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Maurizio Galimberti celebra i 50 anni di Novecento di Bertolucci con Polaroid uniche a Guastalla

“Novecento” di Bernardo Bertolucci compie cinquant’anni. Il film, un affresco potente e intenso della storia italiana, resiste al tempo senza perdere la sua forza. Ora, Maurizio Galimberti, fotografo comasco noto per i suoi mosaici di Polaroid, ne offre una rilettura originale. Non con parole, ma con immagini: scatti che ricompongono volti e momenti, come tessere di un grande puzzle visivo. La cornice è il Palazzo Ducale di Guastalla, stesso luogo dove Bertolucci girò alcune scene. Qui, “CinquantaNovecento” non è solo una mostra, ma un dialogo a distanza tra passato e presente, tra cinema e fotografia, tra memoria e attualità.

L’album di Angelo Novi e la nuova vita data da Galimberti

Tutto parte dal ritrovamento di un album fotografico di Angelo Novi, il fotografo di scena scelto da Bertolucci durante le riprese di “Novecento”. Quel volume è pieno di Polaroid originali che catturano momenti, volti e ambientazioni con una forza unica. Galimberti ha deciso di intervenire su quelle immagini, lavorandole con il suo stile fatto di frammentazioni e ricomposizioni. Il risultato è un bianco e nero intenso che amplifica l’emozione di quei ricordi.

La scelta di tenere la mostra proprio al Palazzo Ducale non è casuale. Qui Bertolucci girò diverse scene, e riportare i visitatori in quegli stessi spazi aiuta a far rivivere la storia raccontata dalle immagini. Si crea così un legame stretto tra cinema, territorio e memoria, che prende corpo nelle fotografie rielaborate da Galimberti.

Novanta scatti per raccontare un’epoca e i suoi volti

In mostra ci sono novanta fotografie che vanno ben oltre i ritratti dei protagonisti famosi: Robert De Niro, Gérard Depardieu, Burt Lancaster, Dominique Sanda, Stefania Sandrelli, Donald Sutherland. Emergono soprattutto le storie umane e sociali che Bertolucci ha raccontato: le lotte contadine, le campagne emiliane, la violenza del fascismo, la difficile strada verso la liberazione e la dignità.

Galimberti mette al centro la fragilità, dando all’opera una nuova chiave di lettura. I bambini, presenti in molte immagini di Novi, diventano simboli di resilienza, testimoni di una vitalità che resiste nonostante le difficoltà di quegli anni. Ogni scatto si trasforma così in un archivio vivo, carico di storia e sentimento.

Fotografia, arte e memoria: un dialogo aperto

“CinquantaNovecento” è parte di un percorso più ampio che Galimberti porta avanti da anni, lavorando sulle icone del Novecento senza cristallizzarle in musei o archivi. Le sue immagini diventano strumenti di narrazione, capaci di confrontarsi con la storia dell’arte e della fotografia contemporanea.

Accanto alle Polaroid, la mostra ospita il celebre ritratto di Bernardo Bertolucci scattato da Galimberti alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2003, oltre a un docufilm prodotto da Regie d’Autore e Corsiero Editore che approfondisce il lavoro dell’artista.

Un ulteriore sguardo arriva dalla giovane fotografa Giorgia Ortalli, che risponde con immagini e riflessioni ai temi del film, portando così la voce delle nuove generazioni in questo confronto aperto.

L’evento non è solo un modo per celebrare i cinquant’anni di “Novecento”. È una riflessione sull’energia delle immagini, capaci di attraversare i decenni e continuare a parlare al presente. Bertolucci aveva fissato su pellicola sogni, lotte, paure e speranze di un secolo cruciale. Galimberti li fa rivivere a modo suo, ricordandoci che certi sguardi non si perdono mai davvero, ma tornano sempre, vivi e potenti.

La mostra resta aperta fino al 4 ottobre nel cuore di Guastalla, pronta a guidare chiunque voglia immergersi in un viaggio tra cinema, arte e storia, fatto di Polaroid scomposte e memorie ritrovate.

Redazione

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