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Studenti IED a Firenze celebrano Aby Warburg con la mostra Pathos Formulas: un viaggio negli archivi tra arte e memoria

Nel cuore di Firenze, l’ex Teatro dell’Oriuolo si anima di un’energia insolita. Non si tratta di una semplice mostra: è un’immersione profonda nell’archivio, visto non come un deposito polveroso, ma come un organismo pulsante. Pathos Formulas prende vita qui, trasformando la memoria in un ponte verso il futuro. È un dialogo vivo tra forme e gesti, ispirato a un pensiero antico, quello di Aby Warburg, reinterpretato con freschezza da giovani studenti di arte e design. Le immagini, lontane dall’essere statiche, si muovono nel tempo, cariche di emozioni nuove, pronte a sorprendere chi le guarda.

Aby Warburg e l’eredità che parla ancora oggi

Aby Warburg, storico dell’arte tedesco, aveva un’idea ben chiara: le immagini non sono mai “finite”, non sono semplici testimonianze immobili. Il suo Atlante Mnemosyne è un archivio visivo che vive di connessioni, di rimandi continui tra epoche lontane. Per Warburg, le immagini si muovono nel tempo, mantengono una loro energia, una loro “vita”. Oggi, in un mondo sommerso da archivi digitali e immagini che si moltiplicano senza sosta, questa intuizione è più viva che mai.

Da qui nasce Pathos Formulas, che riflette sul ruolo degli archivi nell’arte contemporanea. La curatrice Francesca Gavin — storica e critica nota — interpreta la “pathosformel” come quella traccia di gesti ed emozioni che attraversa i secoli senza spegnersi. Il progetto mette in luce il rapporto tra memoria storica e immagini attuali, un legame che si nutre dell’era digitale, dell’intelligenza artificiale. E Firenze, città che ha visto l’attività di Warburg, diventa la cornice perfetta per questa riflessione: un passato che non smette di parlare al presente.

La forza di un lavoro collettivo tra giovani creativi

Una delle caratteristiche più evidenti di Pathos Formulas è la sua natura collaborativa. Diciassette studenti provenienti da diverse sedi del Gruppo IEDFirenze, Milano, Roma, Barcellona — hanno lavorato insieme, portando con sé linguaggi e competenze diverse. Fotografi, stilisti, illustratori, sound designer e graphic designer hanno mescolato idee, creando contaminazioni ricche e spesso inaspettate.

Il risultato sono sette progetti collettivi, due individuali e una traccia sonora che accompagna tutta la mostra. La pubblicazione che affianca l’esposizione si presenta come un archivio aperto, pronto a crescere con nuovi contributi. Molti di questi studenti si sono conosciuti proprio qui, in questo percorso intenso di scambio che ha superato confini geografici e disciplinari. «Relazione tra persone, tra discipline, tra memoria e futuro» — così sintetizza Benedetta Lenzi, direttrice di IED Firenze, il cuore del progetto.

Sette lavori per raccontare il pathos in tante forme

Ogni opera in mostra dà voce a una diversa “formula del pathos”. Living Gesture traduce il movimento del corpo in un percorso digitale che si evolve nel tempo, un ponte tra fisicità e tecnologia. Sublime Terrain fonde il Romanticismo tedesco con le forme morbide dell’Ottocento, sospendendo il corpo in una dimensione di trasformazione e decadenza.

Fragile Movement si concentra sulla metamorfosi del corpo, con il tessuto che diventa seconda pelle, custode di identità. In Memory Silhouette emerge la tensione tra l’immagine costruita socialmente e il suo inevitabile decadimento. Seamless Forms si ispira all’architettura decostruttivista, evocando corpi e oggetti in continuo movimento.

Fallen Angel prende spunto dall’angelo caduto di Dante, simbolo di fragilità e cambiamento. Modern Antoinette reinventa Maria Antonietta con uno sguardo contemporaneo, esplorando il rapporto tra lusso, desiderio e eccesso. A fare da filo conduttore, il sound design di Temporal Sound crea una memoria acustica che amplifica il senso di continuità e trasformazione.

Il progetto editoriale Archive Transparency traduce il pensiero di Warburg in una pubblicazione stratificata, aperta a molteplici letture e connessioni.

Il futuro di Pathos Formulas: un archivio che si reinventa

Pathos Formulas non vuole solo guardare indietro o replicare modelli del passato. Qui la storia è viva, dialoga con il presente. Gli studenti non sono stati chiamati a fare una copia di Warburg, ma a scoprire cosa del passato risuona nel loro presente. Così il passato non è un museo da conservare intatto, ma un tessuto di emozioni, immagini e ricordi da cui nascono nuove storie.

Dopo Firenze, il progetto si prepara a una nuova tappa: dal 22 al 25 ottobre una selezione della mostra sarà ospitata nella sezione Ultra REF del Romaeuropa Festival, dedicata a sperimentazioni artistiche e contaminazioni tra linguaggi. Un’altra occasione per far vivere questo archivio in continuo fermento, che continua a reinventarsi e a portare nuove forme di espressione.

Redazione

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