spirito di quella “factory emiliana”, capace di andare oltre i confini artistici tradizionali, mescolando serio e grottesco. De Maria passava con disinvoltura dalla pubblicità alla TV, dal fumetto alla musica, mantenendo sempre un’ironia fresca e mai banale.

Tra le sue collaborazioni più significative c’è quella con Alessandro Bergonzoni: nel suo studio De Maria creò un celebre “soffitto a cassettoni”, un omaggio a una delle storie più amate del comico bolognese.

Negli anni Novanta entrò nel mondo dell’editoria come condirettore di Comix, un settimanale di fumetti d’autore pubblicato da Panini. Nato nel 1992, Comix voleva aprire una nuova strada ai fumetti per adulti, con collaborazioni di artisti e intellettuali come Daniele Luttazzi, Natalino Balasso, Fabio Fazio, Bergonzoni, Gene Gnocchi e altri.

La rivista divenne un laboratorio culturale multidisciplinare, rompendo gli schemi delle pubblicazioni a fumetti tradizionali e portando in edicola un mix inedito di vignette, satire e approfondimenti. Con Comix, De Maria continuò a sostenere la sperimentazione e l’umorismo che avevano segnato tutta la sua carriera.

Giumbolo, la rivolta ironica contro gli anni di piombo

Tra i personaggi più originali creati da De Maria c’è Giumbolo, una presenza bizzarra e imprevedibile che spesso interrompeva i conduttori di Supergulp! con la sua canzoncina orecchiabile: “Mi chiamo Giumbolo – giuggiumbolo – giuggiumbolo…”.

Giumbolo non era solo un personaggio televisivo, ma un simbolo di denuncia e distacco dagli anni di piombo, un periodo buio per l’Italia segnato da tensioni sociali e terrorismo. Attraverso la leggerezza di questa figura e la sua hit, scritta da De Maria insieme a Franco Godi, il cosiddetto Mr. Jingle, e cantata da Giorgio Marchi, De Maria lanciò un messaggio di sfida e ironia contro quel clima cupo.

Il singolo vendette oltre 100.000 copie, diventando una testimonianza della capacità di De Maria di unire intrattenimento e riflessione sociale senza perdere il sorriso.

Giumbolo incarna bene l’essenza del lavoro di De Maria: mescolare sperimentazione, cultura pop e critica sociale usando il linguaggio dell’animazione e del fumetto, con uno stile unico che lo ha accompagnato per tutta la vita.

Redazione

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