Alberto Savinio non si lascia incasellare. Sono oltre settanta le opere riunite alla Pinacoteca Agnelli di Torino, un mare di immagini e segni che raccontano un artista in costante movimento. Nato tra Atene e Roma, Savinio ha costruito la sua identità lontano dall’ombra ingombrante del fratello Giorgio de Chirico, cercando una via tutta sua. La mostra, intitolata Souvenir, è più di un semplice omaggio: è un viaggio nella memoria, un intreccio di mito, vita e arte che sfida i confini del tempo e delle categorie. Qui si respira un’idea di modernità che ancora oggi sorprende e incanta.
La Pinacoteca Agnelli, che festeggia quasi un quarto di secolo di attività, dedica a Savinio uno sguardo approfondito curato da Sarah Cosulich e Pietro Rigolo. L’allestimento non si limita a raccontare la sua vita attraverso le immagini, ma punta a mettere in luce il profilo di un creativo che ha attraversato diversi linguaggi. Savinio cominciò presto come musicista: a soli 15 anni la casa editrice Ricordi acquistò i diritti per una sua composizione. La pittura invece arrivò più tardi, intorno ai 35 anni, eppure rimase sempre un mezzo fondamentale. Negli ultimi anni si avvicinò anche alla scenografia, senza mai abbandonare la pittura, che per lui era un canale privilegiato di espressione.
La mostra non segue un ordine cronologico tradizionale, ma si sviluppa attraverso temi che illuminano momenti chiave della sua produzione. Si guarda in particolare agli anni dal 1926 al 1933, quando Savinio torna in Italia dopo il soggiorno parigino, e alla fase successiva al secondo conflitto mondiale. Parallelamente, si mette a confronto il suo lavoro con quello del fratello Giorgio, più famoso ma meno incline alle sperimentazioni e alle contaminazioni che caratterizzarono invece Savinio.
Le opere in mostra provengono da musei, istituzioni e collezioni private di tutto il mondo, offrendo un quadro ampio e dettagliato della sua ricerca artistica. Al centro del suo lavoro ci sono temi ricorrenti: il mito e la classicità, la famiglia e l’infanzia intesa come un paradiso perduto, e il manichino, simbolo caro a Savinio che racchiude riflessioni sul corpo umano e sul suo significato.
Il suo immaginario si popola di figure mostruose, come in Bataille de Centaures , di attese femminili, e di universi isolani. Il richiamo al divino si trasforma in immagini che mescolano elementi preistorici, statue classiche e simboli personali. La sua formazione musicale e la passione per la scrittura, con opere come Ermafrodito , influenzano profondamente il suo modo di intendere l’arte come un processo che supera i confini tra le discipline.
Savinio stesso parlava di un “dilettantismo” consapevole, non superficiale, ma aperto a esplorare senza chiudersi in un solo mezzo espressivo. Musicista, scrittore, intellettuale, traduttore e scenografo, fu un artista che si muoveva “di arte in arte” per costruire una propria identità senza barriere.
Il viaggio e la memoria sono due fili che attraversano tutta la vita dell’artista. Nato in Grecia e cresciuto tra Italia e altri paesi europei, Savinio si muove tra culture con una curiosità che si riflette nelle sue opere. A Parigi entra in contatto con Cocteau, Apollinaire e i surrealisti, ma mantiene sempre un atteggiamento critico, prendendo le distanze da alcune teorie, in particolare quelle legate alla psicanalisi e all’onirismo.
Al centro della sua poetica resta la memoria: la ritroviamo nei ritratti di famiglia, negli oggetti come i “giocattoli” colorati e modulari, protagonisti di lavori come Monumento ai giocattoli o Isola dei giocattoli . Questi elementi evocano un passato mitico e personale, che si mescola con la classicità appresa nell’infanzia greca.
Il dolore e il lutto, vissuti prematuramente – Savinio perse la sorella e il padre quando era giovane – trovano espressione in immagini intense come Niobe , che racconta la maternità attraverso il simbolo del pellicano, emblema di sacrificio. La sua tecnica preferita è la tempera, che associa a un rigore rinascimentale, in contrapposizione all’olio, considerato da lui una “tecnica gotica” meno nobile. Dietro ogni opera c’è una cura minuziosa, con disegni preparatori che si ritrovano anche nelle sue illustrazioni per pubblicazioni culturali.
Tra le novità della mostra spiccano i “collage dipinti” di Savinio, come Promenade Pompéienne , dove si mescolano colore, disegno e materiali vari come garze e merletti. Questa tecnica anticipa tendenze che saranno centrali nell’arte del Novecento, segno della sua ricerca di un linguaggio ibrido e nuovo.
In opere come Couple et enfant Savinio unisce fotografie di famiglia con immagini di statue classiche e riferimenti preistorici, creando un intreccio di tempi e significati. Per lui il mondo è una scena teatrale da ricostruire, un gioco di “copie di copie” che oscilla tra realtà e rappresentazione, anticipando idee che oggi definiremmo postmoderne.
Il suo interesse per l’ibridazione tra uomo e animale rompe il dualismo classico e propone un’esistenza più fluida, meno centrata sull’uomo, anticipando riflessioni attuali su genere ed ecologia. Pur essendo cresciuto nel clima del movimento metafisico, Savinio mantenne una posizione autonoma, aprendo strade nuove nel panorama artistico internazionale.
Negli ultimi anni Savinio si concentra su atmosfere più cupe, con figure sospese tra sogno e realtà. Dipinti come Il monumento alla musica e Bal de Tetes , l’ultima opera prima della sua morte, mostrano un autore capace di una poetica profonda e inquietante.
La Pinacoteca Agnelli, con la sua capacità di offrire letture fresche e aggiornate, mette in luce in Savinio temi di grande attualità: l’identità, il rapporto tra corpo e natura, la fusione di generi e forme, anticipando riflessioni contemporanee su queerness e superamento delle categorie tradizionali.
La sua pittura si presenta come un codice complesso, in continuo divenire, capace di sintetizzare passato e futuro. La mostra è quindi non solo un’occasione per ammirare opere di grande valore storico e artistico, ma anche per riflettere su come memoria e simboli possano aiutarci a ripensare il presente. Dal 30 ottobre 2026 al 4 aprile 2027, la Pinacoteca Agnelli di Torino invita il pubblico a questo viaggio insolito nella vita e nell’arte di Alberto Savinio.
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