A Sorgefri Torv, una periferia silenziosa di Copenaghen, il suono si fa protagonista. Tra boschi e caffè nascosti, fino al 27 giugno 2026, questo angolo defilato si trasforma in un palcoscenico vibrante. Nine Days of Green, spinto dall’energia del Sonic Museion – Museum of Sound Art, non è un semplice festival. È un invito a riscoprire il quartiere, ascoltandolo con attenzione diversa, quasi come se la periferia stessa raccontasse una nuova storia.
Nine Days of Green non è un evento come gli altri. È un esperimento che mette il suono al centro, per rivitalizzare un’intera periferia. Spazi simbolo come la piazza principale, l’ex biblioteca pubblica, la storica libreria Greens Boghandel, ma anche negozi vuoti e passaggi pedonali, si animano diventando una sorta di “biblioteca sonora diffusa”. Qui, abitanti e visitatori sono invitati a perdersi in un mix di ascolto, arte e comunità. Installazioni, performance, passeggiate sonore e incontri quotidiani spezzano la monotonia urbana e trasformano luoghi spesso trascurati in spazi vivi e condivisi.
Il progetto si ispira a “Nine Evenings: Theatre and Engineering” del 1966, un noto esperimento interdisciplinare di New York, ma con un taglio tutto suo: qui il dialogo tra suono, ambiente e memoria punta a rinnovare il territorio e a creare innovazione sociale. La tecnologia passa in secondo piano, lasciando spazio a un’arte sonora che vede il quartiere stesso come un’opera collettiva. Camminare, incontrarsi, ascoltare diventano così azioni artistiche. L’obiettivo è semplice ma ambizioso: riscoprire il suono come strumento per ridisegnare gli spazi pubblici e trasformarli in luoghi di partecipazione attiva.
Al centro del festival c’è l’idea di una “sound library”, una biblioteca sonora aperta a tutti. Vari punti d’ascolto con archivi, grammofoni, cuffie e opere sonore invitano a una pratica di ascolto attivo, che diventa un modo nuovo di condividere conoscenza. Questa idea vuole rompere con la tradizionale immagine della biblioteca, spostando l’attenzione dalla lettura visiva all’esperienza uditiva.
Una delle installazioni più suggestive è “Look, I Am Listening. Sonic Museion / Sound Art Library”, ospitata in uno spazio commerciale del quartiere. Qui il pubblico è invitato a sedersi e lasciarsi avvolgere da una raccolta temporanea di arte sonora. Il semplice gesto di ascoltare diventa così un momento collettivo e quasi meditativo, un assaggio di quel che potrebbe essere un museo dedicato interamente al suono. Nel frattempo, la stazione radio temporanea The Sound Library on Air 98.0 FM trasmette in diretta conversazioni, suoni ambientali, interventi artistici e riflessioni dei visitatori, portando la “biblioteca sonora” fuori dai confini fisici e verso un pubblico più vasto.
Questa esperienza mette in luce quanto il suono possa essere fondamentale per raccontare e rigenerare i luoghi urbani, diventando un filo invisibile che lega la comunità al proprio ambiente quotidiano.
Il programma del festival è ricco e variegato. Sul palco si alternano artisti di caratura internazionale come Mogens Jacobsen, Frank Ekeberg, HC Gilje e Jana Winderen, mentre le serate DJ Relay offrono percorsi musicali ricchi di sperimentazione sonora.
Non mancano workshop guidati da esperti come Anna Nacher, Lílian Campesato, Robertina Šebjanič e Leena Lee, che accompagnano il pubblico in percorsi di ascolto consapevole e esplorazioni sensoriali. Simposi pubblici approfondiscono temi legati a suono, ambiente, archivi e nuove forme culturali per il futuro.
A impreziosire l’evento, opere commissionate appositamente a artisti come Antye Greie-Ripatti, Carl Michael von Hausswolff, Luz María Sánchez, Maia Urstad, Nina Helledie e Tilda Zsemberovszky creano un paesaggio sonoro in continuo mutamento, capace di rompere gli schemi tradizionali e coinvolgere il pubblico in un’esperienza immersiva.
Il festival celebra i settanta anni di Sorgenfri Torv con una proposta che vuole essere il primo passo verso una riflessione più ampia sul museo del domani: uno spazio che nasce dalla vita quotidiana, dall’ascolto e dai legami che attraversano la città, trasformando gesti ordinari in momenti di dialogo culturale profondo.
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