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Magazzino Italian Art a New York celebra 30 anni di Alighiero Boetti con una mostra esclusiva

A Cold Spring, a pochi passi da New York, Magazzino Italian Art ha spalancato le porte a un’esposizione unica dedicata a Alighiero Boetti. Trenta opere, datate tra il 1966 e il 1993, raccontano una storia mai vista prima: quella di un artista che ha saputo fondere sperimentazione e maestria artigianale. La mostra, aperta fino al 26 aprile 2028, invita a scoprire la complessità e l’originalità di uno dei nomi più significativi dell’arte povera e del secondo Novecento.

Dai primi anni Sessanta l’arte che rompe gli schemi

Il percorso espositivo prende il via nel Main Building, partendo da alcune opere storiche che fanno parte della collezione permanente. Si tratta soprattutto di lavori degli esordi, molti dei quali già esposti nel 1967 alla Galleria Christian Stein di Torino, una delle prime personali di Boetti. Tra questi, si fanno notare Triplo metro, Asta di misurazione e Pannello luminoso. Sono pezzi che segnano i temi chiave della sua ricerca: la riflessione su misura, funzione e idea di autore.

Boetti usa materiali di uso comune e oggetti industriali per mettere in crisi le definizioni tradizionali di opera d’arte. Si inserisce così nel clima sperimentale torinese degli anni Sessanta, in piena sintonia con le prime sperimentazioni dell’Arte Povera. La sua forza sta nel trasformare cose semplici in opere aperte, in continua evoluzione, lasciando spazio all’interpretazione e al dialogo tra arte e realtà.

Roma e l’incontro tra concetto e artigianato afghano

La mostra prosegue raccontando il periodo romano di Boetti, quando il suo lavoro diventa più maturo e si apre a forme di collaborazione. Qui l’artista stabilisce schemi che lasciano però libertà d’azione a chi esegue.

Un esempio è Da mille a mille del 1975, dove i collaboratori interpretano liberamente uno schema di base creato dall’artista. Altro momento fondamentale sono le celebri mappe del 1983, nate dopo i viaggi in Afghanistan. Boetti mette insieme la filosofia occidentale e l’abilità delle ricamatrici afghane, dando vita a composizioni che bilanciano rigore e casualità, ordine e molteplicità. Le mappe tessili diventano così simboli di connessioni globali e di diversi punti di vista.

Una mostra che è anche ricerca e didattica

L’esposizione non si limita a mostrare le opere, ma si inserisce nel programma di studio di Magazzino Italian Art. Nicola Lucchi, direttore della fondazione, ha sottolineato l’impegno nel valorizzare la collezione con percorsi educativi dedicati.

Per questo sono previste visite guidate e laboratori per le scuole, con l’obiettivo di avvicinare i più giovani all’opera di Boetti. Nel frattempo, prende forma un catalogo scientifico curato da Francesco Guzzetti, pensato per sostenere studi futuri e offrire una visione completa del lavoro dell’artista.

L’iniziativa si completa con un simposio organizzato con la Fondazione Alighiero e Boetti, che favorisce il confronto critico e approfondimenti tematici. Così, oltre a esporre le opere, il progetto crea uno spazio di studio e dibattito che dura nel tempo, rispecchiando la complessità e la ricchezza di Boetti.

Con questa mostra, Magazzino Italian Art conferma la sua vocazione a raccontare le tappe fondamentali dell’arte contemporanea italiana, mettendo in luce figure chiave come Boetti e offrendo al pubblico americano e internazionale percorsi di ricerca attuali e rigorosi.

Redazione

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