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Collettiva Giovani Artisti 108 alla Bevilacqua La Masa di Venezia: Arte Innovativa nella Laguna della Biennale

Sono 37 le opere scelte per la 108ª Collettiva Giovani Artisti, un evento che da oltre cento anni illumina il talento emergente a Venezia. La Fondazione Bevilacqua La Masa, attiva sin dal 1908, riapre le porte della Sala del Camino, nel complesso monumentale dei SS. Cosma e Damiano in Giudecca, per dare voce ai giovani under 30 del Triveneto. Pittura, scultura, installazioni, video e performance si intrecciano in uno spazio carico di storia, a pochi passi dalla Biennale. Un’occasione che conferma come questa rassegna sia un passaggio obbligato per chi vuole farsi strada nel panorama artistico contemporaneo.

Una selezione severa per dare voce ai giovani talenti del Triveneto

Sono state oltre 320 le candidature da 190 artisti in gara. A scegliere i 46 lavori esposti è stata una giuria composta da storici dell’arte, curatori e accademici, che ha operato una selezione rigorosa e di qualità. Il risultato è una varietà di opere tutte fortemente ancorate al presente, ma con un taglio personale e sperimentale. L’allestimento, curato da Stefano Coletto, sfrutta al meglio la dimensione raccolta della sala, creando un dialogo intenso tra linguaggi e materiali diversi. La collettiva diventa così un’occasione preziosa per scoprire le nuove tendenze artistiche della regione e offre ai giovani una reale chance di farsi conoscere. In occasione dell’inaugurazione sono stati annunciati tre premi di acquisto: la fondazione acquisterà le opere vincitrici, garantendo un riconoscimento concreto e un supporto economico con un premio da 3000 euro e due secondi premi da 2000 euro ciascuno.

Le opere premiate: tra innovazione e riflessioni sulla città e la contemporaneità

Il primo premio va a “Playground” di Duccio Cappelletti, un’installazione che affronta il tema della città come spazio di vita e potere. L’artista usa un tapis roulant da gioco, tipico dell’infanzia, su cui scorrono strade e costruzioni abitate da piccoli mezzi come un elicottero e un carro armato. L’opera si distingue perché non ha una forma fissa: la disposizione degli elementi cambia continuamente, mettendo in luce la natura instabile e sempre in trasformazione dello spazio urbano. Questa continua mutazione crea una sensazione di inquietudine, “come se la città non potesse mai essere definita una volta per tutte.”
Il secondo premio è andato a “Cantabile”, un video di sei minuti realizzato da Maurizio Segato ed Evelyn Roh nei Paesi Bassi. Il filmato mostra gli strumenti musicali automatici del Speelklok Museum di Utrecht: un pianoforte che suona da solo, senza nessun esecutore. L’opera mette in discussione la presenza umana nell’atto creativo, trasformando l’assenza in protagonista e aprendo una riflessione sull’automazione e la ripetibilità della musica.
Il terzo premio è stato assegnato a “Eterno Ardente” di Daniel Bresolin, un lavoro che gioca su contrasti visivi e concettuali. Su una tavola coperta di carta da parati, al centro c’è un piccolo arazzo in ceramica deformato, risultato di una cottura che avrebbe dovuto distruggerlo. L’arazzo resiste, circondato da un motivo che richiama il calore, sfidando così le leggi della distruzione e simboleggiando una resistenza al tempo e ai processi naturali. Questa opera parla di persistenza e cambiamento, suggerendo che ciò che sembra destinato a consumarsi può invece cristallizzarsi.

Installazioni da non perdere: potere, fragilità e trasformazione

Oltre ai lavori premiati, la mostra propone altre opere che meritano attenzione. Tra queste, la ceramica smaltata di Sebastiano Pallavisini, che esplora un immaginario legato all’ordine matriarcale dei cinghiali. La figura centrale, una matriarca, è frammentata da piccoli cinghiali che emergono dal volto, raccontando in modo viscerale il potere, la sua decadenza e il passaggio delle responsabilità.
Da segnalare anche “Jenga Logistics” di Gioele Provenzano: una torre di scatole di cartone impilate fino a sfiorare la trave del soffitto. Realizzata con materiali usa e getta, questa struttura è un monumento fragile che parla di accumulo e instabilità del nostro sistema globale.
Stefano Tolusso invece presenta un’opera sospesa: una portiera di Ford Fiesta da cui pende un arazzo con l’immagine di un topo schiacciato. Il topo qui ha un doppio significato, quello del dominio che schiaccia il più debole e quello della lotta dell’uomo contro la morte e le pestilenze che il roditore ha sempre simboleggiato.
Queste installazioni arricchiscono la mostra con spunti visivi e concettuali che approfondiscono temi come il potere, il degrado e la trasformazione sociale.

Venezia tra mostre e fermento culturale

La collettiva della Bevilacqua La Masa rimarrà aperta in Giudecca fino al 28 giugno 2026, mentre Venezia continua a essere un punto di riferimento internazionale per l’arte con altri eventi di rilievo. Tra questi “Komorebi – Where Light Finds Form” al The St. Regis Venice, inaugurato in concomitanza con la Biennale Arte, che esplora il ruolo della luce nell’arte contemporanea.
Allo stesso tempo, “We Rise by Lifting Others” di Marinella Senatore si svolge a La Casa di The Human Safety Net, un progetto che coinvolge le comunità locali attraverso laboratori e partecipazione diretta, puntando sull’arte con impatto sociale.
A Palazzo Bonvicini, la mostra “Penelope – Her Journeys” offre un racconto al femminile tra viaggi e interpretazioni.
Palazzo Grassi ospita fino a gennaio 2027 una doppia personale di Michael Armitage e Amar Kanwar, due protagonisti dell’arte contemporanea internazionale.
Infine, alla Galerie Negropontes, va avanti il ciclo “Uno sguardo su Brancusi” per il centocinquantenario della nascita di Constantin Brancusi, con appuntamenti sia a Parigi che a Venezia.
Questo ricco calendario conferma la vivacità e la varietà del panorama culturale veneziano, dove tradizione e innovazione si incontrano ogni giorno, alimentando il fermento creativo della città.

Le mostre del 2026 a Venezia raccontano la pluralità dell’arte contemporanea, con un’attenzione particolare ai giovani artisti. La Fondazione Bevilacqua La Masa, con la sua lunga storia dedicata alla promozione dei talenti emergenti, resta un punto di riferimento fondamentale, offrendo spazi concreti di confronto e crescita sia agli artisti che al pubblico.

Redazione

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