Dentro le mura secolari di Palazzo Diedo, a Venezia, un pavimento magenta accoglie i visitatori in un’atmosfera sospesa nel tempo. Sei ore di spettacolo, tratte dal romanzo di Samuel Beckett, si trasformano in un’esperienza che sfida ogni convenzione teatrale. La compagnia Gare St. Lazare Ireland, insieme a Berggruen Arts & Culture, ha dato vita a un evento vivo, aperto: si entra, si esce, ci si perde in un fango primordiale, fatto di parole spezzate e silenzi densi. Non è solo teatro. È un intreccio di musica, luce e spazio, un corpo che pulsa con la voce degli attori, capaci di restituire la crudezza e la poesia di Beckett, senza sconti.
Negli anni Sessanta, in un periodo di grande sperimentazione, Beckett scrisse “How It Is”. Pubblicato per la prima volta in francese nel 1961, poi tradotto in inglese, il testo è un mosaico di frammenti dove la narrazione si perde, lasciando spazio a un’esistenza sospesa e faticosa. L’autore aveva pensato inizialmente al titolo “Pim”, poi giocò con le parole francesi “Comment c’est” e “Commencez” , richiamando l’inizio senza fine di una storia sospesa.
Il romanzo si divide in tre parti che raccontano un percorso esistenziale: un io narrante senza volto striscia nel fango, trova in questo ambiente una strana forma di nutrimento e persino piacere. Poi arriva Pim, compagno inquieto immerso nello stesso pantano. Infine Pim se ne va, lasciando il protagonista solo davanti al vuoto, all’abbandono e al cambiamento inevitabile dopo ogni perdita. Beckett usa una lingua essenziale, fatta di frammenti e ripetizioni, per raccontare un’identità spezzata che cerca di ritrovarsi nel caos.
La versione veneziana di “How It Is” non è un normale spettacolo teatrale. Al secondo piano di Palazzo Diedo, l’evento si sviluppa in sei ore di performance immersiva. Michael Craig-Martin, artista visivo, ha trasformato lo spazio con pennellate di magenta su pavimenti, totem e sedute. Questo colore, a metà strada tra il rosso e il viola, cambia con la luce e l’atmosfera, creando un ambiente carico di emozioni che si muove insieme alle parole e ai suoni.
L’allestimento mette in dialogo la geometria minimalista dell’architettura veneziana con un coinvolgimento sensoriale profondo. Il sound design di Mel Mercier e le luci di Simon Bennison aggiungono tensione e ambiguità, trasformando ogni angolo in un luogo vivo. Lo spettatore non è rinchiuso, ma può muoversi liberamente, entrare e uscire, oppure lasciarsi catturare dall’incessante flusso delle parole.
La voce di Beckett si distribuisce tra Conor Lovett e Stephen Dillane, attori che si alternano per dare vita all’io narrante. Dillane, noto soprattutto per “Il Trono di Spade”, qui si mette al servizio del testo con una recitazione essenziale e profonda, scavando ogni parola. Entrambi giocano con timbri e intensità per restituire la frammentarietà e la sospensione della prosa beckettiana. La lingua è l’inglese originale, per mantenere intatto il ritmo e il respiro dell’opera.
Sul fronte musicale, Caoimhín Ó Raghallaigh, musicista irlandese di primo piano, intreccia la musica con parole e immagini, creando un dialogo che amplifica il senso di immersione. La musica non accompagna solo, ma diventa parte integrante dell’esperienza, trasportando chi ascolta oltre il tradizionale spettacolo teatrale.
Judy Hegarty Lovett, regista da tempo legata alla compagnia Gare St. Lazare Ireland e profonda conoscitrice di Beckett, ha portato in scena il romanzo con un taglio radicale. Da più di undici anni studia “Come è”, cercando modi sempre nuovi per restituire la complessità del testo. Per lei la sfida è stata rinunciare al personaggio tradizionale, per puntare a una rappresentazione essenziale di spazio, tempo e identità.
Lovett parla di un lavoro basato sull’invenzione continua, una ricerca che dissolve i confini tra attore, testo e pubblico. La sintassi spezzata, la fusione di suono, luce e movimento, rompono le regole del teatro classico. Lo spettacolo evoca un presente già passato, un tempo che oscilla tra presenza e assenza, restituendo a Beckett quel “luogo” dove il significato nasce dalla frammentazione.
L’appuntamento è al secondo piano di Palazzo Diedo, in Fondamenta Trapolin 2386 a Venezia, sotto la direzione di Berggruen Arts & Culture. La performance dura fino a sei ore e offre la possibilità di entrare e uscire quando si vuole, creando così un’esperienza su misura. Questo permette a chi assiste di scegliere se immergersi a lungo o osservare solo qualche frammento.
Lo spettacolo sarà in scena fino al 21 giugno 2026, dando tempo per scoprire questa originale versione di Beckett. Un’occasione rara per incontrare un romanzo che diventa performance e installazione, unendo arte visiva, teatro e musica dentro un contesto storico che aggiunge fascino e profondità. Palazzo Diedo si trasforma così in un luogo dove l’esistenzialismo di Beckett si fa esperienza concreta, capace di parlare a chiunque varchi la soglia.
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