Quando il colore diventa un’energia pulsante, capace di trasformare lo spazio intorno a sé. È questa la cifra distintiva delle opere di Chiara Gambirasio, artista bergamasca nata nel 1996 e con base a Mapello. Non si tratta di semplici pennellate o campiture statiche: il colore nelle sue creazioni vibra, si sposta, si fa materia viva. I suoi frequenti spostamenti tra città e paesaggi europei alimentano un dialogo incessante tra luce, materia e osservatore. Il risultato? Interventi che sfidano e dialogano con ambienti urbani e naturali, dando forma a quel concetto di “Kenoscromìa” — una parola che racconta il colore nel suo continuo fluire e nel vuoto che lo accoglie.
“Kenoscromìa” è una parola coniata da Gambirasio per descrivere la sua pratica: un mix di “keno”, che significa vuoto, e “cromìa”, colore. Per lei, il colore non è una massa immobile, ma un evento che cambia nel tempo. È il risultato di un incontro tra la materia, la luce che la attraversa, chi la osserva e il tempo che trasforma ogni percezione. Il vuoto, in questo quadro, non è mai assenza, ma uno spazio pieno di possibilità, un elemento attivo dove la vibrazione del colore può emergere e farsi sentire.
La sua ricerca nasce da una condizione di sospensione, un “stare in mezzo”, che richiama la figura di Mercurio, simbolo alchemico di equilibrio fra cielo e terra. Da qui parte per osservare, mettere in relazione e armonizzare forze diverse, creando un equilibrio delicato tra ciò che è tangibile e ciò che è immateriale. Nel suo lavoro si percepisce il desiderio di un “fare pulito”, senza sprechi o elementi lasciati a metà. I processi creativi sono lunghi, intrecciati, a volte casuali, ma sempre guidati da una consapevolezza che riconosce il proprio peso e la propria influenza.
Il vuoto è un tema ricorrente anche nelle installazioni di Gambirasio, molte delle quali realizzate in spazi aperti dal 2021 a oggi. Tra queste ricordiamo “Spaesaggio” a Londa , “Farsi Eruttare Altrove” a Latera , “Terre D’Istanti” a Mapello e “Ammiraggio” sul Monte Stivo . Qui il vuoto non è solo uno spazio fisico, ma un invito a partecipare, a entrare in una dimensione immaginativa. Colore, forma e posizione diventano strumenti per far emergere questa presenza invisibile. L’arte di Gambirasio si fa così un confronto diretto con il paesaggio e con chi lo vive.
L’artista racconta come il vuoto possa essere “abitato” grazie a un rapporto profondo con il tempo e la materia. Ogni opera mette in gioco una tensione fra presenza e assenza, tra definito e indefinito, regalando un’esperienza che va oltre la forma immediata e si allunga nello spazio condiviso. Questo processo non segue regole fisse, ma si adatta continuamente alle condizioni ambientali, atmosferiche e sociali.
Il lavoro di Gambirasio si basa su una disciplina che va oltre la tecnica: è un “fare bene” fatto di gesti precisi, senza lasciare scarti inutili. Sa quanto siano importanti le regole, soprattutto nell’arte pubblica dove il rapporto con il luogo e le persone porta con sé variabili sempre nuove. Ma questa struttura non diventa mai un limite rigido. Al contrario, l’artista mantiene la flessibilità, consapevole che i principi che guidano un’opera possono cambiare con nuove scoperte o esperienze.
Il suo approccio ricorda la scienza: ogni verità è provvisoria, pronta a essere superata o integrata. Nelle sue installazioni questa apertura permette di sovrapporre livelli diversi di significato e di trasformare continuamente lo spazio. La consapevolezza di questa instabilità diventa parte fondamentale del processo creativo, aprendo la porta a una molteplicità di interpretazioni e a una relazione viva con il pubblico.
Uno dei concetti chiave nel lavoro di Gambirasio è la “sentazione”, un’idea che unisce pensiero e sentimento nell’atto stesso della creazione, senza distanze fra intenzione e gesto. Così, ogni pennellata o movimento non è solo tecnica, ma lascia trasparire l’energia che sta dietro.
La sentazione è un’immersione totale nel presente, dove il controllo lascia spazio a un dialogo vivo con il materiale, il colore, la luce e il vuoto. Questo momento si estende anche nella relazione tra opera, spazio e spettatore, allargando quel frammento unico e irripetibile che dà vita all’arte a un’esperienza condivisa.
Chiara Gambirasio si conferma così una voce originale nel panorama contemporaneo, con una ricerca che si muove tra materia, assenza e percezione. I suoi interventi sono attenti all’ambiente, al corpo e alla trasformazione del reale. Nel 2024 e 2025 il suo lavoro continuerà a incontrare nuovi luoghi e comunità, mostrando quella capacità di restare sospesa tra possibilità e realtà concreta dell’opera.
Nel 2024, la tv italiana cambia volto Nel 2024, la tv italiana cambia volto. Non…
Nel cuore di Bergamo, tra i vicoli stretti e il rumore attutito della città, c’è…
A Sorgefri Torv, una periferia silenziosa di Copenaghen, il suono si fa protagonista. Tra boschi…
Il bronzo di Gianfranco Meggiato prende vita in una cornice inedita: la boutique BVLGARI di…
Il 24 giugno 2026, BolognaFiere si trasformerà in un alveare di idee e scoperte. Torna…
Dieci anni fa, Civitacampomarano era un piccolo borgo come tanti, quasi nascosto tra le colline…