La Biennale Teatro di Venezia ha acceso la scena con un’energia nuova, rompendo schemi e confini. La 54ª edizione si è distinta per un’apertura che va ben oltre il classico teatro occidentale. Sul palco, culture lontane si sono incontrate, con un particolare richiamo all’Oriente, dando vita a spettacoli che mescolano danza, musica dal vivo, coreografie e narrazioni in modi mai visti prima. Il pubblico ha vissuto un’esperienza intensa, fatta di contaminazioni audaci e scenari inediti. I riconoscimenti hanno raccontato questa voglia di innovazione: il Leone d’Oro è andato a Emma Dante, la regista siciliana che ha saputo tracciare un percorso potente e coerente. Il Leone d’Argento, invece, ha premiato Mario Banushi, regista e coreografo greco-albanese, simbolo di una creatività fresca e coraggiosa. E, a conferma di questo spirito, Willem Dafoe è stato riconfermato direttore artistico, a garantire continuità e visione internazionale.
Tra le presenze più interessanti della rassegna spiccano le due produzioni della compagnia indipendente Bumi Purnati Indonesia. Fondata nel 2007 a Giacarta, questa realtà teatrale si impegna a conservare il patrimonio culturale indonesiano, mescolandolo però con la ricerca artistica contemporanea. Il risultato sono spettacoli che fondono tradizione e innovazione, riscoprendo la ricchezza della letteratura e delle storie dell’Indonesia.
Il primo, Under the Volcano, diretto da Yusril Katil con la drammaturgia di Rhoda Grauer e la collaborazione di Restu Imansari Kusumaningrum, prende le mosse da un poema di Muhammed Saleh, autore di Sumatra. Racconta l’eruzione del vulcano Krakatoa nel 1883, una tragedia che ha stravolto la vita del villaggio. Lo spettacolo ricostruisce quel senso di normalità che regnava prima della catastrofe, usando una coreografia delicata e simbolica con piatti di ceramica. Tra musica dal vivo, canto e acrobazie sospese, si muovono scale di legno che diventano muri o tombe, creando un’atmosfera sospesa fra realtà e rituale teatrale. Una commistione di arti che dà vita a un racconto universale, poetico, dove il fatalismo si fa attivo, non rassegnato.
Il secondo, The Tale of Boat, si ispira a Syair Perahu, un testo malese del XVI secolo firmato dal poeta mistico sufi Hamzah Fansuri. La regia di Sri Qadariatin intreccia musica, danza e narrazione per portare in scena gli hikayat, antiche storie epiche cantate e raccontate. Qui si mescolano passato e presente, mito e storia personale, creando un piccolo universo di emozioni antiche e senza tempo. La combinazione dei diversi linguaggi rende la performance un’esperienza coinvolgente, capace di superare barriere linguistiche e culturali.
Nel programma della Biennale Teatro 2026 l’India è stata rappresentata da Sharmila Biswas, nota danzatrice e coreografa specializzata nella danza Odissi, forma classica nata nel nord-est del paese. La sua ultima creazione, Mischief dance: A Journey Through Rhythm and Spirit, si articola in quattro capitoli che esplorano la complessità e la bellezza di questa disciplina.
Sul palco Biswas è stata anche narratrice, presentando con naturalezza i momenti dello spettacolo e introducendo gli interpreti, che hanno eseguito coreografie dense di significati spirituali e simbolici. La danza Odissi si è rivelata ponte tra sacro e profano, naturale e soprannaturale, guidando il pubblico in un viaggio di emozioni calibrate tra tensione e leggerezza. L’esperienza ha regalato un senso di serenità e profondità, con ritmo e spirito che si sono intrecciati in un dialogo intenso ma familiare.
Spazio anche ai giovani drammaturghi italiani under 30 con il progetto Biennale College Teatro Drammaturgia, che punta a far emergere nuove voci e linguaggi nel teatro contemporaneo. Due testi sono stati presentati in mise en lecture, mettendo a fuoco le tensioni e i disagi di una generazione alle prese con un mondo incerto.
Bruna Bonanno, autrice catanese, ha affidato il suo aka Jolly Roger alla compagnia Motus, che ha curato regia e messa in scena. Il testo parla di ribellione e crisi identitaria, con un linguaggio teatrale potente e fuori dagli schemi. Dall’altra parte, Bacio sogno autodistruzione di Davide Pascarella, talento campano, è stato diretto da Alessandro Businaro, giovane direttore artistico del Teatro Stabile del Veneto. Racconta il disagio di chi è cresciuto tra videogiochi e un’apparente sicurezza economica, ma si sente isolato e senza terreno fertile per realizzare sogni e cambiamenti. Entrambi i lavori restituiscono un ritratto generazionale forte e autentico, lontano da cliché.
La 54ª Biennale Teatro si è chiusa con un annuncio molto atteso: Willem Dafoe sarà ancora il direttore artistico della sezione Teatro per il biennio 2027-2028. La decisione, presa dal Consiglio di Amministrazione guidato da Pietrangelo Buttafuoco, premia il lavoro svolto dall’attore e regista statunitense nelle due edizioni finora curate, molto apprezzate da pubblico e critica.
Dafoe ha ringraziato per l’opportunità, sottolineando che il teatro è “un’arte totale” capace di creare esperienze collettive intense. Il suo approccio, libero da preconcetti e da obiettivi rigidi, ha dato nuova linfa al Festival, aprendo spazi a linguaggi e forme espressive diverse. Ha ribadito l’importanza di mantenere viva la creatività del teatro, senza dimenticare la sua dimensione di evento condiviso.
La conferma di Dafoe segna la volontà della Biennale di proseguire sulla strada dell’apertura culturale e della sperimentazione, consolidando Venezia come punto di riferimento internazionale per il teatro contemporaneo e multidisciplinare.
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