Nel cuore di Firenze, tra le mura dell’ex Teatro dell’Oriuolo e gli ambienti contemporanei della Strozzina, prende vita “The Ballad of the Blue Kind” di Benni Bosetto. Cinque personaggi emergono da un intreccio di suoni, disegni e installazioni, ognuno portatore di una storia segnata dalla solitudine. Non si tratta di una semplice mostra: è un’esperienza che dà voce a un sentimento spesso invisibile, ma qui reso concreto, quasi tangibile. Un racconto che si svela lentamente, tra immagini e melodie, svelando le molteplici sfumature dell’isolamento umano.
Dietro a questo progetto c’è una collaborazione nata nel 2021 tra l’Istituto Europeo di Design e la Fondazione Palazzo Strozzi. Un lavoro che mescola ricerca, formazione e produzione culturale, pensato soprattutto per gli studenti del master in Curatorial Practice 2025-2026. L’obiettivo? Farli calare nella realtà concreta di allestire una mostra, non solo teoria ma pratica vera, con incontri diretti con l’artista e un percorso curatorio condiviso. Si sperimenta, si prova, si costruisce insieme, passando da esposizioni a performance.
Con “The Ballad of the Blue Kind”, gli studenti hanno messo mano allo studio e alla definizione dell’opera, aiutando a mettere in piedi un percorso che attraversa diversi linguaggi senza seguire un racconto lineare. Hanno scavato nelle ispirazioni letterarie, cinematografiche e artistiche di Bosetto, dando vita a un progetto a più strati e sfaccettato.
Al centro ci sono cinque personaggi, un mix di autobiografia e archetipi. Ognuno racconta una faccia diversa della solitudine, attraverso canzoni, disegni, musiche e scenografie. È un immaginario che oscilla tra ciò che conosciamo e ciò che inventiamo, una partitura in cui le voci si alternano creando un racconto corale, a volte dolce, a volte amaro.
Alla Strozzina, questi personaggi diventano protagonisti di una performance che si rifà al musical. Le loro storie si snodano in una serie di canzoni, ognuna con un’esperienza personale, mettendo in luce contrasti e punti in comune. La solitudine qui non è mai una sola cosa: è dolore per una perdita o per un isolamento, ma anche scelta consapevole per ritrovare autonomia e conoscenza di sé. La performance esplora queste sfumature senza preferire una versione piuttosto che un’altra, lasciando che siano le voci e le emozioni a raccontare il tutto.
Nel cuore dell’IED Firenze, l’ex Teatro dell’Oriuolo ospita un’altra faccia dell’opera. Qui Bosetto fa uscire il disegno dal suo tradizionale spazio piatto, dandogli volume e nuova vita nello spazio. Le immagini dialogano con l’architettura, occupano gli ambienti e invitano chi guarda a muoversi con attenzione, a entrare dentro un’esperienza immersiva.
L’installazione diventa così un luogo di incontro tra corpi, immagini e sguardi, superando l’idea dell’opera come semplice oggetto da ammirare. Questo approccio multidisciplinare amplia il tema della solitudine, riconoscendo la sua complessità e varietà di espressioni, lasciando spazio a tante possibili interpretazioni.
A curare il progetto sono Daria Filardo, coordinatrice Arte di IED Firenze, e Martino Margheri della Fondazione Palazzo Strozzi, con il supporto degli studenti del master in Curatorial Practice 2025-2026. Gli studenti hanno lavorato a stretto contatto con Bosetto, contribuendo a definire la struttura curatoria di una mostra che unisce ricerca e linguaggi diversi.
A completare l’esperienza, una pubblicazione che racconta e approfondisce il percorso creativo e curatoriale, offrendo un ulteriore strumento per capire meglio il lavoro. “The Ballad of the Blue Kind” sarà aperta al pubblico da inizio autunno fino alla fine dell’anno, regalando a Firenze uno sguardo originale su un tema universale: la solitudine, vista attraverso il dialogo tra arte contemporanea, performance e spazio espositivo.
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