Dopo anni di silenzio, la Fontana Igloo di Mario Merz torna a zampillare nel cuore di Torino. Nel mezzo dello spartitraffico tra Corso Mediterraneo e Corso Lione, quell’installazione iconica, spenta e senza acqua da troppo tempo, si è finalmente risvegliata. A dare l’annuncio è stato il sindaco Stefano Lo Russo, visibilmente soddisfatto per il completamento del restauro. Da oggi, la fontana torna a vivere ogni giorno, dalle 8 del mattino a mezzanotte, regalando nuova luce e movimento a uno degli angoli più suggestivi della città.
Inaugurata nel 2002, la Fontana Igloo fa parte del progetto di riqualificazione della Spina Centrale, un intervento che ha cambiato volto a Torino coprendo il vecchio passante ferroviario sotterraneo. Questo lavoro ha superato l’isolamento creato dalle ferrovie, trasformando uno spazio di confine in un luogo vivo. L’opera di Merz si inserisce in questo contesto come un punto di riferimento artistico e sociale. La struttura è una cupola rivestita in pietra, illuminata da scritte al neon rosse che indicano i punti cardinali, affiancata da una grande vasca rettangolare con canne inclinate capaci di spruzzare getti d’acqua.
Negli ultimi anni, purtroppo, la fontana è rimasta spenta. Senza acqua e senza luce, si è trasformata in un simbolo di come le opere pubbliche possano essere trascurate. Le polemiche sui costi di manutenzione non sono mancate: nel 2025 il Comune aveva previsto una spesa tra i 30mila e i 70mila euro per un restauro completo, valutando anche il coinvolgimento di sponsor privati per sostenere economicamente l’intervento. Ora, dopo tanto tempo, la fontana torna a funzionare, restituendo vita a un pezzo importante della storia artistica torinese.
La Fontana Igloo non è un caso isolato. È una delle tre opere nate dal progetto “Artecittà. 11 artisti per il Passante Ferroviario”, promosso dal Comune di Torino nel 1995. Un’iniziativa ambiziosa, curata da Rudi Fuchs e Cristina Mundici, che puntava a intervenire sull’asse urbano formato dalla copertura della ferrovia dismessa. Undici artisti di fama internazionale furono chiamati a creare installazioni permanenti per segnare il volto nuovo della città.
Alla fine, però, furono realizzate solo tre opere: oltre alla Fontana Igloo di Merz, ci sono l’“Albero Giardino” di Giuseppe Penone nel Giardino Caduti di Cefalonia e Corfù e “Opera per Torino” di Per Kirkeby in largo Orbassano. Questi lavori dimostrano come l’arte contemporanea possa inserirsi nel tessuto cittadino, sorprendendo e dialogando con chi la vive ogni giorno. La Fontana Igloo resta tra i simboli più forti di questo impegno culturale legato alla trasformazione di Torino.
Mario Merz, nato a Milano nel 1925 ma cresciuto a Torino, è stato uno dei protagonisti dell’arte povera, movimento nato alla fine degli anni Sessanta. Gli artisti di questa corrente usavano materiali semplici e oggetti di uso quotidiano per opporsi alla produzione industriale e al consumismo, creando opere di grande forza visiva e concettuale. Dal 1968 in poi, l’igloo è diventato il segno distintivo di Merz: un simbolo carico di significati archetipici, che rappresenta il rifugio primordiale, il nomadismo, il legame tra uomo e natura.
La Fontana Igloo di Torino porta queste idee nel cuore della città, unendo acqua, luce al neon, pietra e la forma della cupola in un’opera poetica e viva. Un’installazione capace di interagire con lo spazio pubblico e chi lo attraversa. Merz ha avuto successo a livello internazionale, con mostre in musei come il Guggenheim di New York, dove nel 1989 ha avuto una retrospettiva. La sua morte a Torino nel 2003 ha lasciato un’eredità importante, visibile nelle sue opere sparse per la città e oltre.
La riapertura della Fontana Igloo segna un passo importante: non solo un ritorno alla vita per un’opera attesa da tempo, ma anche un rilancio della memoria di Merz e della qualità dell’arte pubblica a Torino.
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