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Mediamorphosis a Roma: l’arte che svela il legame tra scienza, potere e media

A Roma, nel 2026, un’installazione rompe il silenzio sui legami tra sapere e potere. MEDIAMORPHOSIS, creazione di Tommaso Cherubini e Lorenzo Ciccarelli, non si limita a mostrare dati o numeri. Dietro quelle cifre apparentemente neutre, si nascondono storie di interessi economici e narrazioni politiche che influenzano la scienza stessa. La mostra, ospitata da LIMINAL SPACE, uno spazio che favorisce il dialogo tra arte digitale e comunicazione scientifica, rivela connessioni storiche spesso ignorate. Un crocevia dove artisti e studiosi si incontrano per sperimentare nuove forme di conoscenza.

Quando arte digitale e scienza si incrociano a Roma

Tommaso Cherubini, artista new media e tecnico informatico, e Lorenzo Ciccarelli, ricercatore in comunicazione delle biogeoscienze, condividono una passione per le implicazioni sociali e politiche del sapere scientifico. Entrambi originari di Macerata, hanno trovato terreno comune in esperienze molto diverse. Cherubini usa intelligenza artificiale, sistemi generativi e visualizzazioni di dati per costruire esperienze immersive e audiovisive. Ciccarelli si occupa di rendere la scienza accessibile e comprensibile a pubblici diversi, mettendo in luce come il sapere venga trasformato nei media. Il loro incontro ha superato i confini tradizionali, dando vita a un lavoro che mette in discussione i modelli dominanti di narrazione scientifica, attraverso un linguaggio artistico critico e innovativo. MEDIAMORPHOSIS è il risultato di questa sintonia, un progetto che unisce rigore scientifico e sperimentazione estetica.

MEDIAMORPHOSIS: il colonialismo, la malaria e il potere nascosto nella scienza

Il progetto si sviluppa in più capitoli tematici, offrendo una mappa visiva e interattiva del rapporto tra scienza e potere. Il primo episodio si concentra sulla storia del colonialismo britannico e sulla ricerca sulla malaria. Questa malattia tropicale diventa la lente per capire come la scienza sia stata spesso strumentalizzata per interessi coloniali ed economici, più che per il progresso in sé. MEDIAMORPHOSIS mette insieme archivi storici, dati, mappe dinamiche e visualizzazioni per raccontare la complessità delle relazioni tra scoperte scientifiche e contesti sociali e politici. L’installazione mostra come l’eradicazione della malaria in alcune zone sia stata guidata da priorità legate agli interessi imperiali, lasciando intatti drammi sanitari in altre aree, soprattutto in Africa. Così, il lavoro solleva domande sulla necropolitica della scienza: chi decide chi salvare e chi no?

LIMINAL SPACE: il laboratorio romano dove nasce la contaminazione

La residenza a LIMINAL SPACE, nel cuore di Roma, è stata fondamentale per lo sviluppo del progetto. Qui, Cherubini e Ciccarelli hanno potuto confrontarsi con artisti, programmatori e professionisti di vari ambiti, ampliando le prospettive e arricchendo la parte estetica dell’opera. LIMINAL SPACE si distingue per l’apertura alla sperimentazione e per ospitare linguaggi artistici digitali che spesso altrove restano ai margini. La residenza ha trasformato una mappa statica in un’installazione articolata in più momenti, integrando media diversi e oggetti simbolici, come un microscopio su una scrivania d’artista. Questo ha dato corpo e concretezza alla ricerca, offrendo al pubblico un’esperienza stratificata e immersiva. La mescolanza di competenze ha rafforzato il progetto, portandolo oltre la semplice rappresentazione di dati verso uno spazio di riflessione critica.

Le storie dietro il progetto: due vite a confronto tra scienza e arte

Dietro MEDIAMORPHOSIS ci sono le esperienze personali e professionali di Ciccarelli e Cherubini, che plasmano contenuti e metodo. Ciccarelli, con una formazione in biologia e un percorso nella divulgazione scientifica, si confronta per la prima volta con le arti visive. Cresciuto in un ambiente dove la politica ha sempre contato, vuole aprire la scienza a un pubblico più ampio, superando la freddezza e la specializzazione. Cherubini, ex programmatore informatico a Milano e poi attivo nella sostenibilità digitale a Torino, ha scoperto nell’arte generativa un modo per raccontare temi sociali e ambientali. Nei suoi lavori precedenti ha trasformato dati ambientali in installazioni visive dinamiche, spesso legate a corsi d’acqua o temi ecologici. Entrambi sono consapevoli del proprio privilegio e della responsabilità nel raccontare storie segnate dal potere.

Scienza, colonialismo e narrazione pubblica: una riflessione necessaria

MEDIAMORPHOSIS nasce anche come forma di resistenza culturale, per mostrare che la scienza non è mai stata neutra, ma intrecciata a giochi di potere. Partire dal colonialismo britannico e dalla malaria significa restituire una narrazione spesso dimenticata o semplificata. L’opera non vuole solo mostrare, ma anche coinvolgere il pubblico in una riflessione critica: chi controlla il sapere e per quali scopi? La mappa con nodi e collegamenti diventa uno strumento per far emergere la complessità e le ripetizioni storiche, mostrando come certe strutture di potere si ripresentino con volti diversi. L’installazione si propone come spazio di confronto tra esperienze e posizioni diverse, invitando a un dialogo che va oltre l’estetica, toccando temi etici e politici.

Guardando avanti: la scienza come strumento di potere nella storia moderna

Cherubini e Ciccarelli hanno in mente di ampliare MEDIAMORPHOSIS con altri capitoli, disegnando un percorso dal passato al presente. Dopo il colonialismo, toccheranno la Guerra fredda e il nucleare, fino ad arrivare alle dinamiche attuali delle Big Tech, con figure come Trump e Musk. L’obiettivo è costruire una cronologia critica che sveli come la scienza abbia contribuito a creare e consolidare poteri politici ed economici in epoche diverse. Questo approccio multidisciplinare vuole offrire uno sguardo complesso, utile non solo agli esperti ma a chiunque voglia capire meglio il legame tra conoscenza, dominio e società.

L’installazione a Roma dimostra come l’incontro tra arte, scienza e tecnologia possa diventare uno strumento per portare alla luce questioni fondamentali ancora poco esplorate. Mettere in discussione le narrazioni dominanti significa affrontare la complessità, offrendo uno spazio dove dati, storia e creatività si intrecciano per illuminare aspetti della realtà spesso sottovalutati.

Redazione

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